IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Palla al piede in campo

Palla al piede

di Franco Amarella

L’incertezza calcistica di classificarsi per i mondiali muove a pretesto per parlare di un’Italia traballante nella sua organizzazione sociale, economica e civica.

Ovvero per parlare di un’antica incapacità politica abbastanza evidente e pericolosa. Che sia evidente lo dimostra il traballare quotidiano nelle aule e nei corridoi di Camera e Senato, per non parlare della vita all’interno delle sedi di partiti e movimenti.

Che tale incapacità sia pericolosa ce lo dice e ce lo ripete il ritornello della cosiddetta globalizzazione, ormai così penetrata nell’immaginario di tutti noi, tanto da scaricare su di essa anche il furto delle susine sugli alberi, da parte delle gazze ladre. Se l’Italia, dovendo fare i conti col mondo produttivo del pianeta, è andata soccombendo si vorrebbe comprendere perché a tutto quel mondo piace mangiare Italia, vestire Italia, super motorizzarsi Italia, visitare l’Italia.

C’è un grosso punto di domanda che interroga il perché di sofferenza economica, disoccupazione, prestigio internazionale. La risposta è a portata di mano. E’ stata messa in campo – dalla fine degli anni ’60 – una studiata distruzione progressiva del “midollo” nazionale, con l’appiglio di ventilati rigurgiti fascisti e poi, parimenti,  c’è stata l’apertura al libertinaggio in nome di un’emancipazione, certamente avvertita, ma caricata con “mestiere” sempre e soltanto sopra le righe.

Si ma tutto questo cosa c’entra con il calcio nazionale?  Beh, il risultato è figlio di un modo di fare e di pensare propri di un andazzo italiano, nipote di un midollo distrutto e di una assorbita mollezza di costume! Come fai a pretendere sacrificio, abnegazione, rinuncia, generosità? In nome di che cosa? Forse della bandiera? Non si può. Ci si deve accontentare di assistere ad un impegno professionale realizzato per la vetrina. La vetrina sui media che possa promuovere un sempre più florido contratto di ingaggio. Di questo si tratta.

Basta vedere i comportamenti dei calciatori, di tutti i calciatori in generale, che subordinano corsa, passaggi, assist – non interamente all’obiettivo di squadra – ma alle telecamere che in tempo reale li ritraggono. Infatti subito si guardano sui maxischermi degli stadi. Come per controllare se il frutto di quella azione sia stata vista dagli occhi giusti : quelli che calmierano e negoziano ingaggi e bonus.

Ma torniamo a quell’organizzazione italiana che fa acqua per le mazzatte delle grandi opere; che si guadagna i galloni del ridicolo che sceglie quasi l’eutanasia per Pompei; che non sa valorizzare il suo patrimonio artistico, il più importante del mondo; che è incapace di dire al resto d’Europa che Lampedusa rappresenta il grembo dell’UE non l’esercizio del suo ostracismo; che non riesce ad alimentare l’unica industria italiana NON DELOCALIZZABILE: il turismo in entrata!  

A peggiorare questo stato dell’arte si è aggiunta la cosiddetta fratellanza europea.

Vengono infatti da Bruxelles e da Strasburgo le staffilate di rimproveri, di punizioni ed anche di dottrina. E l’Italia addomesticata, flaccida e riverente è costretta all’obbedienza. Però fa sventolare con ostentazione il blu della corona di stelle accanto al tricolore, triturato nell’orgoglio nazionale. Ci ripetono da ogni dove che fuori dall’Europa saremmo perduti. E certo. Sarebbe come dire che togliendo l’impianto di ossigeno dal reparto di rianimazione, il reparto stesso chiuderebbe! Il punto è invece perchè ci ritroviamo in rianimazione? E noi italiani passivamente ci accucciamo nella casetta di legno, appena fuori in giardino. Ci basta un ossicino quotidiano, il resto non conta, tanto c’è il Grande Fratello… Di Martedi… SKY sport…Pomeriggio 5 e… vuoi lasciar fuori Porta a Porta?

Ecco cosa siamo diventati. Mansueti automi tricolorati che resistono e sopravvivono, senza sapere che questa sopravvivenza è dovuta ad una minoranza di gente concreta, che dalla mattina alla sera coltiva, cuce, studia, crea, commercia nel più assoluto isolamento. Quando basterebbe una buona organizzazione socio-economica per dare valore a tale lavoro e creare spinta per aggiungere nuovo valore. Dunque situazione di paradosso: i pochissimi in solitudine reggono ancora in piedi, con immane fatica, la “baracca” di tutti.

E a proposito di accucciarsi ed accontentarsi torniamo in campo con il calcio nazionale. E’ come se apparissero chiari, fin dall’inizio, il progetto, il bersaglio e l’obiettivo: un bel pareggio. Come se per cominciare bastasse quello. Spariti per sempre dal vocabolario tutti i predicati verbali aventi a che fare con osare, intraprendere, combattere per vincere. Orgoglio addio. Viva i contratti profumati, meglio se all’estero!

Intanto il famoso BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) espande il suo alone di potenza economica e si prepara ad inglobare molti fiori all’occhiello del vecchio mondo occidentale, nel quale gli USA debbono addirittura difendersi e la vecchia spelacchiata Europa molto più di essi.

Nel frattempo a questa scorticata Europa la guerra in Ucraina sta offrendo argomenti di finta resurrezione: la Germania punta a riarmarsi; in Francia il presidente tenta di consacrarsi nuovo Napoleone; l’Inghilterra ci sta provando a ricostituire il suo impero. E l’Italia? Con una palla al piede, da nazione in franchising, sta attenta a cambiare le vetrine, secondo le indicazioni della Casa Madre!


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