Nuovi lavori di ricerca d’arte visiva di Serena Rossi sulla Grande Madre

di Maria Pia Quintavalla
Ma già dalla lettura dei disegni si può vedere cosa è mostrato.
E appare prima di tutto una Mater dolorosa, una Mater via crucis, che abbia accompagnato il calvario del figlio quindi una Madre cristica. E prima di lei, una Madre Nera che nella espressione, intensa espressione iniziale, manifesta icona pre-cristiana.
Prima di tramutarsi in una Madre bianca e che ritorna era donna seguace semplice, dopo la risurrezione o che ritorna donna.
Come potrebbe essere una Maria Teresa di Calcutta redenta dalla carità umana dell’amore.
Fermiamo l’attenzione sulla Mater Matuta. Questi occhi cerchiati questo sguardo fisso e questo nero che cola, ingombra sono la materia del dolore grezzo che non ha possibilità di riscatto senza risurrezione. Cola nel rosso sparge sè nella pagina. Esce dalla figura può destare un’uscita informale.
C’è dunque una Mater che riceve e infligge dolore, c’è la madre inconsapevole della grazia del Figlio e del potere salvifico del perdono.
Di questa materia maternale forse ogni donna ha fatto esperienza, soprattutto nelle generazioni precedenti.
Quelle madri para primitive hanno seguito una via crucis, di rinuncia a silenzio emarginazione impossibilità ad esprimere la propria grandezza e i propri sogni di valore che spesso hanno designato alle figlie di supportare la loro pena.
Già in Medea Ecuba Circe le Erinni.
Ma esiste anche la Mater gloriosa e gaudiosa che ha superato il calvario del Golgota e che accede alla grazia e rileva una spiritualità prima sconosciuta.
Nel gesto e nel nero offerto c’è lo sprofondamento nel dolore, c’è l’accettare il dolore come condizione stabile, offerta.
Ora attendere la conclusione di tutto il ciclo per capire dove vorrà portarci la nostra Serena Rossi.










