IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Rubrica FILOSOFIA INFRADITO – “Pensieri da sdraio”– L’onda che dimentica: Eraclito e il tempo che scorre

rUBRICA LA FILOSOFIA INFRADITO

di Mariella Totani

Sdraiati al sole, con i piedi affondati nella sabbia e una bibita che si scalda troppo in fretta sotto l’ombrellone (Eraclito direbbe: “non ti bagni due volte nello stesso spritz”), può sembrare il momento meno filosofico dell’anno. E invece no. Proprio in questo torpore balneare, quando il cervello alterna fasi REM a tentativi di capire se quello in acqua sia un bagnino o Poseidone in vacanza, può arrivare lei: la riflessione. Anzi, il pensiero liquido, proprio come l’onda che arriva e cancella ogni castello di sabbia e memoria.

Ed ecco che ci viene in mente lui, Eraclito di Efeso. Il filosofo scorbutico per eccellenza, il Grinch della filosofia presocratica, l’uomo che ha detto: “Panta rei”. Tutto scorre. Ma Eraclito, diciamolo, non aveva bisogno della sdraio per capirlo. A lui bastava guardare un fiume per concludere che non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua. Noi, invece, ci mettiamo due ore per capire dove abbiamo messo la crema solare. E alla terza scottatura iniziamo a sospettare che forse qualcosa davvero sta scorrendo… tipo il tempo, la pelle e la nostra pazienza.

Ma che voleva dire davvero Eraclito? Che tutto cambia, tutto è in divenire. L’onda arriva, travolge, si ritira e subito è un’altra. Un po’ come le mail che ricevi appena provi a rilassarti. Oppure come il gelato: lo guardi un secondo in più, e già si è trasformato in una pozza nostalgica al gusto pistacchio.

E qui, sulla battigia dell’esistenza, ci sentiamo anche noi parte di questo flusso inarrestabile. L’acqua che ci lambisce i piedi oggi non è quella di ieri. I pensieri che ci cullano ora non sono più quelli del mese scorso, anche se ci illudiamo che lo siano.

Eraclito ci insegna a non affezionarci troppo. A non dare per eterno ciò che è transitorio. Tipo le vacanze. O il vicino d’ombrellone simpatico che poi si rivela possessore di una radio portatile con compilation di liscio anni ’80. Anche quello, in fondo, è panta rei.

Eppure, nel ridere e filosofeggiare, il cuore del pensiero eracliteo ci tocca: siamo onde che si formano e si dissolvono, che dimenticano ciò che erano appena un attimo fa. Ci innamoriamo, cambiamo, soffriamo, ricominciamo. E tutto sembra inseguire un ritmo che non possiamo afferrare.

Ma è davvero una tragedia? O è il modo migliore che ha la vita per ricordarci che ogni momento va vissuto, sorseggiato, magari un po’ fotografato (con filtro retrò), ma soprattutto lasciato andare? L’onda dimentica, sì, ma è proprio questa dimenticanza che le permette di rinascere, di non restare stagnante. Altrimenti avremmo il mare pieno di rancori, rimpianti e vecchi amori come i cassetti delle lettere mai spedite.

Quindi eccoci qua, sotto il sole, con un libro mezzo letto, un pensiero interrotto e la sabbia che invade ogni fessura possibile (sì, anche lì). Mentre tutto scorre, ci accorgiamo che il vero lusso non è fermare il tempo, ma sapere che passa.

E allora brindiamo al flusso, all’onda che dimentica ma ci insegna. E se domani non ci ricordiamo nulla di questa profonda riflessione balneare, non fa niente. Eraclito approverebbe.

Dopotutto, anche lui non si faceva mai due bagni nello stesso pensiero.


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