QUANDO UN ANGELO CADDE DAL CIELO SU UN VILLAGGIO SALENTINO E LO INONDÒ DI LUCE D’ARTE (Per Giuseppe Casciaro, insigne pastellista)
Giuseppe CASCIARO Marmo di Virgilio PIZZOLEO
di Maurizio Nocera
Domenica, 7 dicembre 2025, ad Ortelle (Lecce), si è tenuto un evento d’arte su iniziativa dell’associazione “Il pane dell’Arte” col patrocinio culturale dell’Azienda agrituristica “Lu Campu” e l’azienda “Mondial Marmi. È stato giustapposto, in via San Vito 6-8, nello spazio antistante il frantoio ipogeo di proprietà della signora Raffaella Maggio e del fratello Roberto Maggio, il busto marmoreo di Giuseppe Casciaro, il grande pittore pastellista e paesista nato a Ortelle e vissuto a Napoli, dove aveva il suo atelier d’arte al Vomero. Il pregevole marmo è stato scolpito dallo scultore ortellese Virgilio Pizzoleo. Esso si compone di due parti: il Marmo che ritrae l’artista, e la base con la seguente legenda: «Questo luogo risalta la grandezza di GIUSEPPE CASCIARO (Ortelle, 9 – 3 – 1861 / Napoli, 28 – 10 – 1941) Maestro del colore che, dalla magia del paesaggio traeva ispirazione per le sue opere. Con la sua arte ha saputo donarci l’eterna bellezza della Natura.// Comitato “Giuseppe Casciaro”: Cultori dell’Arte e Ricercatore: Casciaro A. (Rossi), Prof. Nocera M., Dott. Circhetta L., Massafra L., Cavallino M., Amato A./ Poeti: Prof.ssa Pede M., Capraro A., Conte V. A., Rizzo De Giovanni T., Petracca P., Greco G./ Artisti: Casciaro C., Gravante D., Vella T., Mazzotta V., Giangreco R., Pedone M.// A. D. 2025». A scoprire il Marmo sono stati il regista Edoardo Winspeare e Antonio Casciaro (Rossi) (presidente del Comitato Intercomunale “Giuseppe Casciaro”). Hanno preso parte alla cerimonia il dr. Luigi Circhetta e il parroco Antonio Trane, che ha benedetto il Marmo. Successivamente nella Corte “Casciaro” (davanti alla casa dove nacque l’artista) sono state lette le poesie dei poeti indicati: Vito Antonio Conte: Assunta Capraro, Doris D’Amico, Pina Petracca, Valentina Mazzotta, Tina Rizzo De Giovanni, Giuseppe Greco, Giovanni Santese, Rosaria Pasca, Roberto Molle e Mimy Pede. Contestualmente hanno suonato e cantato gli artisti: Mino Cavallo, Erika Giagnotti, Katia Giagnotti, Valentina Mazzotta, Matteo Greco, Antonio Amato, Rocco Giangreco, Zaria Giangreco, Cinzia Villani e Sara Fracasso. Durante la mattinata, come pure durante la lettura delle poesie e dei canti popolari il signor fornaio Luigi Massafra ha distribuito le tradizionali “cucuzzate” ortellese cotte al forno di pietra.
Sapevo di Giuseppe Casciaro, il famoso pastellista di Ortelle, che a Napoli ebbe fama di pittore paesista. Su internet si possono trovare le storie legate alla sua origine salentina, al suo percorso propedeutico nell’arte. Nell’Ottocento Napoli era famosa per i suoi pittori, scultori, fotografi, per cui il nostro Giuseppe Casciaro, non potette sfuggire al richiamo della grande arte partenopea. Basti pensare ai grandi artisti di ogni epoca che a Napoli hanno soggiornato e hanno avuto bottega, ad iniziare dal grande Caravaggio che visse a Napoli nel secolo XVII, lasciando di sé nelle città opere straordinarie e dando vita a un buon numero di allievi.
Fin dai primordi del primo millennio, Napoli annovera grandi artisti: Montano d’Arezzo (XIV sec. che segue la scuola dei grandi maestri di Assisti, Cimabue e Giotto); Pietro Cavallini (XIV) con la sua stupenda Crocefissione nella Cappella Brancaccio nella chiesa di San Domenico Maggiore, la chiesa dove vissero e si formarono Tommaso d’Aquino e Giordano Bruno; Simone Martini (XIV sec.) con la famosa pala di San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d’Angiò, presente nel Museo di Capodimonte. È certa, o quantomeno accertata la presenza della bottega di Giotto a Napoli almeno fino al 1333. In quegli stessi anni, nella città partenopea della bottega di Giotto è presente anche Roberto d’Oderisio, i cui affreschi meravigliano nella chiesa dell’Incoronata. E a seguire Niccolò di Tommaso (XIV sec.), Marco da Siena (XVI sec.), Colantonio (XVI sec.), Giorgio Vasari (XVI sec.), Fabrizio Santafede (XVI sec.), Michelangelo Merisi (in arte Caravaggio, XVI-XVII sec.), Guido Reni (XVII sec.), Carlo Sellitto (XVII sec.), Battistello Caracciolo (XVII sec.), Jusepe de Ribera (XVII sec., detto lo Spagnoletto), Luca Giordano (XVII sec., il più famoso pittore napoletano), Mattia Preti (XVII sec., di origine calabresi), Massimo Stanzione (XVII). E a seguire molti altri, molti degli stessi XVII-XVIII secoli che affrescarono o dipinsero su tela in molte chiese napoletane. Non li cito tutti perché è facile vedere le loro opere in molte chiese napoletane. Fra di loro indico ancora solo Francesco Solimena, il molfettano Corrado Giaquinto e Salvator Rosa. Arriviamo così al XIX sec., al famoso Ottocento artistico napoletano, quando gli artisti partenopei abbandonano le tarde botteghe classiche e, attraverso la Scuola di Posillipo, cominciano a dipingere paesaggi, vedute e momenti di vita popolare. La nuova pittura paesistica nasce con l’olandese Anton Sminch van Pitioo, che visse a Napoli a partire dal 1815. Continua la storia pittorica napoletana con Pasquale Mattei e prosegue con moltissimi altri. A cavallo tra i secc. XIX e XX continua l’influenza della Scuola di Posillipo, ma ci sono nuovi apporti, soprattutto dovuti all’influenza della corrente impressionistica e postimpressionistica francese, che avvalora famosi artisti, fra i quali primeggia anche il nostro GIUSEPPE CASCIARO, che vive la sua arte affianco del grande pittore Vincenzo Gemito, suo amico di una vita.
Ecco. Più o meno questa è la Napoli pittorica nei secoli. Da questo punto di vista, non ci si sbaglia quando si dice «la grande Napoli degli artisti». È così che il nostro Giuseppe Casciaro sta dentro quella Napoli pittorica come il seme di una mela sta dentro di essa. Sappiamo che fu allievo dello sponganese Paolo Emilio Stasi e che a Napoli seguì i corsi d’arte del grande galatinese-napoletano Gioacchino Toma.
Dopo un primo periodo della pittura ad olio, quando ancora era giovane, sulla scia del grande pastellista Francesco Paolo Michetti, Giuseppe scelse il pastello come strumento col quale fissare le sue emozioni pittoriche sulla tela o sulle tavolozze. Non ci volle molto per affermarsi come valido pittore. I suoi lavori paesistici conquistarono l’Italia ma anche buona parte di quell’Europa di allora attenta all’arte. Egli fu a Parigi a cavallo del secolo. Le sue opere furono esposte e vendute in parecchie capitali europee e furono esposte pure in alcune Esposizioni internazionali (Digione 1898, Atene 1903, Monaco di Baviera 1909). Nel 1910 le sue opere furono esposte anche all’Esposizione del Montenegro e nel 1911 a quella di Barcellona. Alla Biennale di Venezia fu presente dalla prima edizione del 1895 fino a quella del 1932, escluso il 1926. Sicuramente è questo un primato per un pittore. Fu accademico di numerose Scuole d’arte.
Nelle sue biografie pubbliche si narra della devozione che ebbero per lui diversi allievi, tra i quali i salentini Vincenzo Ciardo e Michele Palumbo. Come pure si scrive del rapporto amicale che ebbe con la regina Elena di Montenegro, della quale fu Maestro di pittura. Molta della sua produzione pittorica è di tipo En plein air, corrente ripresa dagli impressionisti francesi. Osservando i suoi quadri non è difficile scorgere l’amore per la sua terra, all’epoca la Terra d’Otranto, oggi Salento. Molto presente Castro e dintorni.
Leggo da più parti alcune dediche a lui intitolate. Ad esempio a Sejano, frazione di Vico Equense, nel 1962, fu posta una targa, che lo ricorda con le parole del poeta Ferdinando Russo: «In questa villa sostò a lungo / Giuseppe Casciaro / ispirandosi ai sereni orizzonti / di Sejano». Nel 1965, a Napoli, all’ingresso del Villino Casciaro (via Luca Giordano), il Circolo Artistico Politecnico di Napoli depose la seguente targa: «Qui visse e morì il 25 ottobre 1941 Giuseppe Casciaro, maestro del colore che dall’incanto del paesaggio trasse motivi di georgica bellezza».
E oggi, nella sua Ortelle, i suoi estimatori della sua eccelsa arte, in via San Vito, hanno eretto un busto marmoreo dello scultore Virgilio Pizzoleo.
Personalmente non arrivo soltanto oggi all’amore per questo figlio della nostra terra. Sin da quando mi sono interessato di arte, sulla mia scrivania c’è stato sempre il meraviglioso catalogo Giuseppe Casciaro (Mario Mele editore, Napoli 1955, pp. 92). Si tratta del Catalogo della Mostra di Giuseppe Casciaro, organizzata dall’Amministrazione provinciale di Lecce “Celebrazioni Salentine”, 9 ottobre – 9 novembre 1955, presso il Circolo cittadino del Palazzo dei Tribunali (davanti a Palazzo Carafa, sede dell’attuale Municipio). L’introduzione del Catalogo (curato da Guido Casciaro, in formato 1/16) è di Emilio Lavagnini e, al suo interno, è riprodotto uno scritto del grande Salvatore Di Giacomo, poeta e storico di Napoli. Amplissimo il Comitato d’Onore di parlamentari e studiosi del pittore di Ortelle, abbastanza vasta la bibliografia. Prima delle tavole (purtroppo tutte in B/N) si fa riferimento ai ritratti che altri amici pittori gli hanno eseguito, tra cui F. Cifariello, Ritratto di Giuseppe Casciaro ( carbone del 1881); V. Gemito (Ritratto di Giuseppe Casciaro, disegno 1919); A. Mancini, che firma due Ritratti di Giuseppe Casciaro, il primo un pastello del 1923, il secondo anch’esso dello stesso anno).
Il secondo Catalogo che io conosco e posseggo è sempre intitolato Giuseppe Casciaro (a cura di Rosario Caputo, in formato !/4 elefante, Edizioni Vincent, Napoli 2007, pp. 94. Ideazione di Luigi Iaccarino; Coordinamento editoriale e ricerche bio-bibliografiche di Mimmo Di Guida, Rossella Manzione, Mario Bianchi D’Espinosa; Fotografie di Franco Molinari; Progetto grafico di Studio Moratti; Impaginazione di Sara Pollini e Stefano Tornincasa; Stampa Cangiano). Il sommario è spartano: Giuseppe Casciaro e il paesaggio magico; Le opere; Elenco delle tavole; Repertorio espositivo; Bibliografia. Diversi i ritratti pubblicati sia quelli fotografici ed uno ad olio, di Vincenzo La Bella. Le opere sono tutte in quadricromia. Osservandole mi accorgo che esse hanno sempre come soggetto Napoli e dintorni, interni, campi ed alberi e, a proposito di quest’ultimi, nelle diverse campiture quasi sempre egli ha ripreso gli alberi di Pinus pinea. Perché? Suppongo che Casciaro abbia tratto questa visione della Natura di Napoli e dintorni molto probabilmente come ricordo d’infanzia e dell’adolescenza, vissute sia Ortelle (Terra d’Otranto). A Napoli, il Pinus pinea è sempre molto presente. Suggestive le opere dedicate al Salento: Nel bosco di Castro (1895); Oliveto a Castro (1990 ca.); Grotta Romanelli (1901); Il porto di Castro (1901); Cascina salentina (1918); Marina di Castro (1931). Infine un’ultima considerazione: i suoi soggetti sono sempre di una realtà minore della vita e della Natura, ma che egli riesce ad esaltarli attraverso quella irripetibile capacità di pastellare su qualsiasi tipo di supporto. Di Rosario Caputo, che cura il Catalogo e che firma la critica d’arte, mi piace riprendere un brano: Giuseppe Casciaro «della realtà aveva la medesima visione commossa ma gioiosa e non introversa, nonostante una grazia capricciosa del disegno che si allineava a quel certo gusto francese, sintetico ma non frivolo, affine proprio ad alcuni pittori giapponesi molto in voga allora a Parigi. Tuttavia, anche se il consenso che gli deriva dall’esperienza francese lo rincuorava per il futuro, non si sottrasse alla sua indole da paesista e, anziché deviare verso i più ammiccanti luccichii della capitale francese, preferì concentrarsi sulla natura vomerese diradando progressivamente le sue permanenze all’estero» (p. 17).
Il terzo catalogo è intitolato Giuseppe Casciaro (1861-1941). Privato (Edizioni Esperidi, Mostra Signum: 2 aprile – 4 giugno 2023, pp. 136), a cura di Andrea Fiore e Maurizio Russo; Testi di Andrea Fiore, Michele Afferri, Maurizio Russo, Giuseppe Mancarella; Progetto editoriale di Signum/inMostra (a cura di Andrea Fiore). Il Catalogo è bilingue: italiano e inglese. L’indice: Mario Nicola Cucurachi firma la Presentazione; Andrea Fiore, Una mostra per Giuseppe Casciaro «insuperabile pastellista»; Michele Afferri, Giuseppe Casciaro e la pittura di paesaggio; Maurizio Russo, Giuseppe Casciaro e la Francia; Giuseppe Mancarella, Cronologia; Giuseppe Mancarella, Bibliografia.
Nella presentazione Signum per tutti, Mario Nicola Cucurachi scrive: «Collezionare opere d’arte. Una passione nata per caso, spinta dalla curiosità di sapere sempre di più sulle storie che si nascondono dietro un dipinto, la stessa che mi ha portato a raccogliere un certo numero di lavori, tutti accomunati da un aspetto: raccontare il nostro territorio attraverso gli occhi dei maggiori artisti salentini e pugliesi» (p. 7).
Andrea Fiore scrive: «La formazione pittorica di Casciaro custodisce una chiara consapevolezza dei modelli pittorici sia contemporanei che antichi, a partire dal debito per Toma, come sostenuto da Emilio Lovagnino secondo il quale “il colore di Napoli, armonizzato dal grigio argento che egli, sulle orme di Gioacchino Toma, aveva saputo riscoprire nella natura meridionale strappando segreti perfino a Bernardo Cavallino. Ma Giuseppe Casciaro aveva coscienza di ciò, egli la pittura la sapeva distinguere; e quali tesori, propri ed altrui, aveva saputo raccogliere nella sua vasa al Vomero» (pp. 12-13).
Michele Afferri scrive: «Così operando, Casciaro diventa uno dei paesisti più apprezzati tra la fine dell’Ottocento ed il primo ventennio del secolo seguente e i suoi lavori sono ambiti ed acquistati dalla borghesia; la fortuna commerciale conseguita contribuirà a fargli maturare la consapevole scelta di non rapportarsi se non superficialmente con le istanze più innovative dei movimenti pittorici a lui coevi e di recuperare, invece, la tradizione della Scuola di Posillipo per superare l’accademismo ed approdare alla realizzazione di opere di essenziale e rarefatta sensibilità. […] Si può, in definitiva, affermare che Casciaro con i suoi pastelli è stato testimonial ante litteram nel pubblicizzare quel Salento che oggi è conosciuto e apprezzato a livello globale» (pp. 29-30).
Maurizio Russo scrive: «Nel 1916 Enrico Giannelli [Alezio, 30 dicembre 1854 – Parabita, 15 luglio 1945] quanti pastelli avesse eseguito Giuseppe Casciaro, “che è un gran lavoratore”. Ha prodotto una quantità smisurata di opere, la maggior parte usando la tecnica del pastello, che poteva permettergli di esprimere se stesso, i suoi sentimenti, la sua vena paesistica in modo chiaro, semplice, spontaneo e veloce, con una modulazione adatta al suo carattere. La dote principale di questa tecnica, che vanta una tradizione di rilievo (Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Edgar Degas e Edward Manet) consiste nella stabilità del colore, nella spontaneità e nell’esecuzione rapida e comoda, come annota Vincenzo Ciardo “quanto meglio convenisse alla sua visione, tra irreale e sognante, la tecnica del pastello, la cui immaterialità attenua nel dipinto il senso del concreto”» (p. 39).
Giuseppe Mancarella firma un’esaustiva Cronologia di Giuseppe Casciaro.
Ecco chi è stato l’artista Giuseppe Casciaro, le cui opere sono sparse in tutto il mondo e il cui busto marmoreo (eccelsa opera dello scultore Virgilio Pizzoleo) troneggia oggi nella sua città natale, Ortelle, in provincia di Lecce, nel Salento pugliese.


