Riflessione accorata sulla Giornata della Memoria e sull’incapacità dell’umanità di imparare dalla storia
di Pompeo Maritati
Ogni anno, quando arriva la Giornata della Memoria, ci ritroviamo a ripetere parole solenni, a chinare il capo davanti all’orrore della Shoah, a promettere che “mai più” significherà davvero qualcosa. Eppure, appena si spengono le cerimonie, il mondo torna a mostrare il suo volto più crudele, più incoerente, più profondamente deludente.
La verità è che l’umanità continua a dimostrare una sconcertante incapacità di imparare dalle proprie tragedie. È come se la memoria fosse un esercizio rituale, non un impegno morale.
Ricordiamo sei milioni di vite spezzate dalla ferocia nazista, ricordiamo l’abisso in cui può precipitare l’essere umano quando smette di vedere l’altro come un essere umano. Eppure, mentre ricordiamo, altrove si continua a morire. Civili, famiglie, bambini: vite innocenti travolte da conflitti che sembrano non avere fine.
La sofferenza che oggi colpisce la popolazione palestinese — con un numero enorme di vittime civili, con donne e bambini che pagano il prezzo più alto — è una ferita che lacera la coscienza del mondo. Non si tratta di sovrapporre tragedie diverse, né di confondere la storia. Ma è impossibile non vedere l’amara ironia, la dolorosa contraddizione: chi ha conosciuto l’orrore dovrebbe essere il primo a riconoscere l’orrore quando si ripresenta, in qualunque forma, contro chiunque.
E invece assistiamo a un cortocircuito morale. La memoria viene brandita come un simbolo, ma non vissuta come un dovere. Si confonde la legittima difesa con la punizione collettiva, la sicurezza con la devastazione, la giustizia con la vendetta. E intanto, sotto le macerie, restano i più fragili, i più innocenti, quelli che non hanno alcuna colpa se non quella di essere nati nel posto sbagliato.
È difficile non provare rabbia.
È difficile non sentirsi mortificati davanti a questa incapacità cronica dell’umanità di riconoscere il valore sacro della vita.
È difficile non pensare che, forse, non meritiamo davvero questo pianeta straordinario che ci è stato affidato. Un pianeta che stiamo distruggendo con la stessa leggerezza con cui distruggiamo noi stessi.
La storia ci ha offerto lezioni durissime, pagate con un prezzo incalcolabile. Eppure continuiamo a ripetere gli stessi errori, come se fossimo prigionieri di una stupidità collettiva che non riusciamo a superare. La memoria dovrebbe essere un faro, ma troppo spesso è solo un lampo fugace che non illumina nulla.
E allora la domanda diventa inevitabile: a cosa serve ricordare, se non cambiamo?
La memoria non è un museo. Non è un anniversario. Non è una frase fatta.
La memoria è un impegno. È la capacità di riconoscere la sofferenza ovunque si manifesti. È il coraggio di dire “no” all’ingiustizia, anche quando è scomodo. È la volontà di vedere l’altro come un essere umano, sempre.
Se vogliamo davvero onorare la Giornata della Memoria, dobbiamo guardare il presente con occhi più lucidi. Dobbiamo smettere di giustificare l’ingiustificabile. Dobbiamo ricordare che ogni vita ha un valore assoluto.
Solo allora il “mai più” potrà tornare ad avere un senso.
apprezzo molto la saggia e istruttiva riflessione del dr Pompeo Maritati che ringrazio e saluto con affetto e stima.