Mauro Caneschi: Le stagioni delle illusioni, Arkadia Editore

Recensione di Marisa Cecchetti
Se per la generazione Z il romanzo di Mauro Caneschi può sembrare una storia di secoli addietro, se provano un po’ di stupore anche quelli della generazione X e soprattutto i Millenials, la generazione dei baby boomers (1946-1964) ci si rispecchia totalmente. Per chi è nato in quegli anni leggere Le stagioni delle illusioni è ripercorrere passo passo quelle della propria vita e trovarsi a pensare. davvero, era proprio così. Si ritrovano i giocattoli di un “periodo primitivo ma pieno di scoperte e innovazioni (che) finì nell’omologazione dei negozi e dei giocattoli fatti in serie.” Parecchi – quelli dei maschi – erano giochi pericolosi, eppure nessun adulto controllava, e la fionda permetteva di “scatenarci in pericolose sassaiole fuori dal controllo dei nostri genitori,” con qualcuno che perdeva un occhio o finiva in ospedale per una ferita alla testa.
E chi non ricorda la eterna maglia di lana sulla pelle? “Anche con trenta gradi all’ombra, se si alzava la più piccola bava di vento, ecco che la maglia di lana diventava indispensabile per la sopravvivenza.” E il riposino estivo postprandiale che sembrava un furto di libertà? “La vita scorreva piena di meraviglie, non potevamo riposare, c’era da leggere, da giocare, da correre… L’ora del riposo pomeridiano era una tortura inventata dagli adulti.”
C’è stato il tempo per vedere arrivare nelle famiglie la prima TV e i primi elettrodomestici, per osservare la moda che scopriva il corpo femminile, i figli dei fiori con i capelli lunghi, le band che svecchiarono la musica melodica e fecero impazzire giovani e meno giovani; poi le utilitarie comprate a rate che andavano in vacanza con il portabagagli stracarico, quando per i ragazzi vedere un autogrill “era come vedere il duomo di Milano.” Non importava se “l’Autostrada del Sole, la cui prima pietra venne posta nel maggio del ’56, non era ancora ultimata e in quei primi anni ’60” costringeva a uscire a Modena chi veniva dal centro Italia.
Le vacanze dei bambini erano diverse: “Nella prima mattinata era d’obbligo camminare sul lungomare per prendere lo iodio. Questo mitico uccello marino o pesce leggendario che fosse non sono mai riuscito a prenderlo, ma neanche a vederlo! Ciò nonostante tutte le mattine andavamo a prendere lo iodio.” La scuola era diversa: “Tutti conoscevano le regole: interrogazioni a sorpresa, correzione in classe dei compiti a casa, rimbrotti dei genitori e bei voti da ostentare.”
C’era fiducia nell’ascensore sociale, il pensiero che le cose non potevano che migliorare.
Se fa sorridere ritrovare quell’infanzia carica di stupore, quando tutto sembrava eterno e immutabile agli occhi dei bambini – era passato da poco il dramma della guerra raccontata dai padri – se il boom economico di quegli anni migliora le condizioni di vita e fa credere in un progresso infinito, se fanno sorridere le illusioni adolescenziali, negli anni ’60 l’adolescenza scopre nuove violenze, disastri annunciati, poi le stragi da parte di estremisti di destra e di sinistra che marcano gli anni ’70 come anni di piombo. “Gli incredibili anni ’70. Era questo il paradosso di quegli anni: da una parte la violenza, il terrorismo, la paura; dall’altra la musica, la libertà, la creatività. Si viveva con una contraddizione continua nel cuore: la voglia di divertirsi, di crescere, di scoprire il mondo, e la consapevolezza che qualcosa di terribile stava accadendo intorno a noi. Ma forse proprio per questo la vita sembrava più intensa, più preziosa. Ogni giorno poteva essere l’ultimo, e quindi ogni giorno valeva la pena di essere vissuto fino in fondo.”
Non fugge niente a Caneschi di un intero trentennio, politica, musica, moda, sport, auto, moto, la minigonna che sconvolse gli ormoni maschili, liberazione sessuale, allunaggio, assassini di grandi persone, referendum… Tutto, anche i giornalini con gli eroi di allora, persino le figurine Panini che riempivano gli album. Racconta mescolando lo stupore di fronte a come eravamo: senza niente di tutto ciò che oggi abbonda fino a sommergerci, senza la velocità della tecnologia e della intelligenza artificiale, tuttavia eravamo felici. Accosta dunque lo mraviglia al sorriso e a un po’ di nostalgia. Anche a una punta di orgoglio per quello che la generazione dei boomer ha saputo creare, “felici di essere nati proprio in quegli anni incredibili in cui tutto sembrava possibile e il futuro aveva il sapore della libertà”.
Traspare l’amarezza che nasce dalla caduta delle illusioni di fronte ai primi disastri ambientali, alla violenza contro le istituzioni e i loro rappresentanti, alla diffusione delle droghe che mettono in ginocchio e falcidiano i giovani. Droga e libertà sessuale erano in mezzo alla musica di Woodstock, ma quei ragazzi di una provincia toscana lo seppero più tardi: “Quando arrivarono le prime notizie di Woodstock, non ci credemmo. Mezzo milione di persone in un campo per sentire musica? Sembrava impossibile. Eppure era vero. E c’erano tutti: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Joe Cocker, Santana. Tutti quelli che ascoltavamo sui dischi, tutti insieme, nello stesso posto. E quando sentimmo Jimi Hendrix che suonava l’inno americano con la chitarra che imitava il suono delle bombe, capimmo che la musica poteva essere anche protesta, rabbia, denuncia.”
Chi legge si stupisce e si diverte, se non sapeva ha modo di imparare, mentre percorre la storia e la cultura di un trentennio. Chi l’ha davvero vissuta si meraviglia che la propria vita abbia attraversato un numero così enorme di cambiamenti, quasi un compendio di più epoche storiche.
Anche ora, come baby boomer, avremmo bisogno di qualcosa che ci distraesse dal dolore, di fronte ai crimini che si ripetono, alle stragi che devastano popoli e paesi, alla pazzia umana, ma abbiamo perso l’innocenza degli anni migliori della nostra vita, di quella infanzia e adolescenza in cui tutto sembrava possibile e si aveva ancora fiducia che la bontà degli uomini finisse per prevalere. In qualche modo, però, anche se per un lasso breve di tempo, Caneschi ci ha fatto rivivere quella che abbiamo conosciuto.