IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

L’origine del Teatro Greco  – I temi affrontati nelle rappresentazioni ed i luoghi

Di Giovanni Teresi

I Greci sono giustamente considerati gli inventori della tragedia e della commedia, due tipi di spettacolo nati all’interno di antiche tradizioni popolari e diventati successivamente forme importanti del loro patrimonio culturale. Da allora, tra le ‘usanze comuni’ a tutti i Greci, ricordate dallo storico Erodoto, avevano certamente un posto rilevante gli spettacoli teatrali.

Dai loro tempi a oggi, il teatro è considerato un aspetto fondamentale della vita umana, un’esigenza esistenziale prima ancora che culturale. Inoltre, tragedie e commedie greche sono regolarmente rappresentate, ai giorni nostri, in molti paesi del mondo. Altre culture del pianeta, per esempio la giapponese e la cinese, hanno avuto un loro ‘teatro’, nato indipendentemente da quello greco, ma quest’ultimo è giustamente considerato l’origine di una nuova forma espressiva che si è perpetuata per due millenni nel cosiddetto ‘mondo occidentale’.

Teatro greco di Taormina

Ad Atene, soprattutto a partire dall’età del tiranno Pisistrato, le rappresentazioni teatrali divennero oggetto di particolare cura da parte delle autorità pubbliche e ottennero un tale successo da diffondersi rapidamente in tutto il mondo greco. Per comprendere quanto le rappresentazioni fossero considerate parte essenziale della vita civica, basta considerare il fatto che esse erano organizzate e gestite dalle autorità cittadine nel quadro delle feste in onore del dio Dioniso (le Grandi Dionisie). In quell’occasione gareggiavano tre tragediografi, ciascuno con tre tragedie (oltre a uno spettacolo chiamato ‘dramma satiresco’), e cinque commediografi, ciascuno con una commedia, per un totale di nove tragedie, tre drammi satireschi, cinque commedie: un programma imponente, che impegnava gli spettatori (ovvero quasi tutti i cittadini) per varie giornate consecutive. Di questa immensa produzione teatrale ci è rimasta una parte minima ma di altissimo livello artistico, legata soprattutto ai nomi dei tragediografi Eschilo, Sofocle ed Euripide (tutti del VI-V secolo a.C.) e del commediografo Aristofane (V-IV secolo a.C.).

I temi affrontati nelle tragedie attingevano soprattutto al grande repertorio mitico dei Greci, utilizzato tuttavia per trattare i sentimenti universali degli esseri umani: l’amore, l’odio, la morte, il legame e i conflitti tra genitori e figli, il tradimento, la fedeltà.

Non c’era risvolto dell’animo umano che non trovasse spazio nella tragedia greca. Non mancavano rari casi di tragedie il cui argomento trattava la storia più recente, come i Persiani di Eschilo: ambientata a Susa, la capitale dell’impero persiano al tempo di Serse, questa tragedia del 472 a.C. è il più antico testo teatrale a noi pervenuto, e narra le vicende finali della Seconda guerra persiana.

In origine, ad Atene, le rappresentazioni si svolgevano nell’agorà, ma nella prima metà del V secolo a.C. esse furono trasferite sul versante meridionale dell’Acropoli, che per la sua conformazione costituiva una sorta di auditorium naturale. L’area fu successivamente dotata delle gradinate per gli spettatori e delle altre strutture (l’orchestra, la cavea, la scena) caratteristiche degli edifici teatrali. Come nel caso di altri edifici tipici dell’architettura greca, anche il teatro s’impose con una sua forma canonica, che ritroviamo ripetuta in tutte le regioni segnate dalla presenza dei Greci. Le stesse forme architettoniche si ritrovano nelle città romane, che presero dai Greci la passione per il teatro. Agli spettacoli assisteva una media di 15.000-20.000 spettatori. L’ingresso costava due òboli, l’equivalente del salario giornaliero di un operaio. Per rafforzare questo carattere di massa, Pericle introdusse il theorikòn (‘contributo per gli spettacoli’), una sovvenzione che consentiva anche ai cittadini poveri di accedere al teatro.

La selezione delle opere da rappresentare era affidata all’arconte epònimo (il magistrato che dava il nome all’anno), che prendeva in considerazione non solo le qualità artistiche ma anche i contenuti. Si esercitava in tal modo una sorta di censura preventiva, che escludeva messaggi contrari all’orientamento politico dominante. Ma il controllo non era rigido e la personalità dei singoli arconti poteva allargarne o restringerne le maglie. In questo modo il teatro (e soprattutto la commedia) lasciava spazi importanti al dissenso politico. Il dissenso delle piccole minoranze, che nell’assemblea non avrebbe trovato attenzione o sarebbe stato sommerso dalle reazioni della maggioranza, si manifestava a teatro in un’atmosfera d’intensa partecipazione emotiva, che accomunava tutti. L’importante era che, manifestando i propri sentimenti (l’entusiasmo come la riprovazione, il riso come il pianto), i cittadini si riconoscessero parti di uno stesso universo, comunicassero, socializzassero.

Gli argomenti delle tragedie erano le forti passioni dell’animo umano, vissute da eroi e personaggi mitici, mentre i temi delle commedie erano tratti dalla vita quotidiana e raccontati in modo ironico e giocoso, lasciando spesso spazio al dissenso politico. I luoghi deputati alle rappresentazioni erano delle aree gradinate, adatte ad ospitare un grande pubblico e provviste di caratteristiche fisiche e acustiche che le rendessero degli auditorii naturali.

Giovanni Teresi

Nelle immagini: Teatro Greco, Teatro greco di Siracusa, Teatro di Taormina

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