IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Riflessioni sulla poesia di Gabriella Colletti “Infinitarsi”

Gabriella Colletti serata della prima presentazione del suo libro

Gabriella Colletti serata della prima presentazione del suo libro

di Giovanni Paladini

C’è solo la lotta per recuperare ciò che si è perduto
E trovato e riperduto senza fine: e adesso le circostanze
Non sembrano favorevoli. Ma forse non c’è da guadagnare
Né da perdere.
Per noi, non c’è che tentare. Il resto non ci riguarda.
T. S. Eliot, Quattro quartetti, East Coker

INFINITARSI


Incominciare
Finire
Di nuovo incominciare
Come l’onda
Infinitarsi.

Incominciare
E non finire
Le proprie storie,
Fra gli orrori della vita.

Frutto amaro
Cupa acqua
Ronzio di mosca
Turba la quiete del meriggio.

Lieve disappunto
Ricciolo di spuma
Disperso dal vento
Nel mare del tempo

Tenue tormento
E nulla più.

Ma nonostante i fumi
Lo scirocco
I demoni
Qualcuno s’infinita


Tema

GABRIELLA COLLETTI fa precedere questa poesia, contenuta nella silloge RAPSODIE DAL CIELO, Manni editori, 2025, dal seguente esergo:                                                                      

C’è solo la lotta per recuperare ciò che si è perduto

E trovato e riperduto senza fine: e adesso le circostanze

Non sembrano favorevoli. Ma forse non c’è da guadagnare

Né da perdere.

Per noi, non c’è che tentare. Il resto non ci riguarda.

T. S. Eliot, Quattro quartetti, East Coker

Esso introduce il tema della cinquantaduesima lirica della silloge, quello dell’Infinito e del Tempo. Si tratta del secondo quartetto che corrisponde all’estate e alla terra. Ha una struttura musicale. Thomas Stearns Eliot asseriva che “il senso del ritmo e quello della struttura siano le proprietà musicali che più da vicino interessano il poeta”. Il Tempo per Eliot è circolare “sembra condannato a vivere nel cerchio, e quindi avivere la sua morte che riavviene, ciclicamente: già all’inizio la fine è presente”. “La terra è un ospedale finanziato da un milionario morente (Cristo, e la croce). Occorre una morte («sarei lieto di un’altra morte» aveva detto nel canto dei magi), perché la frase possa essere ribaltata «Nella mia fine è il mio principio».  È il punto di intersezione tra Tempo e Eterno che ritorna incessantemente. Eternarsi per Eliot e Colletti è difficile ma possibile. Bisogna lottare. Tentare. Perché il successo è nel tentativo continuo, proprio come quello dell’onda. E l’ultima quartina della poesia lo sancisce:  

“Ma nonostante i fumi / Lo scirocco / I demoni / Qualcuno s’infinita.”  

Eugenio Montale in “Casa sul mare” (1925), intensa poesia sul male di esistere, scrive che non c’è nessuna possibilità di salvare la propria anima dal male.  L’unica via d’uscita è nel verso “forse solo chi vuole s’infinita”. Quindi, anche per Montale è possibile che l’essere umano, se ha la ferma volontà di farlo, si migliori e raggiunga l’Eterno. Grazie alla sua volontà ogni anima può salvarsi.

Tema principale di Infinitarsi è, quindi, quello di trascendere il mondo finito. È l’Infinito con tutti i suoi connotati: la verità, la luce, la levità, la dolcezza, la tenerezza, l’amore, il silenzio, la quiete, la pace, la serenità, l’eternità del tempo. Infinitarsi, ma anche stimolare i propri lettori a trasumanare infinitandosi, è l’obiettivo dei poeti.                               

Versi 1-5: Il primo verso inizia con la parola “Incominciare”. Il secondo con “Finire”. Il terzo con  “Di nuovo incominciare” e poi la similitudine “Come l’onda” “Infinitarsi”. Questi cinque versi contengono la visione dell’autrice: le azioni dell’essere umano sono ripetitive, sempre uguali come quelle dell’onda. Per vivere bisogna morire, cioè rinascere. Infinitarsi, pertanto, non significa soltanto trascendere il finito umano, ma anche risorgere, rinascere.

Versi 6-9: In questa quartina l’autrice riscrive il primo verso della lirica: “Incominciare”. Poi continua con “Non finire”, seguito da “le proprie storie” “Fra gli orrori della vita”. E qui non solo non si finisce ciò che si è iniziato, non si muore e non si rinasce a causa degli orrori della vita. E vien subito da pensare alle sessanta guerre sparse nel mondo, a quei Paesi martoriati dall’insensatezza dell’uomo.

Versi 10-13: I versi di questa quartina sono tristi e negativi: “Frutto amaro”, “Cupa acqua”, “Ronzio di mosca”. “Turba la quiete del meriggio”. Contengono metafore che turbano la serenità interiore della poetessa, il cui obiettivo è quello di infinitarsi, di immergersi nella quiete dell’eterno.

 Versi 14-17: Nel quattordicesimo verso, “Lieve disappunto”, la poetessa esterna la sua delusione nel sentirsi “Ricciolo di spuma”, “Disperso dal vento”, “Nel mare del tempo”. Non è più “onda” che s’infinita, ma soltanto un piccolo “Ricciolo di spuma” destinato a scomparire, incapace di morire e risorgere.

Versi 18-19:Nel diciottesimo verso la poetessa dice di provare un Tenue tormento”, “E nulla più”. Dopo il Lieve disappunto” viene il Tenue tormento”. “Lieve” e tenue parole dolcissime dal punto di vista musicale che preludono alla speranza di “infinitarsi”.

Versi 20-23: Proprio come Eugenio Montale in “Casa sul mare”, in quest’ultima quartina, l’autrice asserisce che “nonostante i fumi”, “Lo scirocco”, “I demoni”, “Qualcuno s’infinita”.

La poesia finisce come inizia: con la certezza che è possibile infinitarsi. Nonostante il filo di tristezza per il fatto che l’onda del primo verso è diventata “Ricciolo di spuma”, nonostante “i demoni”, “Qualcuno s’infinita”.

Gabriella Colletti sa che “L’infinito è nel cuore dell’uomo, e non altrove. (Henry de Montherlant). Sa che l’Infinito è amore. Sa che niente e nessuno muore. Tutto si trasforma e continua. Sa che chi ama è immortale. “Chi è amato non conosce morte, poiché l’amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, poiché l’amore fa rinascere la vita nella divinità”. (Emily Dickinson).                                  

E allora il segreto per infinitarsi non sta soltanto nella volontà, come asserisce  Montale; è, soprattutto, nell’amore.                                                                                                          

Layout

La poesia Infinitarsi è composta da sei stanze: una cinquina, quattro quartine e un distico.

La sua layout dà subito l’impressione generale di un muro irregolare composto da mattoni di diversa misura. Non si tratta di un muro portante. La sua solidità dipende dalla volontà e dalla forza del soggetto a infinitarsi. Non c’è niente di più rassicurante dell’infinito, del trascendere il mondo finito, dell’immortalità.  Ma per la poetessa è un obiettivo, non un requisito.

Ogni stanza inizia con versi allineati e con la lettera maiuscola e continua con gli altri versi che iniziano con la lettera maiuscola.

I versi hanno una varia lunghezza. Il più lungo ha 9 sillabe e 24 lettere, il più corto conta tre sillabe e 6 lettere. Il verso più lungo è “Turba la quiete del meriggio”. Quello più corto è “Finire”. 

Adottando questa layout l’autrice ha voluto sottolineare la difficoltà nel percorso dell’ “infinitarsi”. A volte presenta un terreno accidentato, ma non impossibile se si possiede la capacitò di amare e il coraggio, la forza e la volontà di raggiungere il traguardo.

Forma

Infinitarsi è una poesia composta da versi liberi perché non rispetta, per precisa scelta dell’autrice, né schemi, né forme metriche tradizionali.

Sound

La poetessa non fa uso di rime. Frequente è il ricorso alla ripetizione,  all’assonanza e alla consonanza.

L’autrice ha scelto di ricorrere ad un uso frequente di suoni vocalici nella maggior parte di numero pari rispetto alle consonanti – come, cupa, di, demoni, finire, fumi, incominciare, infinita, la, le, lo, ma, mare, meriggio, onda, orrori, qualcuno, ricciolo, ronzio, storie, vita –; ma in alcune parole di numero maggiore – Amaro, acqua, lieve, nuovo, più, quiete, tenue –. E ciò al fine di produrre una musicalità gradevole e armoniosa.                                                                                                                                                         

I suoni vocalici, si sa, sono più dolci di quelli consonantici e l’autrice ha scelto di usare ben 13 parole che iniziano con una vocale sulle 61 che compongono la lirica.                                                                                                                                                           

La i è la vocale più usata. Tra le “i” iniziali e quelle contenute nel corpo delle parole, la vocale “i” compare ben 43 volte. Le numerose “i” sembrano tante candele con fiammelle (il loro puntino) tese verso il cielo, dove, secondo l’immaginazione dei poeti, si trova l’Infinito e l’Eterno. Anche le consonanti usate sono tra le più dolci sulla scala del diagramma che va dalla dolcezza alla durezza. Le più dolci sono le liquide e le nasali (lmnr). In questa poesia 5 parole iniziano con ““, 4 con “m”, 5 con “n” e 2 con “r”.

“Di” “Incominciare” e “Finire” sono le parole più usate. Le ripetizioni, le assonanze, i suoni vocalici e consonantici scelti dalla poetessa rendono molto musicale la lirica Infinitarsi, più piacevole il suo ascolto e contribuiscono alla chiarezza del messaggio.

Linguaggio

Il titolo di questa poesia è chiaro, crea curiosità nel lettore e lo invita a leggerla subito.

La lingua usata dall’autrice, ad eccezione della parola “infinitarsi”, è molto semplice e naturale. Lei sa bene che non deve comunicare con il lettore per mezzo di espressioni difficili e ricercate. Sa che comunicare è mettere in comune, è privilegiare un linguaggio chiaro, diretto, comprensibile da tutti; perché comunicare non è fare sfoggio di dotte parole. Sa che il linguaggio più compreso è quello del cuore, quello dell’Amore e l’Amore vince sempre, è campione anche nel farsi capire. 

Anche se la poesia si compone di 61 parole, la poetessa, a causa delle ripetizioni, usa soltanto 48 parole. La maggior parte delle parole sono monosillabiche o bisillabiche. Le prime risultano essere dolci e universali, proprio come le note musicali. Soltanto pochissime parole, per lo più verbi all’infinito presente, sono di tre o quattro sillabe.


Gabriella Colletti è nata a Milano nel 1967, vive a Novara dove insegna materie letterarie in un istituto superiore.
Pubblica testi di critica, narrativa e poesia dal 1998. Collabora con varie riviste.
Nel catalogo Manni, del 2014, il romanzo La nostalgia dei girasoli.

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