Peppe Millanta, Il pescatore di stelle, Rizzoli 2025, pag. 176, illustrazioni di Lavinia Fagiuoli
di Marisa Cecchetti
Senza dubbio ama i cieli stellati e il mare Peppe Millanta, scrittore, sceneggiatore e conduttore televisivo, che già in Cronache da Dinterbild (Neo edizioni 2023) scriveva: “Sopra di loro c’era la notte stellata. Una notte grande, come capita a volte di vederne in giro. Perché ci sono notti più grandi di altre che pare non debbano finire mai e dove, se non stai attento, rischi di perdertici dentro”. Ed è un poeta, perché il suo linguaggio è essenziale, leggero, fatto di parole che suonano come carezze. La illustratrice Lavinia Fagiuoli ne coglie la magia, accompagnando la storia/novella, con immagini di grande suggestione e delicatezza, che ci portano dentro spazi infiniti, tra le stelle, definiscono le creature della terra e scendono tra quelle del mare.
Qui c’è un bambino di undici anni, Manuel, che in una notte stellata sente di avere un appuntamento. Con chi lui non lo sa, ma la notte lo sta aspettando, “Anche se sembrava quasi distratta, intenta com’era a specchiarsi sui lampioni, a far danzare le stelle, a nascondere le cicale e ad avvolgere i sogni delle persone”. A un certo punto una scia luminosa taglia il cielo, “come se qualcuno stesse dividendo la notte in due: da una parte quello che è stato, dall’altra quello che sarà”. Allora lui corre, corre dietro alla sua stella e arriva alla spiaggia quando la stella è già caduta nel mare.
Sul mare la luna disegna una scia d’argento. Un pescatore sta portando a riva la sua barca, nella rete pesante non ci sono pesci, ma stelle che ancora ardono, che presto si spegneranno. Sono le stelle cadenti che ha raccolto nel mare, ognuna contenente un desiderio non avverato. Ora se ne raccolgono meno, dice il pescatore al bambino, perché «Avere un desiderio significa avere fiducia in quello che ti circonda. Nell’esistente. Fiducia che qualcosa possa essere in ascolto di ciò che sei”. E talora i desideri rimangono inespressi perché la paura che non si avverino supera la speranza.
Ne ha raccolto una grande quantità in magazzino, alcune stelle sono leggere perché sono «desideri che non portano da nessuna parte. Sono i desideri di chi non sa desiderare”, quelle stelle finiscono nella spazzatura; ci sono le stelle dei “desideri più difficili perché non riguardano un individuo, ma l’intera umanità”, quelle il pescatore le mette da parte, nella speranza che si possano esaudire, un giorno.
Ma il desiderio è vita. “Tutto ciò che fai è per un desiderio» proseguì il pescatore. «Mangi perché hai il desiderio di mangiare. Cammini perché hai il desiderio di camminare. Tutto. Non c’è cosa che non sia guidata da un desiderio. Ciò che chiami “desiderio” non è così diverso da ciò che chiami “vita”.
Il desiderio “non è altro che la metà di un sogno più grande”: possiamo desiderare da soli, ma “per sognare bisogna essere in due” e un sogno ha bisogno che almeno i desideri di due persone si incastrino tra loro.
Ecco allora la ricerca di stelle che possano combaciare, perché si realizzino i sogni: se sono quelle giuste sprigionano subito una fiamma, come d’amore. Fondamentalmente il bisogno d’amore è nel desiderio e nel sogno di tutti. Che cosa desidera Manuel che vive in una casa famiglia? Che cosa il pescatore dal volto scavato? E che cosa una giovane donna in una casetta non lontana?
La favola è una apertura alla speranza, una favola che diventa essa stessa una stella cadente che si carica dei desideri d’amore e di pace degli uomini: difficile, oggi più che mai, trovare l’incastro giusto, quello che realizzi il sogno.
Manuel che fugge lontano dalla casa famiglia, che fa l’esperienza di un mondo surreale, onirico, e cerca chiarimenti; il vecchio saggio che gli rivela la goccia di infinito che ci portiamo dentro; il linguaggio stesso, musicale, pulito e chiaro come quello dei vecchi e dei bimbi, tutto rimanda all’incontro tra il piccolo principe e la volpe di De Saint Exupery e al ritmo di quella narrazione. Ogni passaggio, nella sua impalpabile levità, contiene un messaggio. C’è qualcosa, tuttavia, che Manuel non riesce a capire: «Cosa sono le utopie?» chiese Manuel all’improvviso, come se quella domanda gli fosse esplosa dentro dopo essere stata a lungo trattenuta. «Che c’entra, adesso?» «Nella rimessa… c’era una scatola con su scritta questa parola.» Il pescatore per un attimo smise di lavorare e si voltò verso il ragazzo. «Domanda molto difficile» disse. «Si tratta di desideri giusti. Giustissimi. Ma forse troppo grandi.» «Cosa intendi?» «È una mia idea, ma credo che siano desideri grandi perché per avverarsi devono coinvolgere milioni e milioni di persone, e io finora non sono riuscito a capire cosa fare perché si avverino.»