IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Restare umani per essere uguali e diversi

uguali ma diversi

uguali ma diversi

di Maria Rosaria Teni

Gli antichi Greci chiamavano ὕβρις (hỳbris) quella tracotanza e superbia che osava sfidare le disposizioni stabilite dagli dei e dall’ordine naturale. Divenuto un concetto chiave nella storiografia e nella letteratura greca antica, Erodoto, Tucidide, Senofonte, solo per citare i pilastri, hanno tramandato gesta che esaltano la potenza di uomini che, con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, esprimono sino al parossismo arroganza e orgoglio, declinando a proprio vantaggio diritti e limiti, incuranti di violarli e calpestarli con atti oltraggiosi e impietosi.

Riportando il concetto ai nostri giorni, non ho potuto fare a meno di ripensare a quanto sia attuale e a come si possa accostare, in questo momento storico, a tanti comportamenti e scelte politiche. La sete di potere, le condotte scellerate di chi calpesta diritti, di chi invade confini e distrugge tutto ciò che vive intorno, sono una chiara dimostrazione che la ὕβρις greca è ancora considerevole e non accenna a indebolirsi, nonostante siano sempre più evidenti i segni devastanti di distruzione che si registrano ovunque nel mondo. Sono passati secoli e il comportamento di alcuni potenti, abbagliati dal proprio ego, animati dallo spregevole e spietato delirio di onnipotenza, vanno avanti calpestando diritti inalienabili e sacrosanti.

Nell’antica Grecia, gli dei non perdonavano gli uomini che peccavano di ὕβρις, ma oggi quale limite riuscirà ad arginare lo strapotere che hanno capi di Stato che stanno scatenando guerre, devastazioni e violenze? I sovrani incontrastati del Terzo Millennio, economicamente potenti, usano gli esseri umani come pedine di un gioco crudele e malvagio. Una violenza così forte, esercitata con freddezza, fa supporre che questi esseri di umano non abbiano alcuna traccia, ormai obnubilati e assuefatti a una logica superomistica delirante. Allo stato dei fatti restano pezzi di vita sparsi su terre desolate, dopo attacchi sistemici e insensati, mentre i mesi e gli anni ingoiano storie e rivalse, fette di territori che servono ad allargare confini e ad emarginare i più deboli, sempre più debilitati e annientati. Cosa resta se non strade ormai voragini, dove i bambini, dilaniati dai colpi sparati a raffica, avvolti in sudari immacolati, giacciono senza vita e madri sopraffatte da mille violenze non hanno più lacrime da versare né grida da alzare a un cielo grigio, denso di fumo?  

A Gaza come in Ucraina, in Sudan come in Myanmar, in Nigeria come in Libia, la vita è devastata, violentata e asservita al profitto di questi supereroi fallaci e meschini che, in fondo, hanno dimenticato che la vita è una parentesi tra la nascita e la morte e che ogni uomo è uguale all’altro, in un destino che trascende il tempo e la storia e accomuna tutti gli esseri umani.

Finisce così

Finisce così la vita
avvolta in un lenzuolo bianco
legata stretta da corde
per non disperdere pezzi.

La morte non ha colori
e il bianco li assorbe tutti
per renderli uguali e diversi.

Fagotti inermi
caricati su carriole arrugginite
massacri che gridano
soffocati da bavagli.

E occhi spenti
in una notte dove le stelle
sono schegge impazzite.

Maria Rosaria Teni


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