Riflettere e decidere
La Costituzione Italiana
Giuliano Vassalli, partigiano e giurista, uomo politico era una personalità a tutto tondo. Del giurista si diceva una volta, un po’ retoricamente, ma con laica serietà, ‘vir bonus dicendi peritus’.
Il predicato ‘bonus’ è in lingua latina ed è riferito al giurista.
In genere per estensione anche ad ogni uomo di diritto e a chi comprende la nobilità del diritto come in genere il cittadino onesto.
Intellettualmente onesto, ovvero incapace di usare un potere per conservare oppure per ottenere poteri e privilegi.
La Costituzione esige un popolo sovrano, non un ‘plethos’ (plebs) di sudditi. Perciò Pietro Polito parla di “popolo di cittadini”. Non una “dissoluta multitudo” (massa amorfa, domabile e dominabile), secondo la visione dell’assolutista politico Thomas Hobbes (Leviathan), ma persone libere. Specificare “popolo di cittadini” – e non sommatoria di sudditi – significa mettere il popolo e tutti i suoi componenti sotto l’imperio della legge. Significa fare della sovranità la condizione di esercizio del potere universale della rappresentanza politica, articolata nei poteri costituzionali legittimati sia dal voto, sia dalle procedure legali che legittimano i titolari nell’l’amministrazione della giustizia, ossia i magistrati.
Perché, dunque, non rimaniamo serenamente e responsabilmente in questa cornice eticamente imperativa e ragioniamo da adulti? ‘Cui prodest’ (a chi giova?) il tifo tra fazioni in una materia tanto delicata, tanto complessa ed altrettanto bisognevole di conoscenza? E quale uomo-cittadino, che abbia la curiosità di imparare e la responsabilità di sapere, è disposto a farsi trascinare nella contumelia e nella rissa, e non, invece, nel bene vitale della giustizia di tutti e per il bene di tutti?
‘Sàpere aude’, pensiamo e giudichiamo con la nostra testa. Ecco. Facciamolo con la nostra testa.