IL PENSIERO MEDITERRANEO

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1° Agosto – Festa estiva di S. Antioco. Il Santo, medico, migrante fra terra e mare. Intervista a Roberto Lai, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale

1° Agosto – Festa estiva di S. Antioco. Il Santo, medico, migrante fra terra e mare . Intervista a Roberto Lai, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale

Di SIMONA MAZZA

In occasione della festività estiva del 1° agosto dedicata a Sant’Antioco Martire, abbiamo intervistato Roberto Lai, presidente dell’Associazione Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale, per approfondire la figura storica e simbolica del Santo e il significato profondo di questa ricorrenza

S. Antioco. Il santo dell’approdo

Quella che si celebra in piena estate nella cittadina di Sant’Antioco — sull’isola omonima, nel cuore del Sulcis — non è una semplice ricorrenza religiosa, ma una commemorazione radicata nel paesaggio e nella memoria collettiva. Diversa dalla festa primaverile di maggio, che ne ricorda il martirio, questa data estiva rievoca un altro momento fondativo: l’arrivo del Santo via mare, il suo approdo da esule in una terra che avrebbe custodito le sue reliquie, il culto e la memoria. Non il compimento della sua vicenda, ma l’inizio del legame con la Sardegna: il passaggio, l’accoglienza, la soglia tra mondi.

Nel cuore del Sulcis, crocevia di culture e stratificazioni storiche, la figura di Antioco si rivela nella sua pienezza. Originario della Mauretania cristiana, fu deportato per la sua fede. Giunto via mare, portò con sé la sapienza medica, la tenacia spirituale, la forza di una testimonianza vissuta nella prossimità.

Curava i corpi, ma anche le fratture dell’anima. La sua arte non si limitava alla fisiologia: era gesto di compassione, parola che consola, presenza che accompagna. Per questo fu chiamato taumaturgo: perché la sua cura abbracciava l’umano nella sua interezza.

La sua pelle era nera, la sua voce veniva da un’altra riva del Mediterraneo, ma la sua fede parlava un linguaggio che supera ogni frontiera. Primo martire sardo, certo; ma anche figura di soglia, capace di interrogare il nostro tempo: segnato da nuove forme di esilio, da chiusure identitarie, da tensioni irrisolte.

Attraversa il mare, la persecuzione, il dolore: e fonda — con la vita, non con il potere — una comunità che lo riconosce come patrono e fratello. La sua vicenda intreccia medicina e spiritualità, alterità e radicamento, accoglienza e resistenza. È per questo che continua a parlare al presente.

Il suo culto oggi non è solo atto devozionale, ma occasione di riflessione: sul senso della cura, sull’incontro fra popoli, sulla dignità dell’altro.

In questa direzione si muove anche il lavoro di Roberto Lai, che da anni propone una lettura rinnovata della figura del Santo. Attraverso mostre, pubblicazioni e iniziative culturali, ha restituito ad Antioco una voce storica e civile, facendo di lui non soltanto un testimone di fede, ma anche un emblema antropologico: colui che unisce, che cura, che attraversa le frontiere senza cancellarle.

Da questa consapevolezza nasce l’intervista che segue: un dialogo a più livelli per riscoprire il significato profondo della solennità estiva. Non come data minore, ma come gesto originario, come invito a riflettere — con coscienza e responsabilità — sul passaggio tra le sponde della storia, della fede e dell’umano.

Roberto Lai presidente dell’Associazione Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale

Presidente Lai, la festa estiva del 1° agosto in onore di S. Antioco Martire ha per lei un significato speciale. Ce lo racconta?

È una ricorrenza più intima rispetto alla solenne celebrazione di maggio, ma non per questo meno intensa. Cade simbolicamente nel periodo in cui, secondo la tradizione, il Santo giunse via mare nella nostra isola. È un’occasione per riscoprire la dimensione più profonda della fede, ma anche per riflettere sull’attualità della figura di Antioco: uomo, medico, profugo, migrante e martire. In questa data sento forte il dovere di rinnovare la testimonianza, perché il suo messaggio attraversa i secoli e oggi ci interpella con nuova urgenza.

Da tempo lei lavora per restituire alla figura di S. Antioco la sua valenza storica, sociale e spirituale. Qual è la chiave del suo impegno?

Ho cercato di riportare alla luce l’identità autentica del Santo: un africano, cristiano perseguitato, che giunge in Sardegna come migrante e ne diventa il primo martire. La sua non è soltanto una vicenda religiosa, ma anche umana, fatta di coraggio, accoglienza e inclusione. Per questo, negli anni, ho voluto legare la sua figura a temi attuali come la fraternità, l’integrazione e la dignità umana, attraverso progetti di ricerca storica, arte e divulgazione. Oggi più che mai, il suo messaggio resta vivo e necessario.

Di recente avete portato questo messaggio anche nel cuore di Roma, nel complesso monumentale del Santo Spirito in Sassia.

Sì, abbiamo inaugurato alle Corsie Sistine la mostra “Antioco, Santo medico migrante fra terra e mare”, un percorso visivo, iconografico e spirituale che racconta la forza evocativa del Santo attraverso opere d’arte, fotografie e testimonianze contemporanee. È una tappa significativa di un progetto più ampio che, negli anni, ha toccato sedi prestigiose: Palazzo Valentini (Roma), la Biennale di Arte Sacra di Venezia, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Forte San Gallo di Nettuno, i musei archeologici di Guidonia Montecelio, Gesico, Sant’Antioco, Ozieri, il centro culturale Is Perdas di Gergei. Ora ci prepariamo a nuovi scenari. L’obiettivo resta lo stesso: restituire dignità e attualità a un Santo universale, ponte tra le culture.

In questo percorso, anche ACLI Terra ha avuto un ruolo significativo.

Esatto. Con ACLI Terra Nazionale condividiamo un’idea comune di dialogo tra terra, fede e accoglienza. Il loro sostegno è stato fondamentale per promuovere un modello culturale e sociale radicato nei valori della solidarietà e dell’identità territoriale. Insieme abbiamo celebrato il culto del Santo non come memoria chiusa, ma come fermento di cittadinanza attiva. La collaborazione, già avviata a Talamone, si sta consolidando. ACLI Terra ha valorizzato simbolicamente i doni della nostra tradizione con il pane devozionale dedicato al Santo e il prezioso filamento di bisso marino, espressione antica del lavoro artigiano legato al mare.

È noto il suo lavoro di ricerca, culminato in opere che hanno ricevuto riconoscimenti anche da importanti esponenti della Chiesa.

È vero. Il volume “S. Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso protomartire” è stato aperto da una citazione di Papa Benedetto XVI e introdotto dalla prefazione del Cardinale Camillo Ruini. Anche il Cardinale Gianfranco Ravasi ha voluto esprimermi il suo apprezzamento per l’impegno nella divulgazione e per l’uso di strumenti moderni, come il fumetto, rivolto ai più giovani. Questi riconoscimenti non sono solo motivo di orgoglio, ma anche una responsabilità che mi spinge a proseguire, con nuovi linguaggi e nuove forme.

Un messaggio per chi oggi guarda a S. Antioco con occhi nuovi?

Antioco ci parla ancora, forse oggi più che mai. È il patrono di chi parte e di chi sa accogliere. È il protettore degli ultimi, dei perseguitati, dei migranti. Ma è anche il taumaturgo, il medico, colui che guarisce.  

“In questa festa d’estate, invito tutti a guardare il mare non come un confine che divide, ma come un orizzonte che unisce: spazio di pace, di dialogo tra i popoli, di accoglienza e di serenità.”

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