“Leopardi nel cuore”: a tò Kalòn l’originale operazione poetica di Antonio Sabetta tra riflessione esistenziale e ricerca critica

di Anna Stomeo
Giovedì 16 Aprile 2026 alle ore 19.00, a Martano (Lecce), presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, in via Marconi 28, si parlerà di Giacomo Leopardi in una serata particolare, in cui tutti i presenti saranno sollecitati a cercare un grande classico, come Leopardi, nel proprio cuore, lì dove lo ha lasciato la memoria o, più probabilmente, l’analogia delle emozioni e dei sentimenti. E la voglia di comunicare passioni e ragioni.
“Leopardi nel cuore” è, infatti, il titolo che Antonio Sabetta, poeta e ricercatore solitario, intellettuale sensibile e attento ai mutamenti dell’umano, sottile facitore di versi che scoprono l’eterno, ha dato ad un piccolo libro autoprodotto artigianalmente, un piccolo cadeau per incrociare un interlocutore e parlagli di sé, attraverso Leopardi e con Leopardi. Un’occasione personale e profonda di riflessione comune, che si traduce in momenti di autentico lirismo, vissuto intensamente con consapevolezza e spirito critico.
Un’esperienza intima di scrittura poetica che incontra il mondo filosofico di Leopardi e lo coltiva con passione e precisione, raccontandolo in versi e in brevi prose critiche.
È in una dimensione occasionale, ma intensa che ho conosciuto Antonio Sabetta e che ho letto i suoi versi, con stupore e meraviglia. Veramente, ho pensato, si può scrivere di sé indossando Leopardi come una seconda pelle? Annullandosi nelle sue “parole” per farle emergere, nuove e non dette, in lingue che non gli appartengono, ma lo contengono, in giochi linguistici luminosi e personali?
Quasi un’eresia, per quanto piacevole, che, però, subito si ricompone in un ragionamento e in una riflessione. Il ragionamento coincide con la comprensione della particolare sensibilità poetica di Antonio Sabetta, il quale sa riassorbire e filtrare i versi di Leopardi, facendone una sorta di riferimento esistenziale, attraverso cui guardare la propria vita e la propria poesia.
La riflessione riguarda le infinite possibilità di lettura, e di scrittura, che un grande classico, come Leopardi, offre a ciascuno di noi, sfiorando un’attualità che chiama in causa non solo la condizione umana in generale, ma il qui ed ora della “social catena”, della solidarietà umana come ancora di sopravvivenza e di speranza.
Leopardi ci attrae non solo perché attraversa la fragilità delle nostre vite, ma anche perché ci apre le porte dell’analisi critica e filosofica, perché ci invita a pensare oltre gli stereotipi del “libro” e del linguaggio, oltre il fatidico “spazio letterario”, secondo la definizione di Maurice Blanchot, cioè oltre quel vuoto creativo in cui l’autore sembra tacere per lasciar parlare l’opera, smettendo di essere l’unico “io” di riferimento.
Operazioni di riscrittura e di riflessione critica, come questa che compie Antonio Sabetta, nelle sue solitarie poesie leopardiane pubblicate per pochi amici, sembrano confermare proprio questo approccio, solo apparentemente paradossale, in cui il grande Classico rinuncia a far parlare di sé per far parlare il lettore, che, a sua volta, si fa poeta.
Ci sono, così, molti modi di “fruire” un Classico e di amarlo nella contemporaneità. Sabetta, con i suoi versi in simbiosi con quelli di Leopardi, ci offre una trama discorsiva personale e autentica per comprendere l’attualità del genio di Recanati. Personale perché filtrata attraverso una lettura “accorata” dell’opera di Leopardi, autentica perché aperta alle infinite possibilità creative e meditative dell’immaginario individuale e collettivo sull’universo poetico leopardiano e sul suo messaggio etico.
L’incontro si articolerà in momenti convergenti e trasversali di lettura poetica e narrazione, di comparazione letteraria e di esposizione performativa, in un dialogo con l’Autore attento a ribaltare gli stereotipi e le false suggestioni e a riconquistare, con spirito critico e umiltà conoscitiva, quel pezzo di “Infinito” che Leopardi magistralmente ci ha indicato.