Mattia Manco – Dynamorphos: forme del possibile tra sogno e pietra
di Pompeo Maritati
La mostra Dynamorphos, ospitata presso il Pop Café di Lecce, si rivela un esperimento visivo e concettuale che fonde la quotidianità con la spinta trasformativa dell’immaginazione. Il titolo stesso, derivato dal greco dýnamis (forza, possibilità) e morphé (forma), annuncia un viaggio tra tensione e metamorfosi, dove l’arte diventa spazio di connessione tra reale e utopico.
Le opere esposte, incastonate tra le pietre vive di pareti rustiche, dialogano con il luogo in modo intimo e vibrante. I soggetti ,figure umane stilizzate, animali simbolici, paesaggi surreali, emergono da tratti essenziali e da campiture acquerellate che sembrano respirare. La giraffa che passeggia tra colonne classiche, il piccolo uccello posato sul cappello di un viandante, le sfere luminose sospese su pavimenti impossibili: ogni immagine è una soglia, un invito a varcare il confine tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
La tecnica di Manco è minimalista ma evocativa: il segno nero, spesso vibrante e imperfetto, si alterna a tocchi di colore che non illustrano, ma suggeriscono. L’uso del vuoto, e delle trasparenze crea un ritmo visivo che richiama la musica, non a caso, l’artista è anche musicista, e che trasforma ogni opera in una partitura silenziosa.
Il progetto Concept Room to Connect si manifesta così come un ambiente immersivo, dove le “forme del possibile” non sono solo rappresentate, ma vissute. Lo spettatore è chiamato a sostare, a contemplare, a lasciarsi attraversare da immagini che non spiegano, ma aprono.
In definitiva, Dynamorphos è una mostra che non cerca risposte, ma genera domande. È un atto poetico che abita lo spazio con leggerezza e profondità, e che conferma Mattia Manco come autore capace di coniugare visione, gesto e pensiero in un linguaggio personale e universale.






