Matteo Nerbi, In absentia e altri racconti di Voce Narrante, Edizioni GFE 2026, pag. 160

Di Marisa Cecchetti
Sono quattro i racconti del secondo libro di prosa di Matteo Nerbi,che si è fatto già conoscere con Utrum e altri racconti di Voce Narrante. Si tratta di In absentia, Guida all’ascolto del mare in burrasca, I mille orologi di Valeri e Né fretta, né moka, solo freddo di primavera.
Ritroviamo Anghela e Valeri, già incontrati nel primo, e un racconto che rimanda a un titolo simile del libro precedente. Presente la figura del narratore che dà la parola a Voce Narrante, creando una specie di avatar, un personaggio in più, al cui racconto in terza persona si alterna la prima persona. Una sorta di passaggio del testimone, in una narrazione a più strati.
Matteo Nerbi mantiene dunque una continuità nella struttura, nello stile, nello spazio dedicato alla musica – aspetto che lo contraddistingue – con brani musicali a sottofondo e completamento di situazioni e stati d’animo, analizzati, questi stessi brani, nel loro messaggio e componente emotiva.
L’assenza può essere il vuoto di memoria, un Alzheimer progressivo e devastante di una mente che invecchia. Al vuoto di memoria, agli occhi che guardano senza riconoscere neppure gli affetti più cari, fa da contrappunto un amore, una dedizione, capaci di cogliere la maglia rotta, l’attimo di comunicazione ritrovata, di ricongiungimento di anime e di pensiero.
Il sogno si alterna alla realtà, per cui ci si trova proiettati in situazioni emotivamente forti, o incredibilmente surreali, magari si incontrano personaggi letterari che dialogano col protagonista, altrove si va in auto dalla campagna in città per poi trovarsi fermi addormentati in mezzo alla carreggiata, in uno scivolare costante da una dimensione all’altra, tra non luogo e non tempo.
L’assenza, già nel titolo, è una costante. Può essere il vuoto lasciato dalla scomparsa di una persona cara, di cui, da un oltre misterioso ma non invalicabile, il sogno riporta la fisicità, la voce, il desiderio d’amore. Sogno freudianamente inteso come realizzazione di un desiderio, nella volontà di colmare quel senso di incompiuto che non fa percepire più la bellezza della primavera, quella che ritorna tuttavia in un quadro, quel “pensiero di primule” che si rivolge delicatamente all’assente.
Assenza può essere il pensiero inespresso di chi cammina sul litorale, che racchiude dolore, rovelli, abbandoni. La parola corre dietro alla immaginazione che galoppa, si creano storie, si leggono pensieri, con la tendenza a dilatare la riflessione, a fare lunghe digressioni. Come elemento unificatore, su tutta la storia prevale la voce del mare in tempesta, che lentamente si placa insieme allo sciogliersi delle pene d’amore di una donna: un mare complice che riporta fiducia.
Valeri e la sua mamma questa volta sono nella piccola bottega di un orologiaio, cioè uno che ripara, sulle pareti ci sono orologi di ogni tipo ed età ricoperti di polvere. In un angolo del laboratorio sta silenziosa l’anziana madre dell’artigiano, che ha perso la memoria. Valeri, chiuso nel suo autismo, non stacca gli occhi da un orologio sulla parete, in attesa di sentir suonare un carillon: è un oggetto dal grande valore affettivo a cui la vecchia Giselle è particolarmente affezionata e di cui ha cantato le melodie, prima che il vuoto le si allargasse in testa. Sono due assenze, comunicativa quella di Valeri, di memoria quella di Giselle: eppure il miracolo avviene e al rintocco due volti si accendono, due voci si risvegliano.
Matteo Nerbi procede con delicatezza nell’indagare i sentimenti umani, apre finestre nelle storie, lascia in una atmosfera sospesa, di attesa. Se i suoi personaggi vivono il senso di incompiuto, di vuoto, non mancano tuttavia di amore, non vivono mai “la stagione dell’autunno del cuore”.
Forse non necessaria la poesia a completamento della prosa, in una commistione di generi letterari che può risultare pleonastica. Costante la presenza dell’autore, che prende per mano il lettore, si presenta, fa ipotesi di interpretazione dei racconti, che invece saprebbero parlare da soli, se lasciati nella loro essenzialità.
Matteo nerbi