Lecce, il capoluogo di una Regione che non c’è
di Tiziana Leopizzi
Il Salento è una “regione” che non esiste, ma la sua identità è fortissima. Occupa proprio il tacco dello Stivale e si affaccia sui due mari che si incontrano dando luogo a uno spettacolo da non perdere…
Il territorio vanta una storia fin dal Paleolitico, 80.000 anni fa. Erodoto dice che il Salento si deve ai coloni cretesi della citta di Salenzia, e la leggenda narra che sia stato fondato intorno al 1200 a.C. per opera di tale Malennio scampato alla distruzione di Troia e di Lictio Idomene, re di Creta, che diede poi il nome a Lecce.
Tutti vogliono darle i natali, Erodoto riporta l’origine in Re Sale dei Messapi, un’altra propende per il latino salum — penisola — o ancora dai coloni cretesi originari di Salenzia, ma altri la fissano in un’epoca precedente alla caduta della Città di Troia, per favore Sybar, ad opera dei Messapi, un popolo colto e coeso e per fortuna importanti testimonianze ce ne parlano al museo archeologico di Lecce.
La città, capoluogo del Salento, è ricca di storia, frutto delle tanta culture diverse che nel corso dei secoli si sono avvicendate, nel bene e nel male, su questo territorio.

Un’impresa raccontarla… ma entriamo in città per cercare di percepirne il poliedrico carattere. Passiamo da Porta Rudiae, che con Porta Napoli e Porta S. Biagio è sopravvissuta agli eventi del passato, mentre Porta S. Martino purtroppo fu distrutta nell’800. Questi gli accessi nella poderosa cinta muraria voluta, così come il Castello, dall’ imperatore Carlo V, a baluardo dei Saraceni .
Oltrepassata la Porta siamo nella ex via Rudiae ora Libertini, un’arteria pedonale che confluisce poi in via di Corso Vittorio in centro; ci accoglie con una luce che le dona un che di surreale, quasi magico….Merito della pietra leccese, tenera e dorata, privilegiata da sempre dall’edilizia locale.
Intanto sulla destra si spalanca Piazza del Duomo, una piazza chiusa, un palcoscenico gigantesco le cui “quinte” sono costituite dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Campanile alto più di 70 metri, progettato da Giuseppe Zimbalo nel 1682 e dalla cui sommità si vede l’Albania, l’Episcopio con il suo elegante loggiato e il Palazzo del Seminario, Sede del Museo Diocesano di Arte Sacra, uno dei tanti Musei di Lecce. Uno spettacolo che cambia in continuazione, dal giorno alla notte.

Usciamo emozionati da tanta bellezza e ci troviamo in centro… un centro città vero, che pullula di negozi chic che sfoggiano firme internazionali, accanto botteghe di alto artigianato, dalla cartapesta, in cui sono maestri, alla ceramica di messapica memoria, ai famosi pasticciotti, i tarallucci, il latte di mandorle. Non si contano i ristoranti, le locande, bar, librerie, hotel, cartolerie affascinanti e abitazioni, cosa sempre più rara al giorno d’oggi nelle città d’arte come Lecce, ma non è questo il luogo di analizzare i tanti perché.
Proseguiamo tra un brulichio di gente curiosa che si avvicenda allegramente tra le tante attività che fervono.
Fiancheggiamo palazzi storici, dal ‘500 fino al Liberty, Chiese bellissime tra cui spiccano S.Matteo con la rarissima facciata concava, S. Chiara, S.Marco, con il celebre Leone di Venezia sul portale e vedremo poi perché, gioielli incastonati nel tessuto urbano e all’improvviso Santa Croce! ormai de facto l’emblema della Città, dove il barocco grazie a Carlo V diventò un genere architettonico di respiro internazionale. Le emozioni si susseguono ma basta girare un angolo e inaspettatamente entriamo in una dimensione atemporale, dove il silenzio, dorato naturalmente, ci avvolge e cattura.

Cerchiamo di percepire la Città con questa spruzzata di storia.
Sconfitti da Roma, ne assimilarono in buona parte gli usi. I Romani che chiamavano il Salento Calabria, trasformarono la Lupiae messapica in un florido municipio dotandolo di importanti edifici pubblici come il Teatro e l’Anfiteatro romano, edificati sulle preesistenti mura messapiche che ancora oggi insistono nel cuore della Città con Piazza Sant’Oronzo.
Dopo la caduta dell’impero romano, ufficialmente nel 476 ma de facto avvenuta con i tre atroci saccheggi di Roma, del 387 ad opera dei Galli e dei Visigoti nel 410, 455 i Vandali, termine rimasto nel nostro lessico, il Salento passò sotto il controllo dei Bizantini per 5 secoli. La Città iniziò un declino dato il clima di incertezza politica per le continue guerre. Fu contesa dagli Ostrogoti con Teodorico che creò il Regno d’Italia, poi i Goti, i Longobardi, ancora i Bizantini, ma si salvò dai Saraceni, che fecero sfracelli invece a Otranto, ancora Svevi Angioini e con la conquista dei Normanni, ad opera di Carlo V Asburgo che sconfisse l’impero Romano d’Oriente e la nomino Contea, divenne capoluogo del Salento. Certi dell’appoggio papale, nel volgere di pochi anni i Normanni estesero i loro domini. Nel 1091 termina la conquista della Sicilia e Ruggero è nominato Gran Conte di Sicilia. * Così iniziò il vero e proprio Rinascimento Salentino che rese Lecce un’importante città. Poi con gli Aragonesi ne1463 sotto il Regno di Napoli, diventando capoluogo di Terra d’Otranto sviluppò traffici commerciali coi mercanti di mezzo mondo. Profondo il rapporto con Venezia tanto che ebbe come sindaco il veneziano Piero Mocenigo a cui si deve il Palazzo del Seggio che abbellisce Piazza S. Oronzo, dedicata al Santo Patrono che la salvò dalla peste, e la Chiesetta di San Marco con il celebre Leone Alato della grande Repubblica Veneziana.

Dal 1463 sotto il Regno di Napoli, Lecce acquistò sempre più importanza fino a diventare un vivo centro culturale che sviluppò traffici commerciali coi mercanti di mezzo mondo. Solo con l’Unità d’Italia tornò centrale l’architettura e la Città si espanse fuori le mura, nacquero interi quartieri e numerose opere pubbliche in stile neoclassico, neomoresco e neogotico.
Qui un rapido excursus di ciò che ci aspetta a Lecce oltre a quanto già citato : Il Castello di Carlo V , il Palazzo dei Celestini, uno scrigno pieno di tesori, il Museo Castromediano, il MUST, la Fondazione Biscozzi Rimbaud, la Fiermontina, la Società Operaia di Mutuo Soccorso e le sorprese che ci riserva anche il solo passeggiare tra queste vie dorate.
Non solo Lecce ma anche tutto il Salento ha una propria storia che si differenzia anche da quella dei coinquilini in Puglia, a partire dalle origini greche e chiudere il cerchio con il dialetto più simile al siciliano che a quello pugliese.
Mi piace concludere cosi, ricordando il Regno d’Italia degli Ostrogoti IV secolo d.C.* ben prima del Regno d’Italia da Nord a Sud, con questa lettera di Teodorico Re d’Italia agli ebrei genovesi,non certo uno stinco di santo, ma certamente illuminato:
“Il vero segno della civilitas è l’osservanza della legge. È questo che rende possibile la convivenza comunitaria, e che separa gli uomini dai bruti. Siamo lieti di accettare le vostre richieste di rinnovo dei privilegi garantiti a voi in precedenza…e “Non possiamo imporre una religione, perché nessuno può essere obbligato a credere contro la propria volontà”.
- Regno ostrogoto, anche noto come il Regno d’Italia (in latino Regnum Italiae),[2] venne fondato dal popolo germanico degli Ostrogoti nella penisola italiana e nelle zone confinanti tra il 493 e il 553. In Italia gli Ostrogoti subentrarono a Odoacre, il padrone de facto dell’Italia che aveva deposto l’ultimo imperatore d’Occidente nel 476. La penisola venne quindi organizzata in 17 distretti, con a capo dei governatori che avevano ampi poteri fiscali, giuridici e civili; tutti costoro rispondevano del proprio operato direttamente al prefetto del pretorio, che risiedeva a Ravenna e che era di nomina regia.

La penisola venne quindi organizzata in 17 distretti, con a capo dei governatori che avevano ampi poteri fiscali, giuridici e civili; tutti costoro rispondevano del proprio operato direttamente al prefetto del pretorio, che risiedeva a Ravenna e che era di nomina regia.