IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Pagine di Storia: Il libro storico “Sui moti carbonari del 1820 ’21 in Italia. Eventi ed adepti poco noti del periodo” di Giovanni Teresi

sUI MOTI CARBONARI

Il libro  è stato oggetto di studio in “Medievalismi siciliani: il mito dei Vespri nella cultura storiografica, politica e militare siciliana tra i secoli XIX e XXI”

(ANTOLOGIA MILITARE N.9-2022)

 Il Vespro come premessa gloriosa e momento fondativo della Nazione siciliana indipendente: dalle letture antiborboniche ed antipapali degli anni Venti alla rivolta di popolo, «spontanea e felice» di Michele Amari

Tuttavia, soltanto a partire dagli anni Venti dell’Ottocento, con lo scoppio e il successivo fallimento dei Moti insurrezionali di Palermo del 1820-1821, la Sicilia torna a riappropriarsi della memoria storica del Vespro in funzione locale, attiva e propagandistica, inserendo la ribellione nel circuito interno del dibattito politico siciliano: il fatidico 30 marzo 1282 diventa il simbolo della Nazione siciliana, dell’indipendenza perduta e delle secolari prerogative parlamentari, d’origine normanna, bruscamente cancellate da Ferdinando I di Borbone, ancor di più dopo il fallimento della rivolta, che vede restaurarsi per breve tempo il Parlamento con la Costituzione del 1812, crollato sotto i colpi delle forze armate napoletane guidate dai generali Florestano Pepe e Pietro Colletta (44) .

La politica di Ferdinando, infatti, che l’8 dicembre del 1816, con la Legge Fondamentale delle Due Sicilie, sopprimeva il Regno di Sicilia, cancellava la Costituzione del 1812 (liberale ea “monarchia limitata”) di modello inglese – che lo stesso re aveva inizialmente concesso sotto pressione del Ministro degli Esteri inglese William Bentinck – destituiva il Parlamento e poneva fine, con un colpo di mano, all’indipendenza e all’autonomia della Sicilia, che si vedeva inglobata all’interno di un unico Regno con capitale Napoli, riaccendeva tensioni e forti sentimenti antimonarchici e rivoluzionari, che nell’isola, in realtà, non si erano mai spenti.

Ferdinando, dunque, non soltanto tradiva le aspettative di molti siciliani, che lo avevano supportato attivamente nel corso delle Guerre Napoleoniche e auspicavano ad un ritorno dei reali a Palermo, ma compiva le stesse scelte di quel Carlo I d’Angiò tanto odiato dal popolo siciliano, per aver spodestato dal trono i legittimi sovrani Svevi, grazie anche all’alleanza stretta con i pontefici Urbano IV e Clemente IV; similmente all’angioino anche Ferdinando procedeva ad una dura tassazione dell’isola, senza consultare il Parlamento del Regno, rendeva Palermo città con un ruolo più marginale, non più sede della corte regia né capitale del Regno (1817), un duro colpo ai diritti, alle ambizioni dei siciliani, specie nella loro classe dirigente, ma anche alle specificità politiche e istituzionali della Sicilia (45) .

(44) TeReSi, Giovanni, Sui moti carbonari del 1820-21 in Italia, Bastogi Editrice Italiana, Foggia, 2008. (45) BRancaTo, Francesco, Storiografia e politica nella Sicilia dell’Ottocento, Palermo, Flaccovio, 1973.


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