Ricordate Gilberto Govi?

Gilberto Govi: il genio ironico del teatro genovese
di Mariella Totani
Da bambino, ricordo le serate passate accanto a mio padre davanti alla televisione in bianco e nero, quando insieme ci divertivamo a guardare le commedie di Gilberto Govi. Attore dall’aspetto un po’ goffo ma irresistibilmente simpatico, capace di un’ironia intelligente e di una comicità raffinata, Govi ha lasciato un segno indelebile nella storia del teatro italiano.
Guarda una sua celebre commedia su YouTube
Nato a Genova il 22 ottobre 1885 con il nome di Amerigo Armando, da famiglia di origine mantovana, Govi frequentò l’Accademia di Belle Arti e iniziò a lavorare come disegnatore alle Officine elettriche genovesi. Parallelamente coltivava la sua grande passione per il teatro, che lo portò a iscriversi all’Accademia Filodrammatica Italiana.
Nel 1914 iniziò a recitare grazie a Davide Castelli, ma due anni più tardi venne espulso insieme ai “dialettali”. Non si arrese: fondò la Compagnia dialettale genovese, con la quale conquistò i teatri della città e, nel 1917, si esibì anche a Torino. Il successo nazionale arrivò nel 1923 con la commedia I manezzi pe maja na figgia di Nicolò Bacigalupo, presentata al Teatro Filodrammatici di Milano. Da quel momento Govi abbandonò il mestiere di disegnatore per dedicarsi interamente alla carriera di attore.
La sua prima tournée internazionale fu in America Latina nel 1926. Al suo fianco, sul palco e nella vita, Caterina Franchi Gaioni, compagna di scena e di cuore. Nel corso della carriera Govi portò in scena ben 78 commedie, molte delle quali registrate dalla televisione italiana e incise su vinile. Tra le più celebri ricordiamo Pignasecca e Pignaverde, Colpi di timone e Maneggi per maritare una figliola.
Non solo teatro: Govi recitò anche in quattro film, tra cui Colpi di timone (1942), Che tempi! (1947), Il diavolo in convento (1950) e Lui, lei e il nonno (1961).
Per il pubblico, Govi incarnava il vero genovese: furbo, sorridente e rude. Nei suoi personaggi emergeva la contraddizione tipica del carattere ligure, sospeso tra maschera e sentimento, tra pubblico e privato. Con humour e profondità, sapeva raccontare la vita quotidiana con autenticità e ironia.
Gilberto Govi si spense a Genova il 28 aprile 1966, lasciando un’eredità culturale che ancora oggi merita di essere ricordata e tramandata.