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Il patrimonio culturale è la radice della terra: intervista a Roberto Lai

Il patrimonio culturale è la radice della terra. Intervista a Roberto Lai

Di Simona Mazza

Intervista a Roberto Lai, componente del Comitato Scientifico Nazionale ACLI Terra e Coordinatore Nazionale della campagna “Colture & Culture”

Roberto Lai, un custode del patrimonio culturale

Roberto Lai, Luogotenente dei Carabinieri (ris.), già investigatore del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è Presidente della Sezione Speciale ANC Tutela Patrimonio Culturale e del Nucleo di Volontariato e Protezione Civile ANC TPC. Da sempre impegnato nella difesa e valorizzazione del patrimonio storico e culturale italiano, è componente del Comitato Scientifico Nazionale ACLI Terra e Coordinatore Nazionale della campagna “Colture & Culture”.

La locandina dell’evento

Dalla tutela dei beni culturali alla difesa dei territori

Roberto Lai, per molti anni lei è stato protagonista delle attività del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Oggi è componente del Comitato Scientifico Nazionale di ACLI Terra, Coordinatore Nazionale della campagna “Colture & Culture” e Presidente della Sezione Speciale e del Nucleo di Volontariato e Protezione Civile ANC Tutela Patrimonio Culturale. C’è un filo che lega queste esperienze?

Assolutamente sì. A prima vista potrebbero sembrare mondi diversi, ma in realtà sono profondamente collegati. Durante la mia attività nel Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ho imparato che ogni opera d’arte, ogni reperto archeologico, ogni monumento racconta una storia che appartiene a una comunità.

Oggi continuo questo impegno anche come Presidente della Sezione Speciale e del Nucleo di Volontariato e Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri dedicati alla tutela del patrimonio culturale, realtà che operano nella formazione, nella sensibilizzazione dei cittadini e nella diffusione della cultura della legalità e della protezione dei beni culturali.

Attraverso ACLI Terra e la campagna “Colture & Culture” ritrovo gli stessi valori declinati su una dimensione ancora più ampia: il paesaggio, l’agricoltura, il mare, la pesca, le tradizioni popolari e la memoria delle comunità. Tutto contribuisce a costruire l’identità di un popolo e tutto merita di essere conosciuto, tutelato e trasmesso alle future generazioni.

Colture & Culture: quando la terra diventa identità

Qual è il significato più profondo della campagna “Colture & Culture”?

È una visione che mette al centro il territorio nella sua interezza. Non esistono soltanto le colture agricole, ma anche le culture che da quelle colture sono nate e si sono sviluppate nel corso dei secoli.

Pensiamo ai paesaggi rurali, alle marinerie, alle feste popolari, ai prodotti tipici, alle tradizioni religiose, ai racconti tramandati nelle famiglie. Sono tutti elementi che compongono il patrimonio identitario dell’Italia e meritano di essere valorizzati e trasmessi alle nuove generazioni.

La campagna nasce dalla consapevolezza che non può esistere sviluppo sostenibile senza memoria e che non può esserci tutela del territorio senza tutela della sua identità culturale.

Il patrimonio culturale

Lei parla spesso di patrimonio culturale diffuso. Cosa intende?

Siamo abituati a pensare al patrimonio culturale come a un museo o a un sito archeologico. In realtà il patrimonio culturale è molto più ampio.

È presente nei borghi, nelle campagne, nelle lagune, nei porti, nei mestieri tradizionali e nelle conoscenze tramandate dagli anziani. È presente nei gesti di un pescatore che ripara una rete, di un agricoltore che coltiva varietà antiche, di una comunità che conserva una festa secolare.

Tutto questo rappresenta una ricchezza straordinaria che dobbiamo difendere e valorizzare.

Il mare come memoria viva delle comunità

Quanto conta il mare in questa visione?

Per me conta moltissimo. Sono nato nell’isola di Sant’Antioco e il mare ha accompagnato tutta la mia vita. Le marinerie italiane custodiscono una memoria straordinaria fatta di lavoro, sacrificio, solidarietà e conoscenze antiche.

La pesca non è soltanto economia. È cultura, identità, linguaggio e tradizione. Penso alla laguna di Sant’Antioco, alle tradizioni dei pescatori, alla storia del bisso marino, alle tonnare, ai siti archeologici che si affacciano sul mare e alle comunità che da secoli vivono in simbiosi con questo ambiente.

In luoghi come questi si comprende perfettamente che natura, lavoro, cultura e identità sono parti inseparabili della stessa storia. Sono patrimoni che meritano rispetto, tutela e valorizzazione.

L’agricoltura e il ruolo del paesaggio

E l’agricoltura?

Anche l’agricoltura è molto più della semplice produzione di cibo. L’agricoltore è il custode del paesaggio e della biodiversità.

Attraverso il suo lavoro mantiene vivi territori che altrimenti rischierebbero l’abbandono. Dietro ogni coltivazione tradizionale c’è una storia fatta di esperienza, conoscenza e relazione con l’ambiente.

Difendere l’agricoltura significa difendere la nostra memoria collettiva e garantire un futuro alle comunità rurali.

Dalle indagini al territorio: il valore identitario dei beni culturali

In che modo la sua esperienza investigativa può essere utile a questo progetto?

Per oltre vent’anni ho lavorato per contrastare il traffico illecito di beni culturali e riportare a casa opere e reperti sottratti al loro contesto originario.

Quelle indagini mi hanno insegnato che il valore di un bene non è soltanto economico, ma soprattutto culturale e identitario. Un reperto archeologico racconta il territorio da cui proviene. Lo stesso vale per una tradizione agricola, una tecnica di pesca, una festa popolare o un prodotto tipico.

Se perdiamo il legame con il territorio, perdiamo una parte della nostra storia.

Il ruolo della conoscenza nelle comunità

Quale ruolo può svolgere il Comitato Scientifico Nazionale di ACLI Terra?

Un ruolo fondamentale. Le sfide che riguardano ambiente, agricoltura, alimentazione, cultura e lavoro richiedono competenze multidisciplinari.

Il Comitato Scientifico rappresenta un luogo di confronto tra esperienze diverse ma complementari. La ricerca, la cultura e la conoscenza devono tornare a essere strumenti concreti al servizio delle comunità e dei territori.

Roberto Lai: un incarico nazionale per unire ambiente, cultura e lavoro

Recentemente le è stato affidato il coordinamento nazionale della campagna “Colture & Culture”. Cosa rappresenta per lei questo incarico?

È un incarico che accolgo con gratitudine e senso di responsabilità.

Desidero innanzitutto ringraziare il Presidente Nazionale di ACLI Terra, Nicola Tavoletta, per la fiducia che ha voluto accordarmi affidandomi il coordinamento nazionale della campagna “Colture & Culture”. Ho condiviso fin da subito la visione che ispira questo progetto: mettere in relazione agricoltura, ambiente, cultura, tradizioni e comunità locali, riconoscendo in esse un patrimonio unitario da valorizzare e trasmettere.

Desidero inoltre rivolgere un sincero augurio di buon lavoro al Comitato Scientifico Nazionale di ACLI Terra, del quale mi onoro di far parte, chiamato a offrire idee, competenze e contributi concreti sui grandi temi dello sviluppo sostenibile, della valorizzazione dei territori e della crescita delle comunità.

Un particolare augurio va al Professor Attilio Celant, Presidente del Comitato Scientifico Nazionale, che con autorevolezza ed esperienza guida questo importante organismo di studio e confronto. Sono certo che il Comitato saprà offrire un contributo significativo alla costruzione di una visione sempre più integrata tra ambiente, cultura, lavoro e identità dei territori.

La campagna “Colture & Culture” nasce proprio da questa consapevolezza: non esiste futuro senza memoria, così come non esiste tutela del territorio senza tutela della sua anima culturale.

Radici e futuro

Quale messaggio desidera lasciare ai giovani?

Vorrei invitarli a conoscere le proprie radici.

Viviamo in un tempo che corre veloce, ma non dobbiamo dimenticare da dove veniamo. Ogni territorio custodisce storie straordinarie che aspettano soltanto di essere raccontate e comprese.

Difendere il patrimonio culturale, il mare, l’agricoltura, l’ambiente e le tradizioni significa costruire il futuro senza perdere la memoria.

Coltivare la terra, custodire la memoria

In una frase, che cos’è “Colture & Culture”?

È la consapevolezza che la terra non produce soltanto cibo.

Produce storia, identità, paesaggi, relazioni, tradizioni e cultura.

Per questo motivo coltivare la terra significa anche custodire la memoria. E custodire la memoria significa garantire alle future generazioni la possibilità di riconoscersi nelle proprie radici e di costruire il futuro senza dimenticare il passato.

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