IL MAESTRO RAFFAELE SPADA CI HA LASCIATO

Raffaele Spada
di Maurizio Nocera
Ci aspettavamo che prima o poi il Maestro Raffaele Spada ci avrebbe lasciato. Lo sapevamo perché, negli ultimi tempi della sua vita, lo vedevamo sofferente e addolorato. E noi soffrivamo con lui. Si è spento, nella pace dell’Altrove della vita, il 15 febbraio 2026, nella città dove è vissuto per più lungo tempo: San Cesario di Lecce. Era nato a Novoli il 22 maggio 1939 e, ultima sua dimora era stata appunto San Cesario di Lecce, dove viveva con la sua famiglia, moglie e figlie. Si era diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 1964 aveva insegnato in vari Istituti d’Arte e al Liceo Artistico di Lecce. Nel 1985 rinunziò all’insegnamento per dedicarsi interamente alla pittura.
Per lui la pittura, ma anche la scultura erano il suo mondo interiore. Mai nessun giorno della sua vita, egli l’ha fatto passare senza aver preso il pennello. Anche quando il corpo non rispondeva più alle normali sollecitudini del quotidiano, Raffaele, quando aveva studio in piazza Fanfulla a Lecce, prendeva la sua “roba” e partiva al suo posto di gioia e speranza: di gioia per l’opera d’arte che andava forgiando col pennello dalla punta di artiglio; di speranza per la pace, per la vita, per la fratellanza e sorellanza tra tuti gli uomini e tutte le donne della Terra. Raffaele amava i bambini. Immensamente. Aveva perduto un figlio in tenera età e mai era riuscito a dimenticare questa sua povera creatura volata verso l’imponderabile Altrove della vita. Mi ricordava spesso questo bimbo. E allora il suo volto si rabbuiava. Mi diceva: «il primo momento di un ultimo atto, l’atto dell’“angelo” nero, la belva alla quale non sfugge preda e ride al lamento di una madre. Ma nel silenzio dei cieli, ascolterà la voce dell’innocente, la cui purezza, come allora, incatenerà per sempre gli artigli del male».
Il Maestro Raffaele Spada non è stato solo un pittore o uno scultore che ha saputo interpretare e portare a compimento la pittura di tutti i tempi, è stato un innovatore di una modernità straordinaria. Sua è l’invenzione (2001) dellaGrembart, cioè quella sorta «di ritorno al grembo originario idealizzato dal mare e da finestre che si aprono sul cosmo, dove il chimico-elettrico del blu contiene strutture e pieghe che, fluttuanti, viaggiano verso l’ignoto». Parole sue.
Come sua è l’altra novità pittorica, straordinaria, che egli stesso ha definitoAffrescare il cieloche, per lui, significava rivolgersi «alle nuvole/ con le loro infinite immagini/ appartenenti al cielo/ e agli/ uccelli dell’aria/ e ai bambini/ che/ forse un giorno/ voleranno con le proprie ali./ […] Il cielo è come un grande specchio, chi lo guarda e trova la sua stella ne fa parte, chi non la trova, riposi in pace. Alle macchine da/ guerra/ e a chi le usa/ per distruggere e seminare morte/ non appartiene il cielo».
In questi giorni di spietata guerra in Medio Oriente, quanto veritiere sono le sue parole. Conoscevo le capacità sensitive del Maestro Spada. Quando per la prima lo vidi realizzare il dipinto, che stava ancora sul cavalletto, poco prima di completarlo, mi disse di volerlo intitolareIl muro di Berlino. Era ancora il 1985 e mancavano quattro anni alla caduta di quel muro separatorio. Rimasi sconcertato.
Egli amava spesso dire «Non dipingo una realtà non reale, ma una realtà più reale di quella conosciuta. Non dipingo ciò che è, ma quello che potrebbe essere. Non dipingo ciò che è, ma quello che potrebbe essere». Spesso amava dire: «I miei maestri in arte sono: Leonardo, il mare e il vento. I perché li trovate nelle mie opere». Nel 1995, a proposito dell’arte, mi disse: vedi «l’opera d’arte deve avere l’energia del fulmine (folgore) e la capacità di superare il territorio del pensiero».
A suo modo il Maestro Spada sapeva essere anche filosofo. Una volta mi disse (ed io lo scrissi su un pezzetto di carta): «allora il malvagio disse: sollevate la montagna e quando la montagna si sarà sollevata vedrete i fiumi e l’acqua degli oceani che soffocheranno il canto del grillo. Ma il grillo volò alto oltre il cielo, mentre la montagna fu inghiottita con le sue vipere e scorpioni e con loro il malvagio. Così il sole riprese a splendere e, nell’azzurro, una nuvola bianca transitò il grillo tenuto per mano da un infante immolato» In questo testo si percepisce la tristezza per la scomparsa del figlio infante morto in tenera età E più disarmante ancora è quando lo sentii dire sottovoce: «nel silenzio della notte, ascolto il lamento della pietra, e poi ancora un suono, un suono di voci che il vento arrotola. È l’eco lacerante di un grigio giorno, flagellato da mille sofferenze».
In un momento di sconforto lo sentii sussurrare: «Invasato dal terrore, chiedo aiuto a Dio, ma non risponde, non risponde mai. Attorno c’è vuoto, c’è angoscia, e il tutto si trasforma in tenebra. Però, quando, per incanto, davanti a me si spalanca la porta del dono, non vedo più bianchi sentieri, ma le frontiere di una nuova conoscenza. Colui che non sa piangere per le proprie colpe resterà soffocato da esse, e mai innalzerà lo sguardo a causa della sua miseria nascosta».
Ecco. Ho voluto bene al Maestro Raffaele Spada, e Lui me ne ha voluto. Gli sono stato amico sodale fino alla fine. Che la Natura e il suo Dio, che egli spesso nominava, gli siano compagni di viaggio e di conforto. Che Egli riposi in pace attorniato da quella Luce che in Terra non lo abbandonò mai.








