IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Russia e Ucraina tra realismo e dispotismo

Ucraina-colomba-di-pace

di Paolo Protopapa


Un po’ di tempo fa, quando l’Ucraina era stata aggredita dalla Russia, un competente, esperto e colto dirigente militare mi mise in guardia dal trattare la questione bellica in modo semplicistico. Il Generale, che aveva rivestito a suo tempo delicati ruoli di comando a livello internazionale, mi spiegò che la responsabilità della guerra contro un popolo ed una nazione sovrani, quale l’Ucraina, avrebbe dovuto essere analizzata anche – se non certo esclusivamente – sotto la lente delle (cosiddette) “sfere di influenza”. Tanto più in un teatro geo-politico come l’Est europeo da sempre confine tra interessi, sistemi politici, mentalità e culture di non facile convivenza e contaminazione.

Mi parve subito una buona risposta, poiché nel mio lungo insegnamento avevo spesso, per le ultime classi liceali, affrontato quel tema e trattato quella locuzione di politica estera con zelo e impegno particolare. È noto, infatti, che lo scenario internazionale, nei suoi processi storici, evolve nella modernità dalla politica di potenza nazionale – a partire dal XVI secolo – alla politica dell’equilibrio tra potenze internazionali, sino al secolo XIX, per poi aprirsi al tempo storico delle democrazie dello Stato di diritto tendenzialmente universale. Stiamo parlando, ovviamente, di formule convenzionali assai discutibili al fine, però, di fissare fenomeni estremamente complessi e, tuttavia, utili per comprendere i punti di svolta. Il che ci consente, ancora di più, di individuare il parallelismo esistente tra l’azione militare degli Stati e i variegati sistemi politici realizzati nell’avvicendarsi delle epoche storiche. Nel primo quarantennio del Novecento la nascita, l’affermazione degli Stati totalitari e l’esito drammatico dei due conflitti mondiali, con la sconfitta del nazifascismo, si origina una fase completamente nuova che vede la massima espansione dei diritti delle masse e della loro rispettiva tutela costituzionale.

È, dunque, solo da ottanta anni che il concetto di democrazia diviene linguaggio comune non solo delle diplomazie, bensì dei popoli e delle istituzioni pubbliche che li rappresentano. Perciò, partendo dalle ‘sistemazioni’ post-belliche e dai Congressi Internazionali delle potenze vincitrici si giunge alla formula – carica di eccedenza e di ambiguità semantica – di ‘sfere di influenza’, ovvero dei territori formalmente sovrani ‘de iure’, mentre realmente sono sottoposti a tutela politica altrui ‘de facto’. Si può comprendere come, in una tale situazione ambigua e contraddittoria, fisiologicamente permeata di consueta conflittualità ideologica, le relazioni inter-statuali concrete e il diritto pubblico procedano tra grandi difficoltà e reciproche sopraffazioni. E, del pari, quanto le lotte di emancipazione sociale debbano faticare per affermarsi in maniera duratura e irreversibile. Solo in un contesto così complesso è possibile, dunque, collegare la spartizione territoriale implicita nella locuzione di ‘sfere di influenza’ e, all’opposto, il rispetto del principio cardine della contemporaneità, ossia il fondamento giuridico-politica legittimante l’etica sovrana dell ‘autodeterminazione dei popoli’.

Quest’ultima definizione appare, infatti, in coerente simbiosi con il risorgimento democratico e con l’espansione universale dei diritti delle masse popolari nella veste procedurale del liberalismo politico e, in alcuni casi, della epocale conquista del socialismo. Fenomeni entrambi politici e culturali tendenti ad un assetto comunitario post-totalitario di radice ideologica illuminista e libertaria, ma anche risultato di lotte e di coscienza di classe organizzata, almeno a far data dal 1789. Rimaneva, tuttavia, sino al 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, il forte antagonismo tra le ‘democrature’ del (cosiddetto) socialismo reale dei Paesi satelliti della Russia sovietica e, nell’ area democratica dell’Occidente capitalistico, la solida alleanza tra Europa democratica e Stati Uniti d’America. A ben vedere si tratta di un ottantennio che ormai stiamo consegnando alla crisi profonda di una democrazia dilaniata ed implosa nelle sue intime contraddizioni, accelerate, dopo l’elezione di Donald Trump, da una parte, dal contrasto tra Europa e Russia post-sovietica e, dall’altra parte, tra Europa e America trumpiana.

Un quadro, questo, radicalmente inedito, entro il quale il dispotismo russo e il neo-autoritarismo americano (e i più diversi imperialismi sparsi nel mondo) preparano tempi e orizzonti difficili e, per molti aspetti, imprevedibili a danno dell’orizzonte democratico dei sistemi politici liberi.
Può darsi, pertanto, che per alcuni decenni gli accordi a partire da Yalta tra potenze ideologicamente alternative e antagonistiche abbiano comunque garantito rapporti statuali accettabili di normalità e di altrettante, diciamo, normali sfere di influenza. E che i Leviatani imperiali e imperialistici abbiano funto, nonostante tutto, da calmiere, ossia di soggetti istituzionali garanti di una dignitosa e utile coesistenza pacifica. Comunque oggi questo mondo non c’è più, prendiamone atto. Sotto i nostri occhi impotenti e inani, in gran parte del mondo, sta vincendo pericolosamente il Leviathan sempre più monopolistico del capitalismo predatorio in uno con gli apparati militari-industriali, entrambi sovrani e, soprattutto, incompatibili con la cittadinanza democratica del diritto pubblico.

Alle sfere di influenza, così preziosamente e opportunamente menzionate dal mio amico Generale, si vanno sostituendo guerre di aggressione e di dominio imperiale, ereditate da vecchie stagioni sanguinose che credevamo consegnate per sempre al passato, ma potenziate da un macchinismo incontrollabile e funzionalmente anarcoide. Giuristi e analisti politici in questo ribaltamento (e impensabile) ricongiungimento di ‘affinità degli opposti’ hanno letto le formidabili prefigurazioni anticipate da studiosi come Alexis De Tocqueville nel fissare un parallelismo antropologico del primato della forza bruta, prima ancora che della ragione politica, tra Russi e Americani (S. Cassese). Ecco perché al diritto internazionale delle democrazie e dei popoli anelanti alla pace e ai valori di uguaglianza e di giustizia sociale dobbiamo sperare di non sottrarre il meglio storicamente conquistato.

E, per quanto umanamente possibile, continuare a lottare al fianco di chi soffre e subisce la violenza di orribili despoti, tornati per avvelenare e saccheggiare il nostro futuro di dignità.


Rivista online Il Pensiero Mediterraneo - Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Lecce - Marsala - Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere di AF themes.