Palestina e democrazia

Dipinto di Massimo Marangio
di Paolo Protopapa
Un testo di limpida e assertiva posizione ideologica e politica, quello del Congresso Ebraico Anti-sionista. Sarebbe stato meno giacobino se avesse almeno nominato due parole: Democrazia e Hamas, palesemente antitetiche e antagoniste. Arafat, socialista e democratico ve lo avrebbe sottolineato. Non esiste, nella modernità del discorso pubblico, riconoscimento che non abbia sinallagma di reciprocità; non esiste Stato che non sia sovrano; non esiste popolo che non sia libero e democraticamente autodeterminato.
La differenza tra la democrazia dei moderni e lo Stato liberale del passato è che noi crediamo e lottiamo per l’autodeterminazione dei popoli; l’ordinamento liberale, invece, orfano di sovranità “che appartiene al popolo”, si autogoverna apicalmente e senza rappresentanza ‘rappresentativa dal basso, ottenuta con il suffragio universale. Diversamente il popolo è ‘vulgus’ protetto e subornato.
Per primo Marx corresse il massimalismo russoiano e aprì alla prima critica alla democrazia borghese da sinistra. Fu talmente nemico del terrorismo da contestare continuamente l’estremismo bakuniano ad ogni livello, giudicandolo infantilismo”.
Se non si scioglie, contestualmente al problema dello Stato palestinese, l’organizzazione terroristica e teocratica di Hamas, non basteranno i proclami di tutta la terra. La politica si fa col diritto e con i valori della civiltà procedurale adulta. È dentro questa grande lotta di massa e di maturità culturale e democratica che i popoli divengono tali e non oggetto di manipolazione più o meno sentimentalistica da ‘socialismo utopistico’ alla Saint-Simon e alla Fourier’.






