Ottant’anni di Repubblica: tra memoria, speranze e le inquietudini dell’Italia contemporanea

di Eliano Bellanova
Non ripercorrerò i dati statistici che dettero luogo alla Repubblica.
Dati controversi e in varie salse contestati.
Ottanta anni di Repubblica si approssimano a agli ottantacinque di Monarchia.
Sia questi sia i primi sono stati disseminati da contrasti e problemi. Il Regno affrontò la Terza Guerra d’Indipendenza, le campagne coloniali e due guerre mondiali. Avallò il Fascismo e poi lo rimosse in seguito alla Mozione Grandi del 25 luglio 1943, preludio all’atto di resa agli Alleati il 2-3 settembre 1943 con decorrenza dal successivo 8 settembre, la storica data che consegna l’Italia allo strascico di un’incresciosa guerra civile che passa anche come Resistenza, in cui ”si sprecano” vite italiane e straniere. In sostanza, ”i fratelli hanno ucciso i fratelli” in una stagione di odio e reciproche vendette.
Nel settembre 1943 il Governo Badoglio e il Re Vittorio Emanuele III e il loro entourage riparano a Brindisi, al Comando Difesa Marittima, dove il corpulento e gigantesco Ammiraglio Luigi Rubartelli, detto per la sua mole fisica Gigione, li accoglie fra lo stupore, la meraviglia e l’indifferenza di una città provata dai bombardamenti angloamericani.
Il Re sarà ospite spesso, insieme con il Principe Umberto, delle famiglie Principe Dentice di Frasso al Castello di San Vito dei Normanni e alla casa patrizia del Senatore Vincenzo Tamborino-Frisari in quel di Maglie (LE).
Controversa e non documentata sarebbe la tappa nel percorso Brindisi-Maglie che il Re avrebbe compiuto presso il Barone Giuseppe Sanasi-Conti in Torre Santa Susanna (BR).
In tempi recenti l’erede della famiglia Dentice di Frasso, Giuliano, attestò in una breve chat intercorsa con lui che effettivamente si confermava la presenza e l’ospitalità del Re presso il Castello di San Vito dei Normanni.
Mentre nel caso del Barone Sanasi-Conti, posso solo affermare che nelle conversazioni frequenti con mio padre, il Sanasi non avrebbe mai confermato il passaggio dalla sua casa di Vittorio Emanuele III. E giacché capita l’occasione, non è provato che la Regina Carolina di Napoli sia stata ospite presso la famiglia Mattei sempre in Torre Santa Susanna. Cosa invece sostenuta dal dr. Francesco Caramia, successivo possessore della casa Mattei.
Sono gli equivoci storici e l’esile traccia documentale che a volte collocano la storia fra realtà, mistero e leggenda.
Per tornare al Re e al suo soggiorno brindisino, Brindisi Capitale cedette poi lo scettro a Salerno, sotto l’incalzare delle Divisioni Alleate.
Il 28 aprile 1945 è l’epilogo della tragedia, svoltasi nei due atti di adesione al sogno nazi-fascista e all’ideale della Resistenza.
Come in una tragedia euripidea, l’Italia il 2 giugno 1946 opta per la Repubblica. Il Presidente provvisorio è Enrico De Nicola, di tendenze monarchico-liberali, a cui succederà il primo Presidente effettivo Luigi Einsudi.
A ottanta anni esatti da quel 2 giugno, assistiamo a un’Italia divisa, incerta, dilaniata da lotte politiche incredibili, acuitesi specialmente negli ultimi quarant’anni.
Potremmo parafrasare un’opera storica che echeggia le ceneri e la polvere, a firma dell’Ammiraglio Franco Maugeri, che tanta parte ebbe nel corso del Secondo Conflitto Mondiale.
Giorgio Bocca eleva poi il contrasto Nord-Sud nel suo libro ”L’Inferno, Profondo Sud, Male Oscuro”, che si perde in realtà e disonestà intellettuale. Egli sarebbe stato smentito dall’inchiesta Mani Pulite del Pool milanese di Francesco Saverio Borrelli, che conduce alla ribalta Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio e Pier Camillo Davigo.
Il 17 febbraio 1992 è posto agli arresti Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista, amico e compagno di Bettino Craxi, nonché Presidente del Pio Albergo Trivulzio.
Si innesca una reazione a catena, che forse fa cambiare idea all’ineffabile Giorgio Bocca.
Tangentopoli a poco a poco si affievolisce, come nello spirito della ”quiete dopo la tempesta”.
Di Pietro cessa a poco a poco di essere un idolo e diviene un ”normale politico” con pregi e difetti ”italici”.
Cosa sia rimasto del 2 giugno è arduo dirlo. I rapporti umani sono problematici, l’ipocrisia avvelena i rapporti umani, idee costruttive poche o assenti, partiti politici trasformati in consorterie che hanno dei proprietari nella peggiore accezione della parola e, infine, una quasi totale rottura dei rapporti Stato-cittadini.
Il film L’ITALIA S’È ROTTA” degli Anni Settanta dello scorso secolo anticipava i tempi. Quando andai a seguirlo al Cinema Galleria a Bari, nella centrale Via Crisanzio, ne uscii molto perplesso e pensieroso.
Dopo una decina di anni giungono le conferme sociali e politiche dei ”postulati” della celebre pellicola cinematografica.
A livello internazionale, grandi inquietudini si dipanano all’orizzonte e i conflitti militari prevalgono sul dialogo e la diplomazia.
L’UE è ancora una scommessa…
Ma questa è, come suol dirsi, un’altra storia…