L’Eclissi del Focolare: Verso una Metafisica della Rigenerazione Sociale
Matteo Iorio e Alessandro Galvani
Dall’ontologia della relazione al deserto dell’individualismo: riflessioni teologico-sociali sulla resistenza del focolare cristiano nell’epoca della modernità liquida
Nel panorama ontologico della tarda modernità, assistiamo a una progressiva e sistematica erosione del nucleo primigenio dell’essere sociale: la famiglia. Se l’ordine del creato si manifesta attraverso una gerarchia di amore e di generazione che trae la sua linfa vitale dal Logos incarnato, la società contemporanea sembra aver intrapreso una traiettoria di auto-dissolvimento antropologico. Essa predilige il simulacro dell’individuo assoluto, sradicato e autoreferenziale, alla concretezza della relazione feconda e del sacrificio oblativo. Questa deriva non è meramente una fluttuazione sociologica, ma riflette una crisi spirituale di proporzioni cosmiche, in cui l’uomo, dimentico della sua scaturigine divina e della sua vocazione all’eterno, tenta disperatamente di riedificare una Torre di Babele sulle sabbie mobili del relativismo etico e di una tecnocrazia nichilista che riduce il mistero della vita a pura funzione biologica o merce di scambio.
La famiglia non è un mero contratto giuridico, né un’aggregazione funzionale di atomi isolati dettata da necessità materiali; essa è, per sua natura istitutiva, un’icona vivente del Mistero Trinitario e una società naturale con diritti propri e originari. È l’istituzione pre-politica per eccellenza, la “piccola chiesa” che custodisce il segreto della continuità della specie e la trasmissione della Verità attraverso i secoli. Tuttavia, sotto l’egida di un progresso che si nutre di astrazioni ideologiche e di una retorica dei diritti slegati da ogni dovere verso il Creatore, le fondamenta del focolare domestico vengono scosse da venti dottrinali impetuosi. Questi mirano a ridefinire l’umano stesso, svuotandolo della sua sacralità originaria per renderlo plasmabile secondo i desideri di un mercato onnivoro o di un’ingegneria sociale senza Dio. In questo scenario di deserto antropologico, la chiamata del credente e dello studioso non può che essere quella di un ritorno alle fonti: un ripristino dell’armonia primordiale tra natura e grazia che sola può garantire la fioritura delle generazioni a venire.
Considerando dunque la necessità imperativa di restaurare un ordine sociale che non sia ostile alla missione salvifica della famiglia, ma che ne riconosca la regalità e la centralità architettonica, appare evidente come la società contemporanea sostenga la famiglia? L’interrogativo sorge spontaneo e dolente poiché viviamo in tempi in cui, gli stili di vita e il pensiero dominante nella società contemporanea, sembrano ostacolare la famiglia e, di conseguenza, la vita. Non possiamo parlare di vita senza famiglia: ogni vita nascente, per entrare nel mondo ha bisogno di un padre e di una madre (questioni elementari che al tempo odierno, per alcuni, appaiono straordinarie). Il compito genitoriale non si esaurisce con la generazione della prole, ma ad una generazione fisica è correlata un’educazione integralmente umana, spirituale e dottrinale del figlio. Ogni vita nascente ha diritto di nascere e di essere educata dalle preziose cure materne e paterne. La famiglia oggi, come ben sappiamo, è attaccata da diverse ideologie, le quali, con modalità subdole e tentatrici, provano ad imporre una cultura liquida, woke, gender e transessuale. Oltre alle diverse ideologie imperanti, la
famiglia, nella sua concretezza quotidiana, si trova a dover interagire con conti da far quadrare, con figli da dover accudire e con una freneticità in cui districarsi e sopravvivere. Non sono sicuramente pochi i genitori che si trovano a dover scegliere tra la carriera e la famiglia; tra il lavoro e i figli; tra la cura dei propri anziani o la delega a professionisti esterni. È possibile che non vi possa essere un’armonia tra tutto ciò che concerne la famiglia? La società contemporanea, nelle sue strutture e nei suoi ritmi, facilita e promuove un’apertura alla vita? Nel nostro tempo le famiglie sono incoraggiate ad essere numerose e prospere? Le famiglie che, lodevolmente e meravigliosamente, si aprono alla numerosità della prole, il più delle volte si trovano a dover fare scelte e sacrifici consoni a garantire quella numerosità di figli che è fiore e speranza per il futuro del mondo (ricordiamo che la prosperità di figli, nella tradizione cattolica, è giustamente vista come una benedizione divina). Ora, in situazioni ordinarie, la famiglia, il più delle volte, si trova materialmente e ideologicamente ostacolata nell’aderire a costituire una grande e felice famiglia numerosa.
Con questo non si vogliono porre alibi rispetto all’alto progetto di fare scelte famigliari (con l’aiuto di Dio) che mettano al primo posto l’amore di Dio e quindi la famiglia, l’apertura alla vita e l’amore reciproco. Il cristiano è un libero figlio di Dio ed è chiamato a lasciarsi trasformare nel modo di pensare, al fine di discernere la volontà di Dio; rifiutando di conformarsi alla mentalità di questo mondo (cfr Rm 12, 2). L’uomo, in primis, è chiamato ad affidarsi a Colui che tutto può; rifiutando di omologarsi all’andamento del mondo contemporaneo se questo è contrario alla dottrina divina. Così come l’uomo è chiamato a conformarsi sempre più a Cristo, così anche la società è chiamata a rinnovarsi affinché in essa sia manifesta la regalità di Cristo, con i relativi benefici che ne conseguono. La società deve porre le fondamenta affinché le famiglie abbiano il diritto di essere famiglie, i figli abbiano il diritto di nascere, le madri possano essere madri e i padri possano essere padri. Una società che non facilita lo sviluppo di sante famiglie è una società che ha perso la bussola. Il consumismo, per esistere, necessita di acquirenti che consumano e per consumare ci vuole il bisogno di ciò che si consuma. Così, la società contemporanea, prolifica di bisogni superflui alimentati da diverse forme di “creazione dei bisogni”. La (falsa) rivoluzione sessantottina ha illuso la donna di essere felice se emancipata, portandola ad inseguire vane chimere di realizzazione sociale, indipendenza e di “self made-girl”. Tale (falsa) rivoluzione in diversi casi ha portato a ridurre l’emancipazione in mercificazione del corpo, la realizzazione in assenza di amore, l’indipendenza in solitudine e il “self made-girl” in auto-distruzione. Dimenticandosi, in tutto ciò, che nella semplicità di un focolare domestico illuminato dalla presenza di Cristo, si trova la gioia della semplicità e la pace della famigliarità. La società contemporanea, vittima un po’ del consumismo e del sessantotto (oltre che di altri tanti modernismi, purtroppo), in un qualche modo, purtroppo, è un po’ figlia di tali culture.
Cosa fare, quindi? Nessuno qua vuole proporre soluzioni immediate a problemi complessi, ma alcune piste si possono delineare. Sicuramente, ogni famiglia, nelle sue scelte, nel suo agire e nel suo vivere è chiamata a conformarsi alla Sacra Famiglia di Nazaret: modello e guida per ogni membro famigliare. Ogni nucleo è chiamato ad affidarsi al Padre di misericordia affinché sia guida e custode della propria famiglia. In tutto ciò, si possono delineare cammini e proposte che facilitino le famiglie a vivere al meglio la propria vocazione. Una pista, di cui si parla nel libro di Alessandro Galvani (“Vita comunitaria tra famiglie. Proposta e sogno per il domani” ; Tau Editrice; Todi; 2025) può essere quella della fraternità tra famiglie: vi sono alcuni esempi e
casi di nuclei che, in un modo o nell’altro, hanno scelto di organizzarsi tra loro strutturando forme di vita comunitaria tra famiglie. Oltre ad una condivisione del cammino di fede, tali forme di fraternità offrono modalità di aiuto reciproco e condiviso. In quest’ottica la singola famiglia non si trova “abbandonata” nella grande impresa di svolgere le necessità tipiche di una vita famigliare, ma si ritrova sostenuta, facilitata e materialmente aiutata da una comunità fraterna di altre famiglie di cui è parte e con cui condivide un serio e profondo cammino. Tale prospettiva, in certi casi, comporta una scelta di vita radicale; in altri casi, invece, vi possono essere forme di vita comunitaria più “leggere”, le quali garantiscono una maggiore distanza tra i vari nuclei famigliari. In tali realtà il fine non dev’essere la vita comunitaria in sé stessa, ma il supporto e la valorizzazione del matrimonio. In questo senso la comunità è a servizio della famiglia. Attraverso scelte come queste, dal punto di vista pragmatico, risulta più facile vivere una totale apertura alla vita e un assolvimento delle cure reciproche all’interno del nucleo famigliare, senza dover ricorrere all’ausilio di professionisti e servizi esterni per le necessità di cure famigliari.
Tale prospettiva non deve illudere rispetto ai diversi rischi che possono sussistere all’interno di forme di vita comunitaria tra famiglie. Se ci pensiamo già nella famiglia con figli, per sua natura, è insita una doppia dimensione: quella genitoriale e quella coniugale. Entrambe le dimensioni, in un qualche modo, necessitano di stare in una dimensione armonica e ordinata. Aggiungendo la dimensione comunitaria (mediante l’apporto di altre famiglie) s’innesterebbe un terzo aspetto non di poco conto. Senza dover per forza andare in determinate realtà, nella concretezza della quotidianità tante famiglie cattoliche potrebbe valutare la possibilità di fraternizzarsi, organizzandosi in forme di sostegno reciproco e di profonda amicizia famigliare. Lasciando che Cristo e non altro sia il collante e il fondamento di tali relazioni.
Fonti
- Bibbia di Gerusalemme, Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 12,2.
- Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (21 novembre 1964), n. 11 (la famiglia come “chiesa domestica”).
- Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2201-2206 (La famiglia cristiana).
- Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris Consortio, sui compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo (22 novembre 1981).
- Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, cap. V, “La famiglia, cellula vitale della società” (2004).
- Alessandro Galvani, Vita comunitaria tra famiglie. Proposta e sogno per il domani, Tau Editrice, Todi, 2025.