Salute sessuale, l’andrologo Giuseppe La Pera: serve uno sguardo integrato su corpo, desiderio e relazione
Salute sessuale, l’andrologo Giuseppe La Pera: serve uno sguardo integrato su corpo, desiderio e relazione
Di Simona Mazza
La sessualità umana coinvolge corpo, psiche, desiderio, piacere, affettività e relazioni. Per questo, secondo l’andrologo Giuseppe La Pera, va interpretata con uno sguardo clinico ampio, capace di unire medicina, biologia, psicologia e dimensione sociale
La salute sessuale oltre la sola assenza di malattia

Negli ultimi anni il concetto di salute sessuale è profondamente cambiato. La medicina contemporanea tende a considerarla non più soltanto come assenza di patologie, infezioni o disfunzioni, ma come una dimensione essenziale del benessere complessivo della persona.
La sessualità, infatti, riguarda il corpo, il desiderio, l’equilibrio ormonale, il sistema nervoso, la vita affettiva e la qualità delle relazioni. Coinvolge la percezione di sé, il rapporto con il piacere, la capacità di entrare in intimità con l’altro e il modo in cui ciascun individuo vive la propria identità corporea ed emotiva.
Da questa prospettiva parte la riflessione del dottor Giuseppe La Pera, specialista in Andrologia e Urologia, autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche e recentemente intervenuto sul tema con un articolo pubblicato su The Journal of Sexual Medicine. Il contributo, dedicato alla Proclamazione di Porto sulla salute, i diritti e la giustizia sessuale, invita a trovare un equilibrio tra l’approccio clinico e quello sociale alla sessualità.
Il modello biopsicosociale della medicina sessuale
La medicina sessuale oggi si fonda su un modello biopsicosociale, cioè su una lettura che tiene insieme tre livelli. Il primo è biologico e comprende ormoni, apparato genitale, sistema nervoso, circolazione sanguigna, tono muscolare e funzionamento endocrino. Il secondo è psicologico e riguarda desiderio, emozioni, ansia, autostima, immaginario erotico, memoria affettiva e vissuti inconsci. Il terzo è relazionale e sociale, perché la sessualità prende forma anche dentro la coppia, l’educazione ricevuta, le norme culturali e il contesto in cui una persona vive.
In questa visione, desiderio e piacere non sono elementi marginali della riproduzione, ma parti rilevanti della salute e della qualità della vita. Una difficoltà sessuale può nascere da una causa organica, come un disturbo ormonale, vascolare o neurologico, ma può anche intrecciarsi con ansia da prestazione, dolore emotivo, vergogna, trauma, conflitto di coppia o paura del giudizio.
La Proclamazione di Porto e il tema della giustizia sessuale
La Proclamazione di Porto, approvata durante l’Assemblea mondiale sulla salute sessuale del 2025, ha spinto il dibattito verso una lettura molto attenta alla giustizia sociale, alle disuguaglianze strutturali e alla tutela delle persone vulnerabili.
È una prospettiva importante, perché consente di affrontare stigma, discriminazioni, violenze e squilibri di potere. Tuttavia La Pera invita a valutarne con attenzione le conseguenze sul piano medico e clinico. Una lettura centrata quasi esclusivamente su diritti, parità, potere e coercizione rischia infatti di lasciare in secondo piano la struttura biologica, psicologica e relazionale della sessualità umana.
Il punto centrale della sua riflessione è proprio questo. Diritti e parità sono indispensabili, ma non bastano a spiegare l’intera complessità del desiderio, del piacere e della sofferenza sessuale.
Perché la sessualità richiede più categorie interpretative
Secondo La Pera, alcune correnti culturali tendono a leggere la sessualità attraverso due categorie prevalenti, cioè diritti e parità. Sono categorie necessarie, perché proteggono la dignità della persona e definiscono i confini etici della relazione. Tuttavia, quando diventano l’unica chiave interpretativa, possono produrre una visione parziale dell’esperienza sessuale.
Da clinico, ricercatore e andrologo, La Pera richiama invece la necessità di considerare anche la neurobiologia, gli ormoni, l’inconscio, l’affettività, la sofferenza psicologica e quella sessuale. Il desiderio umano, infatti, non coincide soltanto con una scelta razionale o con una dinamica sociale. È anche un fenomeno corporeo, emotivo e neurochimico, modulato da ormoni come testosterone, estrogeni, prolattina e ossitocina, e da circuiti cerebrali legati alla motivazione, alla gratificazione e all’attaccamento.
Per questo l’interpretazione della sessualità ha conseguenze molto concrete. Se cambia il modello con cui leggiamo il desiderio, cambia anche il giudizio etico, educativo, normativo e medico.
Sofferenza sessuale e prudenza clinica
Un punto particolarmente delicato riguarda la sofferenza sessuale. Nella vita reale possono esistere asimmetrie di desiderio, differenze nei tempi dell’eccitazione, difficoltà di comunicazione, paura del rifiuto, bisogno di conferma, insicurezza corporea o fragilità affettive.
La Pera osserva che queste situazioni richiedono prudenza interpretativa. In alcuni casi il desiderio può essere letto troppo rapidamente come pressione, l’iniziativa sessuale come insistenza, una differenza nella disponibilità come dominio. Naturalmente abusi, molestie e violenze vanno riconosciuti con chiarezza e affrontati con fermezza. Ma la clinica mostra anche una zona più complessa, fatta di ambivalenze, vulnerabilità, incomprensioni, blocchi psicologici e sofferenze non sempre riconducibili a una sola categoria.
Per questo la medicina sessuale ha bisogno di un ascolto ampio. Una disfunzione erettile, un calo della libido, un dolore durante il rapporto, una difficoltà orgasmica o un evitamento dell’intimità possono avere radici molto diverse. Possono nascere dal corpo, dalla psiche, dalla relazione o, più spesso, dalla loro interazione.
Educare alla sessualità senza impoverirla
La riflessione di La Pera riguarda anche l’educazione. Se nelle scuole e nel dibattito pubblico la sessualità viene presentata soltanto come questione di consenso, diritti e parità, si trasmette una parte fondamentale del discorso, ma si rischia di non restituire tutta la complessità dell’essere umano.
Educare alla sessualità significa anche parlare di corpo, pubertà, desiderio, emozioni, piacere, fertilità, vulnerabilità, rispetto, responsabilità e comunicazione affettiva. Significa aiutare i giovani a distinguere attrazione e pressione, intimità e possesso, impulso e responsabilità, desiderio e prevaricazione.
La metafora usata da La Pera è particolarmente efficace. Sarebbe come voler insegnare la musica leggendo soltanto i testi delle canzoni, senza ascoltare il ritmo, il suono e le emozioni. Il testo è essenziale, ma la musica vive anche nella vibrazione, nella voce, nel corpo e nell’esperienza.
Una visione integrata della sessualità umana
Il valore della riflessione di La Pera sta nella richiesta di un approccio integrato. La sessualità ha bisogno del linguaggio dei diritti, perché ogni relazione deve fondarsi su rispetto, dignità e consenso. Ha bisogno della medicina, perché il corpo sessuato possiede una fisiologia precisa. Ha bisogno della psicologia, perché il desiderio attraversa memoria emotiva, identità e inconscio. Ha bisogno della dimensione relazionale, perché il piacere umano prende forma nell’incontro con l’altro.
In questo senso, la salute sessuale non può essere ridotta a slogan o a categorie isolate. È un campo delicato, nel quale rigore scientifico, sensibilità clinica e responsabilità sociale devono procedere insieme. La prospettiva proposta da La Pera invita proprio a questo: restituire alla sessualità la sua complessità biologica, psicologica e relazionale, senza separarla dalla tutela dei diritti e dalla dignità della persona.