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Recovery Fund, che cos’è e a cosa serve, facciamo un po’ di chiarezza

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Di Pompeo Maritati

Da quando l’Europa ha iniziato a comprendere la gravità della pandemia che la sta devastando, ha iniziato ad operare in termini di interventi universali, sforzandosi, anche perché ancora non è matura, di evitare di favorire i figli ai figliastri. Con la sua solita elefantiaca lentezza ha approvato degli strumenti, modificandone alcuni già esistenti, che però saranno operativi a tutti gli effetti nel corso di quest’anno, ovvero ad oltre un anno dall’inizio della diffusione del Covid19.

Non è mia intenzione entrare nel merito dei pregi (rari) e dei difetti (numerosi) della Commissione Europea, né tanto meno far riferimento alle posizioni politiche assunte all’interno del nostro Paese e specificatamente del nostro attuale Governo. Questa vuol essere solo una disamina tecnica di uno dei strumenti approvati che dovrebbe servire ad aiutare la ripresa dei 27 partner europei.

Il Recovery Fund è uno strumento che dovrebbe servire a rilanciare le economie dei Paesi membri dopo il crollo delle economie nazionali causato dalla pandemia.

Il 26 maggio 2020 la Commissione Europea approvava il Recovery Fund, un piano di aiuti destinati a rilanciare la ripresa in Europa, proteggere l’occupazione e creare posti di lavoro. Un progetto di interventi ad  ampio respiro, che intende sfruttare appieno le potenzialità offerte dal Bilancio dell’Unione. E’ stato così approvato un piano pluriennale, dal 2021 al 2027 che dovrebbe, stando a quanto da più parti affermato, porre finalmente le basi di una nuova Europa.

L’operazione è stata definita “un capolavoro politico” dove è stato fatto un enorme passo avanti verso la solidarietà, mettendo sul tavolo gli strumenti per quantità e qualità ritenuti idonei a dare un volto nuovo al rapporto tra i vari partener europei.

Ovviamente noi spettatori di questi eventi, plaudiamo a tutto ciò e auspichiamo che il principio di solidarietà non sia solo il frutto di una momentanea paura, se vogliamo dircela proprio tutta, anche cinicamente calcolata. Purtroppo il pregresso dell’Unione Europea ci ha resi un po’ scettici se non proprio diffidenti. Speriamo che questa sia effettivamente la volta buona e se così sarà, forse il futuro dell’Europa dovrà ringraziare proprio questo maledetto virus.

Vediamo allora, cos’è e come si sviluppa questo nuovo strumento denominato Recovery Fund.

Recovery-Fund
Recovery-Fund

Il Recovery fund è un fondo garantito dal Bilancio dell’Unione Europea. Verranno immessi sui mercati finanziari i Recovery Bond ovvero titoli di debito comune a tutti i partner europei. Quindi, ulteriore indebitamento, il cui costo effettivo, per l’Unione, verrà stabilito di volta in volta dall’andamento dei mercati finanziari e soprattutto dalla credibilità che l’Europa saprà veicolare in giro per il mondo. Quindi sarà particolarmente importante che i fondi che arriveranno ai vari stati vengano investiti con serietà, oculatezza e in particolare dovranno produrre evidenti effetti positivi sulle singole economie nazionali. Più questi effetti saranno positivamente evidenti, meno costerà il nuovo debito.

Pertanto, la liquidità raccolta con tale meccanismo verrà distribuita ai paesi membri che si trovano ad affrontare le maggiori difficoltà a causa della pandemia da Covid-19,  mirando a sostenere i settori e le aree geografiche dell’Europa maggiormente colpiti e destinate a far fronte a questa crisi senza precedenti.

Operativamente, secondo quanto previsto dall’accordo di luglio 2020, a tutti i paesi interessati al sostegno è stato chiesto di presentare un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)  illustrando come intendono utilizzare i fondi. Il Governo italiano, ha approvato il progetto di PNRR nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2021.

Il Recovery Fund godrà di un patrimonio finanziario di 750 miliardi. 390 miliardi di euro di sovvenzioni e 360 miliardi di euro di prestiti. I fondi saranno erogati solo se gli obiettivi concordati nel piano saranno raggiunti.

Il piano di finanziamento del Recovery Fund prevede sei missioni da realizzare:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  • rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • istruzione e ricerca;
  • inclusione e coesione;
  • salute.

Questa grande forza d’urto finanziaria prevederà una pioggia di miliardi pari a 210 che saranno destinati all’Italia: 144,2 miliardi di euro spettano ai nuovi progetti, 65,7 miliardi di euro sono destinati ai progetti in essere.

E’ importante sottolineare che questa struttura finanziaria sarà caratterizzata da sovvenzioni per il primo triennio e da prestiti per quello successivo (2024-2027).

Il PNRR stabilisce delle tempistiche ben precise da osservare:

·  70% delle sovvenzioni: impegnato entro il 2022 e speso entro il 2023;

·  30% delle sovvenzioni: speso tra il 2023 e il 2025.

Consentitemi, infine una personale riflessione: Nel corso di questi ultimi decenni l’Italia ha dimostrato di non essere capace di utilizzare al meglio i fondi europei. Incapacità e litigiosità politica hanno consentito che non pochi fondi a noi destinati, siano poi stati dirottati ad altri stati più diligenti. Quindi si pone il serio problema se la politica, unitamente alla classe dirigente del nostro Paese, abbiano maturato la necessaria idoneità a saper progettare e realizzare la pianificazione di cui sopra. che non pare abbiano dimostrato di meritare posizioni dignitose nell’ambito dei 27 partner europei. L’attuale crisi di governo, nel bel pieno della pandemia, già di per se rallenterà la progettualità pianificata, per cui le risorse a noi destinate per il 2021 potrebbero non essere più usufruibili.

Se questa è maturità politica, lascio a voi ogni ulteriore considerazione in merito.


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