IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Quando la bellezza diviene supporto alla cura

memoria identità

di Riccardo Rescio

Potrebbe sembrare strano eppure memoria, identità e comunità sono tre parole che possono realmente essere una cura.
Le ha pronunciate Giorgio van Straten alla inaugurazione della mostra “Hospitalia” all’ospedale Le Scotte di Siena, e non erano parole vuote ma il racconto di qualcosa che accade quando si smette di pensare alla cura solo come a una pratica sul corpo.
La memoria quando non è rimpianto è la prova di un vissuto, l’identità ci conferma di avere delle radici, la comunità di non essere soli, e questa mattina del 6 maggio 2026 tutto questo è diventato pietra e immagine in un luogo che di solito frequenta il dolore.
Non è un effetto placebo ma la condizione necessaria per affrontare le difficoltà, e chi lo dice non è un filosofo ma uno che ha passato la vita a conservare fotografie, cioè tracce di ciò che siamo stati.
L’ospedale Le Scotte sorge su una collina che domina Siena, un luogo pensato per la medicina avanzata, ma il suo nuovo ingresso appena inaugurato non è solo un accesso funzionale a padiglioni e reparti.
Alla presenza delle autorità cittadine, civili e militari ed ecclesiastiche, con il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, è stato aperto quello che fino a ieri era un anonimo tunnel di collegamento e che oggi diventa una galleria d’arte.
Un tempo, prima che l’ospedale moderno si spostasse sulle Scotte, il luogo della cura era Santa Maria della Scala, uno degli ospedali più antichi d’Europa, affacciato direttamente sul duomo e capace di accogliere pellegrini, malati e bambini abbandonati per secoli.
La mostra “Hospitalia”, curata dalla Fondazione Alinari per la Fotografia, fa proprio quel legame ideale tra il vecchio e il nuovo, tra la storia di un intero popolo che si è preso cura dei suoi e il cemento e i macchinari di oggi.
Le immagini esposte non sono decorative, non sono cartoline per rallegrare l’attesa, ma raccontano che quel luogo di sofferenza è anche il deposito di una memoria collettiva fatta di gesti semplici, di suore e infermieri, di letti stretti e di corridoi dove qualcuno ha imparato a camminare di nuovo.
Percorrere quella galleria significa passare attraverso la bellezza prima ancora di arrivare alla visita specialistica, e non è un dettaglio perché ormai è accertato che la bellezza predispone positivamente tutti anche chi ha già una sofferenza.
Non guarisce, la sola bellezza non basta, ma fa accoglienza, e l’accoglienza è la prima forma di cura che si possa offrire a una persona spaesata dal dolore proprio o di chi ama.
L’inaugurazione di martedì 6 maggio 2026 ha trasformato un passaggio obbligato in un gesto volontario di generosità, e se qualcuno pensa che sia solo una mostra fotografica si sbaglia perché qui si è deciso di investire risorse pubbliche per rendere bello ciò che di solito è grigio e spersonalizzante.
Il Presidente della Fondazione Alinari ha detto parole che resteranno appese a quelle pareti insieme alle stampe, e cioè che non si è mai soli se si ha una comunità, non si è senza direzione se si ha un’identità, non si è vuoti se si ha una memoria.
Tutto questo è vero, non è solo una bella frase, ma azione concreta, perché a Siena qualcuno ha avuto il coraggio di mettere la bellezza accanto alla sofferenza, senza timore di sembrare retorico, e questo è già un fatto concreto più di mille teorie, da emulare.


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