IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Modesta Valenti, il simbolo dei senza dimora

medi valenti

di Buffa Fabio

A Roma, come in tutte le grandi città, sono molte le persone senza dimora che popolano i dintorni delle stazioni, le piazze o i parchi, nascoste sotto le coperte sdrucide o dentro i cortoni. Esseri umani, diventati clochard per oggettiva impossibilità di trovare un riparo dignitoso, per necessità o per scelta, anche se la “scelta” spesso è una spiegazione che diamo noi, frettolosi passanti, per non sentirci troppo in colpa davanti ad un’umanità che ormai ha perfino smarrito la voglia di cercare una qualche  redenzione.

Ebbene, a Roma, per chi è senza casa e non ha un luogo fisico dove poter prendere la residenza, requisito essenziale per usufruire dei necessari diritti, civili e sociali, il Comune da circa due anni ha deliberato di assegnare una residenza fittizia in via Modesta Valenti.

Questa “strada” in realtà non esite, è qualcosa di immateriale, dalla valenza solo anagrafica e burocratica. Ma il valore simbolico di questa via, di chi ne da il nome, è fortissimo: Modesta Valenti è il colei che rappresenta la condizione di persona senza dimora.

Per capirne di più vi raccontiamo la sua storia: Modesta, era nata nel 1912 a Capodistria: ancora molto giovane aveva lasciato la città istriana, per trasferirsi a Trieste e qui, la sua storia, dal sapore di leggenda, parla di una ragazza bella, brillante e intelligente, appartenente ad una famiglia benestante. Modesta Valenti aveva tanti sogni nel cassetto, voleva proseguire gli studi per avere un’emancipazione in linena con la propria intelligenza. Attraversa però momenti difficili e la sua mente è afflitta da una patologia psichiatrica; la ragazza viene rinchiusa in un manicomio e sottoposta a trattamenti che ne mineranno la fragile stabilità.  

Uscì dall’ospedale psichiatrico di Trieste affranta, senza più voglia di lottare e senza più entusiamsi. Iniziò una vita randagia, che la portò fino a Roma, in un viaggio dalla durata incerta, ma certamente di oltre 700 chilometri di camnmino.

La Capitale l’accolse non con lo sfarzo dei suoi palazzi, ma con il baccano metallico e il viavai frettoloso della Stazione Termini, che divenne il suo rifugio, il suo salotto di cemento, il teatro di una quotidianità invisibile, trascorsa a rincorrere gli avanzi del calore umano. Tra i binari e i marciapiedi affollati, Modesta si muoveva come un fantasma, custode di un passato frammentato dai traumi della vita e dalle ferite della mente; nel frattempo era diventata una donna anziana, che portava addosso il peso di una solitudine profonda. Ma non perse mai la fiera dignità degli ultimi.

La notte del 31 gennaio 1983, mentre il freddo stringeva la città in una morsa, un malore improvviso spezzò quel filo sottile che la legava al mondo. Qualcuno chiamò aiuto, ma la burocrazia del soccorso si scontrò con il muro dell’indifferenza: ritenuta troppo sporca per essere sfiorata; si narra che fu rifiutata da un’ambulanza che avrebbe dovuto salvarla. La verità non si saprà mai, ma la cosa certa è che Modesta Valenti si spense da sola, mentre la vita degli altri scorreva oltre. Quella fine, così ingiusta e spietata, scosse le coscienze, trasformando il suo nome nel simbolo eterno di tutti i senza casa, una luce perenne contro il buio del disinteresse sociale. Oggi il suo cammino spezzato ha trovato una poetica prosecuzione nelle strade di Roma dove, pur non esistendo sulle mappe di pietra, Via Modesta Valenti è diventata una via anagrafica virtuale della città. È un indirizzo dell’anima e del diritto che restituisce un nome, una cittadinanza e una speranza a chi non ha più un tetto sopra la testa, trasformando il ricordo di una donna venuta dal mare istriano, in una via che potrebbe rappresentare per qualcuno l’inizio per ricominciare a vivere con dignità, partendo da una residenza anagrafica.

Perchè modesta Valenti, da Trieste, si recò fino a Roma? I pochi che la conoscevano dissero che voleva incontrare Papa Giovanni Paolo II e magari , subito dopo, tornarsene in Friuli. Ma quell’incontro non avvenne mai e Roma rimase la dimora, senza tetto e pareti e, al tempo stesso, la tomba, di questa sfortunata signora.

Al binario 1 di Roma Termini, sopra il luogo in cui Modesta morì, è stata posta una targa, che cita così: “Modesta Valenti, anziana senza dimora, simbolo delle persone che vivono per strada”


Immagine di Fabio Buffa

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