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Mostra Mise en scène le fotografie di Ettore Sottsass alla Triennale di Milano fino al 15.2.2026

ingresso della mostra

di Serena Rossi

La bellissima Triennale di Milano ospita fino al 15 febbraio 2026 la mostra Mise en scène con più di 1200 fotografie intime e di viaggio di Ettore Sottsass, grande personaggio pubblico, designer e architetto, sono tutti ritratti intimi molto vicini a lui, alla sua compagna Barbara Radice e ai suoi amici e famigliari.

Circa 1.200 fotografie in bianco e nero e a colori scattate tra il 1976 e il 2007, periodo che intercorre tra l’anno dell’incontro tra Barbara Radice ed Ettore Sottsass e l’anno della scomparsa di quest’ultimo.
Si tratta di un variegato paesaggio della loro vita privata e pubblica a casa e in giro per il mondo, per lavoro e per visite, con poche distinzioni. La vita tra i due ha sempre fatto poche differenze tra il pubblico e il privato.
Il titolo della mostra si riferisce all’idea di Sottsass che la vita, un poco come per la Commedia dell’Arte, assomigli appunto, alla “messa in scena”, abbastanza improvvisata di un vago canovaccio.

I colori, le strade, i palazzi, tutto rimanda ad una vita scoppiettante fatta di viaggi, amori, discorsi e vita, molta vita, come dice Sottsass stesso…Mi piacerebbe…”Vorrei che qualche cosa restasse attaccata da qualche parte…Mi piacerebbe fermare qualcosa, anche solo una traccia, un luccichio…di quella polvere d’oro che è la vita….!”

Così ha risposto Ettore un giorno interrogato su cosa diavolo cercasse o volesse con la sua ossessione di fotografare sempre qualsiasi cosa in qualsiasi luogo in qualsiasi momento (anche imbarazzante) mattina, pomeriggio, sera, notte, inverno, estate, per terra o per aria, con insistenza estenuante (per lui e per gli altri) e spesso incomprensibile.

Ovunque si trovasse o andasse Ettore portava la Leica con il 21 mm. Almeno il 21 mm con il bianco e nero! Ma era ben più vasto il corredo che comprendeva tutto quello che può diventare puro Eros per un seduttore fotografico: lenti, cavalletti, filtri, corpi di altre macchine, pellicole di diversa sensibilità, borse più o meno ingombranti, astucci, flash, soffietti, misuratori di luce.

Parlavamo molto Ettore ed io, e anche bevevamo abbastanza, vino e vodka o altro all’occorrenza. Lui spesso disegnava, parlando e qualche volta mangiando e fotografando naturalmente…..sempre…al tavolo, a letto, in bagno, in cucina, camminando, viaggiando, volando, in auto o in piedi o con amici o con parenti, facendo shopping o al supermercato.

Ettore fotografava la vita (anche la morte).

Voleva il segreto, l’apribottiglie del mistero, il gancio, la risposta all’enigma, la chiave…. Oh Ettore…alla fine ho imparato a fotografare anche io!

Barbara Radice Filicudi, agosto 2025  

Questa è una mostra che parla di persone, di vita e di amore, parla di una storia di persone, di una vita dorata fatta di viaggi, di conoscenze, di amicizie, di ritiri spirituali, di India. Una vita unica vissuta con emozione, una vita spremuta, una vita amata, una vita fotografata. La vita di Ettore Sottsass è sotto i vostri occhi.

L’opera di Ettore Sottsass (1917-2007) può essere meglio descritta dal suo tocco leggero e inconfondibile. Citando lo stesso designer: “Se devi sintonizzarti su qualcosa di così morbido come la storia, non c’è modo di farlo usando misure dure”. Prigioniero di guerra durante la seconda guerra mondiale, Sottsass vive le speranze di ricostruzione del dopoguerra, le illusioni dell’industrializzazione e l’avvento incerto del panorama elettronico.

Prima di intraprendere la strada del design e delle ceramiche, sviluppa un interesse per la fotografia e la pittura. Si considererà sempre come un architetto che produceva mobili ed un designer di prodotti che realizzava edifici ed ha sempre trovato facile scivolare oltre i confini del genere, lavorando per aggiungere uno strato espressivo alle superfici funzionali del modernismo.

Durante la sua lunga collaborazione con il produttore italiano Olivetti, Sottsass ha definito un ruolo per se stesso come agente poetico dell’industria, un creatore che ha operato nello spettro tra arte e produzione commerciale. Sottsass si è avvicinato al design con un occhio umanistico per ciò che gli oggetti possono comunicare.

Ettore Sottsass, architetto e designer, nasce nella città di Innsbruck nel 1917 ed è una delle figure più influenti e importanti della scena del design del XX secolo.

Esposto al mondo dell’architettura fin da giovane, essendo figlio di un architetto, cresce a Torino dove si laurea al Politecnico nel 1939 prima di prestare servizio militare durante la seconda guerra mondiale e trascorrere anni in un campo di lavoro in Jugoslavia. Dopo essere tornato a casa, lavora nello studio del padre ristrutturando edifici distrutti durante la guerra, prima di fondare il proprio studio a Milano per concentrarsi sul lavoro con diversi mezzi come la ceramica, la pittura e l’interior design.

A Milano si immerge nel vibrante panorama culturale della città, frequentando il salotto letterario che gli permetterà di incontrare gli illustri architetti e designer del suo tempo, e sposa la scrittrice e traduttrice Fernanda Pivano che lo introduce alla società letteraria della città e a molti scrittori e artisti che in seguito avrebbero influenzato il suo lavoro oltre il suo approccio iniziale al design industriale.

Durante i suoi primi anni, diviene membro del Movimento Internazionale per un Bauhaus Imaginista e in seguito si trasferisce brevemente a New York per lavorare con il design industriale e il modernista George Nelson. È in questo periodo che gli viene commissionata dall’imprenditore Irving Richards una mostra di opere in ceramica, un medium che aveva perseguito sin dall’inizio della sua carriera e che lo stava rapidamente lanciando nel riconoscimento internazionale per la sua originalità e creatività.

La sua svolta arriva però quando Adriano Olivetti lo assume come consulente di design nel 1958 per Olivetti, il più importante produttore di macchine da scrivere e computer in Italia, famoso per il suo design incredibilmente avanzato. In questi anni il suo stile inizia a svilupparsi più chiaramente: colori audaci, forma e stile delle apparecchiature per ufficio, spostando i confini tra design industriale e cultura pop. La macchina da scrivere Valentine del 1969 diviene una dichiarazione di moda nella società italiana, facendogli guadagnare fama e riconoscimento come designer di prodotti innovativo che non ha paura di rompere gli schemi e andare oltre la funzionalità e la forma.

Deluso da un’industria sempre più vorace, Sottsass progetta l’unione di avanguardia contemporanea, Pop, povertà e suggestioni concettuali, con l’idea di un design “rassicurante”, sostenitore di un consumismo alternativo a quello imposto dalla “società pubblicitaria” .

Nel 1981 fonda il gruppo Memphis insieme ad Hans Hollein, Arata Isozaki, Andrea Branzi, Michele de Lucchi e altri nomi della scena internazionale.

Nato a Milano, Memphis riunisce un gruppo di giovani designer e architetti, provenienti da tutto il mondo e guidati da Ettore Sottsass, animati dall’esigenza di progettare altri spazi e altri ambienti rispetto a quello che era allora il panorama dell’arredo legato al mobile. Fin dalla prima apparizione, le forme, i colori e le decorazioni di Memphis hanno cambiano il volto dell’arredamento contemporaneo.

Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla critica e scompare a Milano il 31 dicembre del 2007 dopo aver conseguito un grande numero di riconoscimenti in tutto il mondo.

ingresso mostra
Sottsass e Radice
due ritratti

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