Prima di giudicare, guarda nella gabbia: la provocazione di Dario Agrimi al Festival Castel dei Mondi
di Antonio Pistillo
ANDRIA – “Prima di giudicare pensa…” recitava Fabrizio Moro in un suo celebre brano, trasformando l’invito all’introspezione in una vera e propria urgenza etica. Questa mattina, nel cuore pulsante di Andria, in una Piazza Catuma immersa nella routine quotidiana, quelle parole hanno trovato un’inaspettata forma visiva e concettuale grazie all’incontro con l’artista Dario Agrimi, protagonista della XXVIII edizione del Festival Internazionale Castel dei Mondi.
Il colpo d’occhio è di quelli che arrestano il passo: una struttura a forma di gabbia svetta nello spazio pubblico, catturando lo sguardo dei passanti e costringendo la comunità a fermarsi.
Liscio come l’odio: l’architettura del pregiudizio
L’opera, intitolata Liscio come l’odio, si insinua nelle piaghe della nostra quotidianità per vivisezionare uno dei mali più radicati della società contemporanea. Il testo critico che 8accompagna l’installazione parla chiaro: l’odio è un sentimento che scorre via rapido, nutrito da una memoria corta, dall’ignoranza inconsapevole e da una cronica incapacità di accogliere il diverso.
La piazza come specchio: Collocare una gabbia in Piazza Catuma significa trasformare il luogo del passeggio e del dibattito cittadino in un palcoscenico di auto-riflessione. Chi è davvero in gabbia? Chi viene giudicato o chi giudica imprigionato nei propri preconcetti?
Il corto circuito cognitivo: L’installazione evidenzia come la superficialità e l’ostilità siano spesso figlie di un “deficit cognitivo emblematico”. In un’epoca satura di giudizi affrettati e risposte immediate, l’arte di Agrimi rallenta il tempo della reazione per fare spazio a quello della comprensione.
Dalla condanna allo stupore
In perfetto accordo con la vocazione del Festival Castel dei Mondi da sempre cantiere di linguaggi contemporanei e riflessione civile , Agrimi non si limita a diagnosticare il male del pregiudizio, ma indica una via d’uscita.
L’installazione è un invito aperto a scardinare il circolo vizioso dell’astio per ritrovare “il valore della bellezza”, la capacità di guardare le cose come se fosse la prima volta e di stupirsi. Superare la tentazione di etichettare l’altro significa prima di tutto riappropriarsi della propria umanità.
In un Mezzogiorno che da sempre fa dell’accoglienza e del dialogo tra culture il proprio tratto identitario, l’opera di Agrimi risuona con particolare forza: prima di scagliare una sentenza, occorre sostare di fronte alla complessità dell’altro. E ricordare che la verità, molto spesso, sfugge di mano a chi pretende di averla già in pugno.
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