IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Quale mondo post-neoliberale? Ne parliamo a tò Kalòn con il Prof. Francesco Fistetti

CONFERENZA CON FRANCESCO FISTETTI

di Anna Stomeo

Ancora una volta a tò Kalòn di Itaca Min Fars Hus decliniamo la cultura sulla contemporaneità, muovendo dalle urgenze della società civile e della politica. Una nostra vocazione esplicita e, forse, generazionale, suffragata dall’appoggio e dal riconoscimento di tanti amici, giovani e meno giovani, che partecipano con entusiasmo ai nostri dibattiti, portando un fondamentale contributo al tentativo collettivo di (r)esistenza di una comunità pensante, consapevole e critica.
Un’operazione culturale non facile che cerchiamo di portare avanti con costanza e resilienza e che richiede la buona volontà individuale di coloro che partecipano e l’impegno di continuare a farlo e di essere comunque presenti.

Con questa consapevolezza, mercoledì 28 Gennaio alle ore 18.30 a Martano (Lecce) in via Marconi 28, incontriamo on line il Prof. Francesco Fistetti, ordinario di Storia della Filosofia dell’Università di Bari, filosofo e studioso di fama internazionale e attento osservatore del presente, per chiedergli, retoricamente, ma non troppo, “Quale mondo post-neoliberale?”

Una domanda tutt’altro che casuale perché scaturisce non solo dalle sconvolgenti vicende geopolitiche che stiamo vivendo, ma anche dallo stesso insegnamento magistrale del prof. Fistetti, i cui studi di filosofia della politica sono da anni orientati in direzione di un’analisi critica del neoliberalismo e della definizione attenta di una visione alternativa, filosofico-sociale e antropologica.

L’avvento devastante e violento dell’autoritarismo trumpiano, punto di riferimento politico dell’estrema destra internazionale, compresa quella italiana al governo, pone non solo interrogativi teorici, ma urgenze pratiche e politiche su quello che sarà il mondo di domani, che è già oggi. E sul ruolo che tutti noi, cittadini e cittadine consapevoli, dobbiamo avere nel processo di trasformazione delle istituzioni mondiali in atto, dall’ONU al multilateralismo, dal rozzo e scomposto attacco statunitense all’Europa, al declino dell’opposizione democratica e alla sudditanza di alcuni capi di governo europei agli Stai Uniti, i quali ultimi, di fatto, vivono il momento del loro massimo declino rispetto alle grandi potenze internazionali emergenti.

Di qui il cambio repentino di politica internazionale operato da Trump e il tentativo, appellandosi storicamente alla cosiddetta dottrina Monroe (l’America agli americani), di superare in un colpo solo globalismo, neoliberismo, libero scambio e democrazia: non più poliziotti del mondo in nome della democrazia liberale, più o meno opportunamente esportata e usata come schermo, ma costruttori e difensori, sfacciati e arroganti, di un impero che pone le sue basi nelle tecnologie informatiche più avanzate e che affida all’Intelligenza Artificiale gestita dai gramdi tecnocrati iper-arricchiti il compito di gestire non solo l’economia, ma anche l’apparato dello Stato e persino l’Esercito.
Nello stesso tempo lo Stato stesso si trasforma in operatore economico e commerciale a gestione privatistica, in comitato d’affari scevro da ogni controllo pubblico, mentre lo Stato di diritto abbandona definitivamente il campo per fare spazio a ideologie hobbesiane e autoritarie finalizzate al dominio dei mercati e allo sfruttamento delle risorse umane e naturali. Questa l’America di Trump, sempre più spinta verso la dimensione dello scontro globale, che usa la pace come minaccia e come spauracchio e che infanga il premio Nobel facendone un trofeo per aspiranti dittatori.

Un quadro fosco e inquietante, chiaramente definito da Trump nella NSS (National Security Strategy) dello scorso novembre, “soft power”, finalizzato a realizzare e allargare gli interessi privati americani all’intero globo, definendo un nuovo scenario imperiale polimorfo e tecnologico in competizione con gli altri imperi mondiali.

All’interno di tale scenario diventa sempre più difficile immaginare uno spazio autonomo dell’Europa, nel quale gli europei dovrebbero muoversi con senso di responsabilità e forza di reazione e di visione, ma anche di coesione, superando i contrasti sovranisti e le sottomissioni, in difesa di quei valori di fondo che hanno caratterizzato le democrazie liberali nel secondo Novecento (riconoscimento, diritti, multilateralismo e multiculturalismo, policentrismo e democrazia). La crisi del mondo neoliberale, oscurato dai nuovi scenari, può presentarsi, invece, paradossalmente, come un’occasione unica di riflessione e di rinascita.

Uscendo da una logica falsamente storicista e di fatto conservatrice, giustificatrice e compiacente, per la quale tutto è dato e tutto è epocale e inarrestabile, non solo il sistema capitalistico fondato sull’interesse dell’homo oeconomicus, ma anche le violenze del neo-autoritarismo trumpiano, si può guardare al presente con uno spirito critico e scientifico che consenta non solo di formulare ipotesi nuove e alternative, ma anche di riappropriarsi e di ridefinire uno “spazio pubblico” in cui dare forma ad una nuova realtà relazionale e comunitaria.

Muovendo dall’analisi “scientifica” delle grammatiche nascoste che sottendono le relazioni sociali, sul piano filosofico, storico e antropologico, è possibile individuare le tracce di realtà alternative, sepolte dal conformismo ideologico, “utopie concrete” da indagare nei loro riflessi teorici e nei loro rapporti di interdipendenza, che delineano la possibilità di mondi post-neoliberali e comunque democratici. Una sfida che irrompe nella contemporaneità come sollecitazione critica concreta non come obiettivo escatologico, proprio nel momento in cui non sembra esserci via d’uscita all’inversione autoritaria e al degrado delle relazioni politiche internazionali.

Riconoscimento, paradigma del dono e convivialismo sono i punti riferimento forti di questa sfida, che vuole ridisegnare il futuro e della quale cercheremo di parlare con il Prof. Francesco Fistetti, andando possibilmente oltre la sterile contrapposizione tra homo oeconomicus e homo donator, troppo facile da demolire, nell’ambito del pensare comune e di una sociologia sorda ai richiami profondi delle relazioni sociali comunitarie.
In un contesto in cui sembrano caduti tutti gli equilibri politici e le certezze etiche e giuridiche, uomini e donne di buona volontà si sono incontrati, nella consapevolezza di una scelta definitiva: “convivialismo o barbarie” come recita il titolo terzo manifesto convivialista, che vede la luce nel clima inaudito del trumpismo.

D’altra parte, proprio gli eccessi e i deragliamenti della politica di Trump e le incontinenze violente della sua presidenza, in questi giorni e in queste ore, sembrano favorire maggiormente “l’utopia concreta” di pensare una società più giusta, in cui sia possibile, secondo la definizione di Marcel Mauss, «contrapporsi senza massacrarsi e “darsi” senza sacrificarsi l’un l’altro». In definitiva riuscire a vivere il conflitto, insito nelle società che si vogliono democratiche, senza perdere di vista l’essenza della convivenza umana espressa nella società civile e nelle sue forme politiche di relazione e di scelta.

Anche perciò l’incontro del 28 Gennaio 2026 con il Prof. Fistetti e il suo insegnamento sarà, ancora una volta, per gli amici di tò Kalòn, l’occasione unica per conoscersi e riconoscersi, in un progetto non di mera sopravvivenza nel presente, ma di costruzione di un diverso avvenire.


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