Onestà intellettuale e sensibilità democratica
di Paolo Protopapa
Libertà di voto e voto libero sono i pilastri della democrazia liberale e del diritto universale. L’esercizio di voto è, insieme, principio legale e dovere morale.
I nostri Costituenti esclusero la sanzione legale per i non votanti, ma il cittadino democratico (né suddito, né indifferente al valore comunitario della partecipazione civica) sente che è giusto e, in particolari momenti e materie referendarie etico, votare. La ‘questione Zuppi’, quindi, non riguarda minimamente la sua lodevole sollecitazione al voto, comprensibile e condivisibile. È, invece, come rileva l’articolista da me postato, la palese contraddizione e solare incoerenza in cui non di rado incappa la Chiesa, in quanto Stato del Vaticano, di predicare bene e razzolare male, ovvero la misura apicale e drastica di separazione delle carriere nel proprio ordinamento e, al contempo, di ammiccamento al contrario nell’ordinamento altrui.
Non è un problema dappoco, anche perché Chiesa e Stato, Vaticano e Italia costituiscono un binomio essenziale nella grande nazione italiana, che ci ricomprende entrambi come Unità morale. Essa implica, pertanto, un delicato rispetto delle reciproche sfere di azione politica e giurisdizione. Noi anziani ricordiamo, purtroppo, antiche frizioni e deprecabili ingerenze, oggi per fortuna in via di tendenziale superamento in una società meno retriva e più aperta alla tolleranza e alla convivenza.
La peculiarità ordinamentale della Chiesa, patrimonio di tutti, compresi gli atei o i non cattolici praticanti e il pluralismo religioso è un’ottima ragione per garantire la libertà e obbiettività del voto. Specialmente da parte di figure prestigiose sia spirituali, sia istituzionali come il Cardinale Zuppi.