IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Parola dette e non ascoltate

Papa leone XIV

di Riccardo Rescio

Le parole vengono pronunciate, ma non vengono realmente ascoltate.
Le filosofie vengono solennemente declamate, ma rimangono estranee alla pratica quotidiana.
I precetti vengono reiterati all’infinito, ma non trovano mai attuazione concreta.
Questa è la millenaria mistificazione che alimenta la perversa sofisticazione del linguaggio e della realtà.
A questo si aggiunge l’esecrabile indottrinamento mediatico, un manicheo condizionamento che costringe a giudicare ogni cosa in modo rigido e netto.
Ogni aspetto della vita viene così diviso tra bene e male, tra vero e falso, senza che vi sia spazio per vie di mezzo o per le necessarie sfumature.
Questa logica binaria alimenta in modo esponenziale quella conflittualità che avvelena i rapporti interpersonali e le relazioni tra i popoli.
La conflittualità non è un male accidentale, ma costituisce la condizione fertile per la gestione del potere a tutti i livelli.
Dal più piccolo e circoscritto ambito domestico fino al più grande palcoscenico internazionale, il potere si nutre di divisione.
La parola, che dovrebbe essere strumento di verità e di unione, diventa così un’arma di dominio e di esclusione.
Essa smette di essere cammino di approssimazione alla verità e si trasforma in esercizio di forza, in ricerca di primato .
Il potere politico e mediatico ha fatto propria questa logica, sradicando la parola dalla sua funzione vitale per trasformarla in giudizio e aggressione verso l’altro .
Si cerca costantemente un nemico da demonizzare e da demolire, perché è nella contrapposizione che si rafforza il controllo.
Il pensiero di Papa Leone ci invita a spezzare questa catena e a denunciare questa perversa dinamica.
Dobbiamo riscoprire l’antica e nobile funzione della parola, che è quella di creare comunione e non di fomentare odio.
Occorre recuperare il legame originario tra linguaggio e verità, che costituisce il fondamento stesso di ogni rapporto umano autentico .
La sfida è quella di uscire dall’uso strumentale e distorto del linguaggio per abbracciare una comunicazione che sia realmente capace di ascolto e di accoglienza.
Solo così potremo disinnescare quella conflittualità che è il vero carburante del potere e costruire una società più giusta e pacifica.
Il potere della parola può essere salvifico, se orientato al bene e alla comprensione reciproca, oppure terribile, se piegato a fini di sopraffazione .
La scelta spetta a noi, alla nostra capacità di vigilare sulla nostra stessa lingua e di resistere alla tentazione del giudizio sommario.
È necessario riportare la parola dal suo esilio, restituendole la dignità di strumento di pace e di dialogo .
Il conflitto non è una condizione inevitabile, ma il frutto avvelenato di un pensiero che ha smarrito la sua umanità.


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