L’Ultimo “Fuori Onda” al Bar della Storia: Addio a Gino Paoli

Gino Paoli
di Antonio Pistillo
Il cursore del mixer scivola verso il basso, ma il silenzio che segue non è quello di una pausa pubblicitaria.
È il silenzio elettrico di un’epoca che si compie.
Oggi, 24 marzo 2026, la notizia corre veloce tra le frequenze e i display: Gino Paoli ci ha lasciati a 91 anni. Per chi ha vissuto di radio, di vinili che grattano e di notti passate a scegliere la “canzone giusta”, non è solo la scomparsa di un artista. È la fine di un sodalizio umano e professionale che ha dato voce ai nostri sogni.
Quel Tavolino tra Anarchia e Libertà
Ci siamo ritrovati oggi, proprio come allora: quattro amici al bar. Un rito che si ripete, ma stavolta con il peso di un’assenza che sa di storia. Davanti a un bicchiere di coca e un caffè, abbiamo ricordato l’uomo che ha saputo trasformare la quotidianità in epica.
”Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…” Non era solo un attacco formidabile; per noi DJ era un manifesto. Quante volte abbiamo appoggiato la puntina su quel solco, sentendo quel lieve fruscio analogico prima che partisse il piano? In quel brano c’eravamo noi: i ribelli che rifiutavano “l’impiego in banca” per inseguire “qualcosa in più”.
C’erano i nostri “perché” gridati nel microfono e i nostri “farò” sussurrati nelle regie fumose, parlando di anarchia e di libertà mentre fuori la città correva verso il dovere.
Il Cielo, la Stanza e l’Anima di Ornella
Gino non era solo. Il suo ricordo si intreccia indissolubilmente con quello di Ornella Vanoni, l’altra metà di un cielo artistico che ha ridefinito la canzone d’autore italiana. Insieme hanno insegnato a generazioni di ascoltatori che l’amore può essere una “Lunga storia d’amore” o un “Cielo in una stanza”, capace di abbattere le pareti della realtà per portarci nell’infinito. Per un uomo di radio, passare i loro pezzi significava elevare il palinsesto, regalando al pubblico non solo musica, ma pura letteratura soffiata.
Un Segno ai Posteri
Il Cambio della Guardia
La vita, come diceva Gino nella sua canzone più celebre, è un ciclo. Gli amici cambiano, alcuni si “arrendono” alla normalità, ma la sostanza resta. Mentre lo ricordavamo oggi al bancone, abbiamo visto altri quattro giovani entrare e sedersi poco distanti, pronti a fare i loro discorsi, a proporre i loro “farò”.
È questa l’eredità che Gino ci lascia a 91 anni, la consapevolezza che, finché ci sarà un bar, una radio accesa e qualcuno che sogna di cambiare il mondo, lui sarà lì.
Non se n’è andato davvero; è solo passato nel “fuori onda” dell’eternità, lasciandoci il compito di alzare il volume ogni volta che la nostalgia bussa alla porta.
”Ciao Gino. Grazie per averci insegnato che il sale ha un sapore, che il cielo può stare in una stanza e che, nonostante tutto, vale sempre la pena sedersi a quel bar per sognare di cambiare il mondo.”






