IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Povera e nuda vai, filosofia. Brevi note di critica scolastica

Critica filosofica

di Paolo Protopapa

Una “società malata”, come ammoniva un quarantennio fa Norberto Bobbio , riflette e rende visibili nelle istituzioni le proprie difficoltà .
La crisi del Liceo Classico, simmetrica ed ancora più grave rispetto al malessere generale in cui versa la scuola pubblica, ha, tra l’altro, in comune con le linee guida del ministro Valditara un peggioramento del destino della Filosofia. Basti pensare che la cattedra di Filosofia e Storia (già inopinatamente amputata della Educazione Civica) nel liceo classico è di 18 ore nel triennio post-ginnasiale, sei per classe. Quindi il più alto numero di ore di insegnamento di ‘Storia della filosofia’, tre ore settimanali per classe, per una scuola superiore importante e culturalmente significativa del panorama nazionale.
La definizione ‘Storia della filosofia’ – quale disciplina impartita in questo tipo di scuola – non inganni. Infatti, pur nella evidente ipoteca storicistica di una pregressa unilateralità programmatica dovuta alla Riforma-Gentile di un secolo fa, essa lascia comunque la preziosa possibilità, a docenti colti e intelligenti, di legare la trattazione critica della filosofia nella sua propria scansione temporale. Si tratta, pertanto, di innestare l’ineludibile cornice scientifica e teoretica della specificità filosofica nell’ampio scenario culturale del processo di pensiero sia nazionale, sia europeo, sia universale. De-storicizzare la filosofia e, per conseguenza, frantumarla in spezzoni astratti, avulsi dalle sue essenziali connessioni cognitive – a suo tempo individuate dalla abortita Riforma Brocca di alcuni decenni fa – appare sbagliato e irresponsabile. Una tale scelta, non casualmente, oggi manifesta l’intento conservativo di ‘nazionalizzare’ e, quindi, ‘provincializzare’ un patrimonio conoscitivo infragilito nei fondamenti universali che soli lo possono accreditare sul piano educativo e intellettuale. Come e perché possa farsi strada l’idea di uno studio filosofico orfano di Spinoza, Leibniz, Kant; oppure allontanato dalla potenza estetica di Schelling e, per sovrappiù, di un Fichte o di Hegel e di un Marx rimane un non-senso, un vero e proprio enigma ministeriale. Altra cosa, ovviamente, riguarda l’intelligenza curricolare di conservare il meglio degli svolgimenti filosofici dei vari sistemi dottrinari, cercando di raccordarli metodologicamente con l’ampio spettro dei saperi contemporanei di innegabile qualificazione critica e conoscitiva.
La crisi del Liceo classico, quindi, incide già di per sé negativamente sull’eredità filosofica dell’insegnamento scolastico curricolare ed indebolisce sia le discipline filosofiche, sia la dimensione storica dell’approccio formativo in generale. Questo perché una filosofia impartita senza coscienza, competenza e sensibilità di prospettiva storica, tende a rendere sterile il pensiero umano. Vale a dire a slegarlo da uomini, fatti, tempi, cornici epistemiche, che sono sempre interrelate e necessariamente strutturate ‘nel tempo’.
I tentativi, dunque, di modificare ‘in pejus’ l’insegnamento della filosofia, oltre a violentare la nostra civiltà culturale, mirano ad aggredirla nei suoi pilastri fondativi di garanzia di scuola libera, quale feconda promotrice di spirito critico costruttivo.
La conseguenza non potrebbe che essere l’avvilimento degli insegnanti di ogni ordine, specialmente nei gangli diffusi delle scuole superiori di secondo grado. E, per ulteriore danno, la frantumazione dei saperi in mediocre e velleitario concretismo, privo di qualità e perspicacia civica ed educativa.
È davvero difficile immaginare che una società così aspramente contendibile e, soprattutto, tanto bisognevole di giovani menti attrezzate per sfide inedite e passione morale quanto mai necessaria, sia tristemente curata da piccole, mediocri misure disorganiche così palesemente inadeguate.


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