Platone oltre Socrate: il Liside e la scoperta dell’amore come conoscenza
Nell’ultimo saggio di Stefano Cazzato, Paolo Protopapa ripercorre la svolta del pensiero platonico: dal rigore della dialettica all’apertura verso l’indicibile, dove eros, verità e filosofia si incontrano.
Le conclusioni – che tali non sono – di Stefano Cazzato del suo ultimo, ed ennesimo, saggio su Platone, sono un icastico, lusinghiero giudizio sul suo lavoro che si dipana in oltre cento pagine, dense, limpide e profonde. Dico che non sono conclusioni perché l’accezione positiva, direi paradossalmente utile di inconcludenza, rinvia all’opera, cosiddetta minore, del Liside, il cui nucleo teoretico portante è l’oltrepassamento del socratismo. Se, come costantemente sottolineato dall’autore, per socratismo intendiamo il confinamento logico-dialettico dell’opera del maestro e delle sue formidabili influenze sul solerte allievo ateniese.
La tormentata percezione del fallimento, come persuasivamente argomenta Cazzato, del socratico “modello della conoscenza di tipo oggettivante”, era certamente maturata in una lunga, faticosa riflessione critica, nella quale Platone è immerso da sempre. E dentro le cui contraddizioni (non esenti da riserve conservative idealistiche). L’allievo sente l’urgenza di praticare la scepsi innovativa del suo, peculiare e originale filosofare. Gli Amanti di Stefano Cazzato sono, a mio giudizio, questo doloroso e, al contempo, felice approdo di emancipazione platonica dall’ipoteca socratica. Non già nel segno di un ingeneroso parmenicidio ampiamente consumato nel recupero del reale-materiale dei Ta onta sull’Einai (M. Heidegger, Che cos’è la metafisica). Quanto nel più largo inoltrarsi di Platone nei saperi dell’indicibile puramente logico e/o riduttivamente dialettico. È qui che il coraggioso e determinato e autonomo e (finalmente) de-socratizzante Platone varca il limite. La sua antica e coerente lotta contro i sofisti (“prostituti della cultura”), il cui vizio conoscitivo inerisce al limite dell’abuso della persuasione – posta a cardine di un esangue soggettivismo utilitaristico – si conchiude adesso con “le vertigini dell’Amore”. Vale a dire con la congettura, epistemologicamente irrinunciabile, di un nuovo mondo eroticamente plasmabile, oltre che teoreticamente (perché esteticamente) indagabile.
Quando Stefano Cazzato ci propone, in questa finissima lettura del Liside, la pressoché definitiva platonizzazione di Socrate, non sottolinea semplicemente l’approdo ad un nuovo approccio conoscitivo e filosofico, ma intromette e conferma – insieme ai più autorevoli studiosi – l’apertura verso un nuovo, dinamico e più complesso orizzonte di verità. Non già della “ben rotonda ed inconcussa verità” della metafisica via all’in su parmenidea. Si tratta, invece, innovativamente di immettersi nel cammino esplorativo “degli eterni fenomeni originari” che – come ottimamente sottolinea Cazzato – «fenomeni non sono» (p. 103). Ora, come dicevamo all’inizio, raramente un pensiero filosofico, fallacemente considerato sistemico e autoconcluso, quale quello platonico, dallo studio di Cazzato risulta, invece, aperto e non suscettibile di chiusure apodittiche. Perciò sento di riprendere, ancorché abusata, l’efficace locuzione non philosophus, sed philosophia est Plato. Pertanto, risultato di completezza ed occasione non solo per un godimento specifico di lettura, ci appaiono questi discorsi sul Liside di Platone, compendiati ne Gli Amanti. Il saggio offre anche e soprattutto un formidabile apparato bibliografico. Il quale appare subito di grande ausilio per il lettore esigente ed appassionato. È un vero e proprio parterre de rois di oltre 140 autori e studiosi di Platone, menzionati in una articolazione di dieci capitoli. A tal proposito ci piace rimarcare, con affetto antico, la stima e la riconoscenza per il cospicuo contributo scientifico profuso dall’autore in questo impegno critico e professionale. Anche perché come ricercatore, Stefano Cazzato, da oltre un quindicennio di studi platonici, unendo insegnamento e riflessione, può essere un esempio per quanti dalla filosofia non possono che aspettarsi una perenne gioia di scoperta conoscitiva.