IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Per Silvana Forchetti. Per i suoi versi d’amore

per Silvana Forchetti

di Maurizio Nocera

Quando Silvana volle farmi omaggio dei suoi libri, me lo disse sotto voce, in modo piuttosto serio quasi che io fossi chissà chi. In fondo eravamo amici da tempo. Amicizia fondata sui nostri studi e interessi scientifici. Silvana ed io siamo degli junghiani, nel senso che in Carl Gustav Jung abbiamo trovato il nostro punto di riferimento psicologico e la fonte alla quale ricorriamo per risolvere qualche problema di natura psicologica. Questo non voler dire per noi avere messo in penombra l’altro mostro sacro della psicologia moderna e contemporanea, ossia Sigmund Freud, colui che per primo, a cavallo dei secc. XIX-XX, ha fatto la rivoluzionaria scoperta dell’Io profondo della personalità umana. Accanto ad esso, aggiunse il SuperIo e l’Inconscio Individuale. Poi, ma vale a dire solo di poco successivamente a Freud, Jung fece un’altra grande scoperta, anch’essa rivoluzionaria: l’Inconscio Collettivo.

Tuttavia noi, intendo io e Silvana ma di certo almeno io, grazie al mio compianto Maestro Dario Caggia (per molti anni docente di Psicologia all’Università del Salento e psicoterapeuta), in Jung abbiamo trovato l’ispirazione per tante “imprese” a volte positive, altre meno. Da come conosco Silvana anche lei ha trovato e trova tanta ispirazione nello stesso Jung. I titoli scientifici in merito lei ce li ha tutti.

Oggi Silvana Forchetti è Psicologa Psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli psicologi della Regione Puglia. Esercita presso il Centro Medico Epion, e quello che di lei mi affascina di più è la sua competenza nella Danzamovimento, di cui è terapeuta. Diverse le sue pubblicazioni scientifiche. È anche socia APSEC.

Qui però io intendo interessarmi della sua poesia e dei libri di cui mi ha fatto omaggio. Il primo è Sorgenti (Edizioni Pagine, Roma 2020, pp. 80, in copertina l’immagine Il Bagno, 1906, di Paul Ranson). Mi piace citare qui anche un suo riferimento che scrive nello stesso retro frontespizio. Si riferisce ad una mia cara conoscenza. Questo il riferimento: «A pagina 42: Immagine tratta dal libro L’Arte Segreta dell’Attore di Eugenio Barba – Nicola Savarese, Ediz. Argo». La cara conoscenza si riferisce al Maestro Eugenio Barba, che quest’anno compie 90 anni e che, in una sua recente mail, mi scrive di non mancare ad una sua performance che metterà in scena in occasione del suo compleanno.

Questo riferimento della Forchetti mi ha incuriosito a tal punto che sono andato subito alla pagina da lei indicata. E trovo: una bella immagine di una ballerina indiana e i versi di Forchetti: «Danza// Nel silenzio dei mudra/ conosci l’artefice del tempo/ Nel sapere del tuo corpo/ sospeso/ ricordi/ Immagini versi contorni/ Vorrei cantare con le mani/ al vento/ Nei gesti dei mudra/ segnare/ il tuo sogno/ sognare il mio sogno». Anche la punteggiatura fa parte della poesia, e qui, Silvana non la usa quasi per dare continuità al suo verso.

Cosa sono i mudra ce lo dice Plinio Perilli (poeta e fondatore della Casa editrice Pagine, purtroppo scomparso prematuramente qualche mese fa primo giugno 2026) nella sua bella e corposa prefazione Per Silvana Forchetti. Scrive: «Alla danza Silvana si rifà per mettere a fuoco il suo metodo finanche lirico: sorta di danza-terapia che in queste pagine trova forse il suo miglior dispiegamento sintattico e concettuale, rispecchiamento emotivo ed espressivo…/ L’aveva del resto già fatto nelle sue prime raccolte, Notre Dame (2001), Réveries (2004), dove aveva dedicato alla danza come disciplina (ma anche posa, rito estetico e estatico), liriche davvero indimenticabili. Penso a quella sui mudra che sono nella danza indiana le emozioni, le significazioni, i rituali agili e profondi della cosiddetta Danza delle Mani. […] I mudra (o meglio le mudra) più propriamente le Hasta Mudra (in sanscrito, letteralmente sigillo della mano), sono gesti simbolici delle mani» (v. p. 8).

Perilli ha definito il lavoro poetico della poeta in questo modo: «È una poesia forte e argomentata, quella di Silvana Forchetti. […] Gliel’ho sentita leggere, la pima volta, in un reading a Roma, presso la “Nuvola” di Fuksas durante la Fiera del Libro; e già intuivo quasi la mera, fulgida punta d’un iceberg – anche risolto, metabolizzato come lo possono essere tutti i grandi travagli e poi avventi dello spirito: una poesia per metà baciata, fiera di luce, ma per l’altra metà (diremmo per fortuna! Dato l’esito stesso creativo, espressivo, d’ogni agone introiettato, intimizzato) il palpito d’una lirica tesa verso l’armonia, volitiva e stressata ad esserlo, a disciogliersi, vincere e meritare il bene» (v. pp. 6-7).

Che dire? Dentro queste righe dell’illustre prefatore troviamo l’anima (verso dell’Amore) della poesia di Forchetti. Mi ripeto: troviamo lo spirito ancestrale che la poeta coltiva quasi fosse erba buona. Versi genuini, che scavano dentro la storia umana, dentro le relazioni interpersonali e soprattutto dentro i sentimenti più intimi, a volte irripetibili. Cito un’altra poesia di questa fantastica raccolta che ha per titolo: «Sorgenti// Vorrei sapere dove sei stasera/ Se puoi sentirmi dove mi sai vicina/ Quando la notte si tira indietro/ Dove il giorno preme/ Dove il cuore può capirmi/ Il tuo cuore spezzato/ Che ho tenuto per me/ Senza lasciarlo un attimo/ Spezzato dal mio ricordo/ E dalla vita che non ci lascia andare» (v. p. 21).

Apparentemente può sembrare che in questi versi non vi sia un filo di speranza ad un amore inceppato dai ritmi vitali, eppure io lo vedo quel sottilissimo filo, soprattutto in quell’incipit «Vorrei sapere dove sei stasera». E la conferma mi viene da quest’altra poesia: «Tu/ Puoi darmi// Amore/ E giorni/ Tra le righe/ Tra le nostre tempie/ Occhi di giada» (v. p. 30). Stupendo il verso «Occhi di giada».

Ma ebbene che ora io affronti l’altra raccolta poetica di Silvana Forchetti: Bivio d’Amore. Comete e Sogni (stessa casa Editrice della precedente raccolta, Pagine, Roma 2025, pp. 108). A chiusura del libro, Silvana aggiunge la Postfazione del buon Plinio Perilli (che muore proprio poco dopo questa pubblicazione) il quale, anche in questo caso, è profondo e scandaglia molti ambiti della poesia della Forchetti. Lo scrive già nell’incipit del suo testo: «A distanza di pochi anni dall’uscita del suo bellissimo primo libro. Sorgenti, Silvana Forchetti, la brava e sapiente poetessa leccese, oltretutto apprezzata psicoterapeuta, non smette di stupirci con una nuova raccolta esemplarmente biunivoca…/ Per prima parte, una ispirata e impennata silloge poetica […] E poi un cadenzato ed emozionante romanzo-breve […] Quando l’Amore, dove Ella parla ab origine “Del nostro volo”, cioè della storia guida, primaria e sorgiva, di una vita. […] Silvana è rapita nel racconto dell’Amore; e al contempo se ne fa tutrice e ambasciatrice esemplare… Ariosa eppure concreta, cadenzata in passione… […] Aguzza e morbida, fiera, a tratti impennata, eppure dolcissima, Silvana miracola sempre l’anima romanzando il corpo; ed insieme carica, assegna al corpo una devozione e vorremmo dire una missione che è ugualmente, quasi totalmente spirituale… […] Brio e consapevolezza percorrono e sommuovono come un vento caldo marino tutto il racconto, lo splendore costiero di questo sano, fiero entroterra di Puglia. Radici e futuro, ma anche racconto e poesia./ Questo discrimine salva e riassetta tutto. Brava, Silvana Forchetti, per la prova leggera e caparbia, lieta e ammirevole, Bivio d’Amore, comete e sogni./ Dare alla poesia la pregnanza, la tessitura forte e ordinata del romanzo; insieme e al contempo, sdoganare dentro e oltre il racconto, le movenze, i rapimenti, le interrogazioni, la perdizione sensoriale e l’amorosa cocciutaggine di quando ci chiama, ci salva o ci confonde l’Amore, ancora e sempre disceso dal Cielo – Silvana viene da una famiglia di aviatori -, a miracol mostrare…» (v. pp. 89-106).

Con le sante parole di Plinio Perilli, scrivo che esse mi sembrano più che sufficienti per quanto riguarda le considerazioni sul racconto Quando l’Amore. Mi permetto solo di citare la bella poesia di Silvana, che sta nel Prologo del romanzo breve, e che compendia il testo: «Ti dirò alla fine di questo racconto,/ come dormi, come sbadigli, come ti stiri/ quando hai voglia di aprirti./ Del nostro volo./ Tra poco saprai./ Il destino di ogni pausa di ogni parola, di ogni bacio./ La verità che ci inonda, ci copre, divora./ Rammenti di suoni e di odori» (v. p. 59).

Come si fa a commentare dei versi così profondi, di una sensualità sublime, che scavano dentro il sub liminare dei sensi. Non scrivo altro. Chi vuole capire capisca, il testo di Silvana sta là. Lo si legga e lo si rilegga pure.

Leggendo la silloge della Forchetti non posso non soffermarmi sulla poesia che dà il titolo al libro: «Bivio d’amore// Aprirai il vento/ da solo/ a pensare./ Quel bivio d’amore ti passerà accanto./ Raccoglierai le tue cose/ nel mare bianco di perle,/ in quella brezza,/ nei tuoi rimpianti./ Ritroverai gli spazi di quella antica promessa,/ mentre ai tuoi piedi,/ un sospiro soltanto,/ nella notte, riaccende i miei sogni./ Sogni del tuo fiorire./ Hai ancora me nel palpito di quel cielo/ sbiadito dal tempo» (v. p. 6). Commovente e sublime. Un’amata che ama e che sogna, ponendosi ai piedi dell’amato.

Nella raccolta ci sono versi che incantano e che cantano: lo spirito, l’anima profonda, l’inconscio sensuale (Toccami, Per strada, Arresta la corsa, […]). Silvana Forchetti è poeta dell’anima, dell’Amore, delle profondità stromatolitiche cosmiche. Cito ancora un’altra poesia, che pure essa dà il titolo alla silloge: «Comete// Non credere al destino./ È tutto per te questo bellissimo dicembre,/ questo attimo d’autunno./ Grani d’amore e di tormento/ non passeranno tra queste tue note. Arriverà l’inverno/ a parlarci delle corde/ e dei rifugi/ tra nevi bianche e lupi nascosti/ tra le brume del corso d’acqua su quella montagna./ Il vento tace per ricordarci/ l’uscio del sapere attonito e/ rasente il mare/ della colomba bianca./ Questo orizzonte comprende anche il tuo cielo,/ l’attesa stupida di un palpito d’amore» (v. p. 50).

Vedete la poesia, come l’amore, è sempre tormento, sofferenza, dubbio, confusione, perdita del proprio Sé, che è possibile rintracciare solo girando la testa all’indietro. E qui, nel passato, ritrovi il ricordo, i momenti belli e quelli non belli. È la nostalgia del tempo ormai perduto che te li fa emergere come bolla d’aria abissale. E di nostalgia se ne intende molto il poeta Antonio Prete che, in quarta di copertina, per Silvana Forchetti, scrive: «Un canzoniere d’amore dagli accenti lievi che accoglie le immagini di un addio e dà all’assenza il ritmo della prossimità e della presenza. In dialogo con i versi, delicate prose di memoria che rivisitano luoghi e figure di affezione».         

Una volta, Silvana Forchetti, in collaborazione con Stefania De Dominicis, mi coinvolse in un progetto, bello nella sua intitolazione: Alice nel paese delle meraviglie nella Storia di ieri e in quella della modernità.Consisteva in unaPremessa: Il viaggio di Alice nella scrittura di Lewis Carroll, può rappresentare, per genitori, docenti ed alunni, l’incontro con le incertezze, il non sense, la fantasia, le immagini, del mondo onirico infantile, verso un nuovo risveglio. Un percorso di conoscenza del Sé a partire dal mondo incantato della piccola Alice. Finalità:1. Confronto tra l’Educazione al tempo di Carroll e i Percorsi Educativi nella società attuale; 2. Porre le premesse per la creazione di interazioni proficue tra mondo adulto e mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.Al fine di mettere in luce le dinamiche che si realizzano nella famiglia, nella scuola e nelle varie istituzioni pedagogiche,e consentire un approccio educativo utile alla definizione e progettazione di una prassi didattica tale da formare un nuovo sguardo verso il comportamento, le emozioni, il corpo in crescita dei ragazzi, ed il loro mondo interiore. Attività: 1. Incontri interattivi secondo varie metodiche e tecniche: circle time; proiezioni di video; lettura teatrale di brani; costruzioni di storie; narrazioni emotive. 2. Laboratori: lettura espressiva; educazione all’ascolto; educazione alla relazione; scrittura di favole; giochi liberi e guidati; drammatizzazione. 3. Relazioni degli Esperti sui temi inerenti alla favola di Alice. Fasi del Progetto: Lettura teatrale e narrazioni emotive dei relatori; Laboratori; Relazioni conclusive sugli argomenti trattati; Condivisione e libero dibattito. Destinatari: Genitori, Docenti, Alunni di vario ordine e grado, Operatori culturali.


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