IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Corridoio aereo di una rotta

di Tiziana Leopizzi


Adoro volare. Non avendo ali mie prendo a prestito quelle degli aerei. Essere  sospesi a migliaia di km, seguire la rotta sullo schermo  con il mappamondo che ridimensiona immediatamente la convinzione dell’uomo di essere onnipotente, e al contempo la consapevolezza degli incredibili recentissimi  passi avanti  compiuti nella qualità della vita…l’essere umano non è stato più alla mercé  degli elementi, la parola salute ha avuto finalmente  un senso, sfide impensabili sono state lanciate e vinte, e in fondo  ma mica poi tanto, il convivere con la fragilità innata é il motore di qualsiasi cosa possa allontanarla almeno un attimo  dalla nostra mente. Si escogita di tutto pur di non esserne preda… tutto qui è davanti a me, in questa immagine che raffigura il volo che compie un puntolino che sta  solcando il cielo. NY e Dakar, Sao Paulo ed Helsinki, Roma Calcutta Parigi Mosca, Shanghai, sono alcuni degli infiniti puntini che l’uomo ha eletto a propria dimora, non si può non provare ammirazione ma…

Poche storie, devo arrivare al gate d’imbarco. Il fermento dell’ aeroporto mi cattura, gli scintillanti negozi dove  campeggiano i brand più prestigiosi, l’ansia sottile ma penetrante di perdersi negli infiniti percorsi per raggiungere gli imbarchi, tieni il biglietto a portata di mano! No dopo, ora vogliono il passaporto. Le indicazioni perlopiù un optional, gira gira eccomi finalmente il gate, ennesima coda prima di imbarcare. A bordo, piazzate nel portaoggetti le tue cose ti accorgi che hai lasciato qualcosa di essenziale  nel trolley ed é gioco forza  riprenderlo. Ah si e i vuoti d’’aria? dicevamo?
In questo specifico volo tra Malpensa e  Asunción si fanno sentire. Malpensa  mi innervosisce, già non  non é Milano ma Varese, e i  collegamenti interni lasciano molto a desiderare, però  é  ottimo il collegamento tra terminal 1 e 2.

Anche il tempo vola, non solo l’aereo. Mi piace seguire la rotta sullo schermo a differenza dei miei compagni di viaggio che si ubriacano di film soprattutto americani. Ci fosse un video d’arte, di storia, un documentario alla Angela, uno sulla natura,  e si che l’Italia, che gli stranieri adorano, avendo  l’imbarazzo della scelta potrebbe fornirne parecchi, per non parlare delle città che si sorvolano, tra cui Funchal a Madeira sede di Artour-o nel 2015. Sarebbero una panacea per lo spirito. Intravedo alcuni flash dei film che guardano i passeggeri…volti truci, tra il tristo e il doloroso, violenze fisiche e verbali, brrrr ! mai che parlino di bellezza o le famose commedie inglesi e francesi che impazzavano negli anni sessanta e settanta, ottanta, l’umorismo per  di Therry Thomas, Massimo Troisi, Jack Lemmon, mi andrebbero bene anche le risate crasse che scatenava  Totò, che mia madre aborriva per la comicità cosi volgare,  roba da educande  al giorno d’oggi. 

Chiedo curiosa il vostro parere: perché si prediligono l’orrore e violenza invece che  la bellezza e l’armonia? Perché ha più audience l’atrocità che la bontà, il terrore invece della serenità? Anni fa dopo aver assistito a Palazzo Ducale a Genova alla presentazione dell’avvincente biografia di Andrea D’Oria  della prof. Gabriella Airaldi, I’esimio arch.prof Domenec   docente allora a Barcellona e fortunatamente per noi anche alla Facoltà di Architettura di Genova mi diede la sua risposta e qui riporto testualmente le sue parole: Gentile architetto noi discendiamo dall’unica specie aggressiva che sopraffece tutte altre, perlopiù miti. Purtroppo l’Homo “Sapiens”non lo è affatto, anzi si caratterizza per non far tesoro delle proprie esperienze,  e questa iattura è sotto gli occhi di tutti quotidianamente.  Scegliamo  Linus, che quel genio di Schultz dipinge come tutti gli altri suoi bambini in maniera eccellente.  Io sono una fan di Linus, non alziamo le mani, parliamo facoltà  meravigliosa solo degli essere Umani. Il puntolino con le ali solca  l’azzurro che domina il planisferio, cosi bello, così affascinante, ogni volta l’emozione della prima volta. 
Chissà che direbbe Pindaro


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