“Lotto Marzo” a tò Kalòn con Chiara Verardi e il suo romanzo “La Radiofante”: un omaggio alle Tabacchine del Salento

di Anna Stomeo
Sabato 7 Marzo alle ore 18.30 al Centro Culturale tò Kalòn, a Martano (Lecce) in via Marconi 28, si celebra la Festa delle Donne con un romanzo originale e coinvolgente di testimonianza e di memoria, La Radiofante di Chiara Verardi (Edizioni Grifo 2025): una storia realistica e reale, che l’Autrice ci racconta con limpidezza ed eleganza, senza artifici stilistici e con grande passione, immergendoci in un mondo passato ed estremamente privato, ma anche pubblico e necessariamente storico.
Raccontare è fondamentale per riconoscersi in una comunità e contribuire a costruirla, e “lotto marzo” è uno dei momenti canonici per farlo, unendo la passione narrativa a quella della memoria storica della lotta per l’emancipazione, con la quale ancora ci misuriamo.
È per questo che il romanzo e la scrittura di Chiara Verardi ci sono apparsi estremamente opportuni per celebrare la giornata dell’otto marzo a tò Kalòn, in uno spirito di comunità e di solidarietà di cui, in questi tempi, si avverte un particolare bisogno.
Chiara Verardi è una matematica e una fisica, discipline che da sempre insegna nei licei con competenza e diletto, ma è anche una scrittrice collaudata, avendo al suo attivo, oltre a racconti autobiografici inediti, altre pubblicazioni di diaristica di viaggi, poesia e soprattutto il romanzo La casa sulla ferrovia (Edizioni Grifo 2021), con il quale ha vinto nel 2023 il premio Ronzoni per la narrativa.
Con questo nuovo romanzo, La Radiofante, Chiara ci consegna un pezzo di vita salentina autentica, vissuta e rivissuta attraverso le immagini e le parole, densa di richiami autobiografici, ma anche di suggestioni storiche e antropologiche, che aprono squarci di vita fondamentali e mai rimossi nella storia dell’emancipazione femminile salentina.
La protagonista del romanzo, Nina, è una tabacchina “vera”, non solo perché personaggio reale, ma perché incarna gli aspetti e i valori tipici di una categoria lavorativa che, come afferma lo storico Salvatore Coppola, nel suo studio “Tabacchine e contadini nella storia della CGIL salentina” (1944-1970) , «rappresentò la punta di diamante del movimento di lotta per l’emancipazione».
Proprio con lo studio di Coppola, e con le sue puntuali ricostruzioni e analisi storiche di quegli anni di lotta e di crescita civile, ci piace “comparare” il romanzo di Chiara Verardi, e ci sarebbe piaciuto un incontro de visu tra i due Autori, più mirato e articolato, tra narrazione letteraria e narrazione storica, ma i tempi stretti e i ritmi incalzanti di tò Kalòn non ci consentono di farlo in una sola serata.
Di qui l’impegno a riprendere il discorso sulla memoria storica e letteraria delle lotte per l’emancipazione femminile e popolare nel Salento, a cui in anni passati il Gruppo Teatrale di Sperimentazione Itaca Min Fars Hus ha dedicato a Martano uno spettacolo della “Città Narrante” intitolato “La fabbrica”.
Le Tabacchine e il Salento: un binomio storico, sociale, antropologico ed esistenziale.
Sia Verardi, nell’esergo del suo romanzo («A tutte le tabacchine che con coraggio e fatica hanno scritto un pezzo di storia del Salento»), che Coppola, nelle riflessioni conclusive della sua ricerca storica («La storiografia locale e nazionale ha dimostrato che quella che… le tabacchine hanno condotto … è stata una lotta per il progresso e la rinascita dell’intero Salento »), sottolineano, in registri diversi, la presenza determinante, nel corpo sociale salentino, di queste figure di donne lavoratrici, che di fatto lottarono contro la subalternità a due livelli, quello sociale dello sfruttamento e quello esistenziale del patriarcato familiare.
Vittime su due fronti, ma protagoniste della propria emancipazione: come Nina, che Chiara Veradi evoca in questa storia intima e nello stesso tempo collettiva. Una storia avvolgente fatta di infiniti tasselli di quotidianità, di descrizioni e di scoperte interiori, di affetti e di solidarietà.
La storia di tre generazioni di donne che si raccontano nella più giovane, Claudia, la quale a sua volta, racconta se stessa attraverso la storia di Nina, vivace ed empatica, giovane e vecchia, furba e innocente, sempre carica di vita, che gli anni attutiscono senza scalfire.
Nina trascorre tutta la vita nel suo paese, dal nome volutamente allusivo, Novi.
La sua è una vita che coincide con il cuore del Novecento e ne attraversa in gran parte la seconda metà, alimentandosi di relazioni umane e affettive e di un rapporto profondo con la giovane Claudia, che le è vicina e l’accudisce con gratitudine filiale.
Nel loro rapporto intenso emergono i caratteri individuali e si confrontano i sentimenti.
Nina “la radiofante”, come l’ha soprannominata, con scherno e sarcasmo, qualcuno in paese, per il suo saper trasmettere, come una radio militare, notizie su tutto e su tutti gli abitanti di Novi, con la sua intraprendenza e la sua affabilità, affronta le difficoltà lavorative e gli ostacoli esistenziali serenamente, ma senza rassegnazione.
In un susseguirsi di eventi scorre, con la vita di Nina, la storia di un pezzo di Salento del secolo scorso: dal tabacco alla fabbrica, dalla Spagnola alle guerre, dal voto alle donne alle lotte per il lavoro, all’emigrazione.
Questo bel romanzo di Chiara Verardi sembra, a mio avviso, aderire, nella sua essenza, ad un assunto fondamentale del pensiero femminista, quello della narrazione come esercizio di relazione, che Adriana Cavarero ha teorizzato come vera e propria filosofia narrativa, in alternativa al narrare maschile, autoreferenziale, astratto e universalizzante. Non si può narrare se stessi senza definire uno spazio relazionale in cui ci sia un altro/altra a raccontarci: “tu che mi guardi, tu che mi racconti”. La costruzione di un’identità mai chiusa, ma sempre relazionale e aperta. Una peculiarità femminile, che si traduce in una pratica narrativa autonoma di autolegittimazione e in occasione di riscatto di genere.
Gli elementi della filosofia del narrare e del pensiero della differenza si ritrovano di fatto, a nostro avviso, tra le righe, le pause, i ritmi, i discorsi e i fatti di questo romanzo che Chiara Verardi ci offre come occasione di riflessione sulla voce delle donne e sull’emancipazione femminile attraverso il lavoro.
Un grande omaggio alle Tabacchine del Salento e al loro desiderio di futuro e di speranza, oggi spesso dimenticato.
Vi aspettiamo.







