Sara Piazza, Il citofono, sono Alice e amo una voce, biancoenero edizioni srl 2026, pag. 112, illustrazioni di dido
di Marisa Cecchetti
Sarebbe proprio utile tornare ogni tanto a leggere un libro per ragazzi, per alleggerire i pensieri, per recuperare la magia di momenti di vita che abbiamo sicuramente conosciuto, ma che sono volati via. Per poter dire, è vero, ero così anch’io, e tornare un po’ bambini. Con la stessa ingenuità, purezza, con il facile entusiasmo e anche con la fantasia e la creatività che azzeravano la noia.
Sara Piazza ci porta nell’estate di una adolescente che deve rinunciare al campeggio dell’oratorio programmato insieme alla sua amica, perché si è presa la mononucleosi, e questa non se ne va alla svelta. Rimarrà a casa con la sorella maggiorenne, mentre i genitori sono in ufficio, ma la sorella non ha tempo né voglia di farle compagnia e le giornate si preannunciano di una noia mortale. Che fare? Può scegliere tra TV, divano, lettura, qualche telefonata – in questa storia non ci sono ancora i cellulari – compiti dell’estate, ma la giornata è lunga, lunga… E le finestre danno su cortili interni vuoti, che non offrono distrazioni.
Le viene in aiuto il citofono, lo stacca dal muro e ascolta le voci che arrivano dalla strada. Così il mondo entra in casa, se lei non può andare fuori e la giornata acquista un senso, si carica di curiosità e di aspettativa, perché le arrivano pezzi di storie, personaggi che non vede, ma immagina.
Diventa la voce attesa da sconosciuti che amano i racconti che legge al citofono; soddisfatta di avere trovato una distrazione, quasi un impegno, tuttavia non è priva di sensi di colpa: ha usato tanto il citofono e teme che questo gravi su qualche bolletta. “Che problema c’è?” chiede la mamma che la sente preoccupata. “Niente. Il punto è che l’ho usato tanto. Si paga il citofono, mamma?” E la mamma scoppia a ridere, insieme a noi.
Proprio a conferma che il caso, il destino, la fortuna, possono venire in aiuto quando meno uno se l’aspetta, un giorno attraverso il citofono arriva ad Alice una voce di ragazzo, forse un coetaneo, con uno strano difetto di pronuncia che la diverte. Così lei stacca il citofono con gioia, come se andasse a un appuntamento. Non si conoscono, ma parlano tanto, condividono storie, letture.
Che cosa legge Alice di tanto interessante al solito gruppetto che attende la sua voce? Chi sono? E quel ragazzino continuerà a parlarle? Guarirà presto Alice? Allora svaniranno le emozioni? Questa storia è un tuffo in un mondo pulito, che incuriosisce e piace.
La quarta di copertina ricorda “gli ingredienti adatti a un libro di alta leggibilità: una bella storia, illustrazioni fantastiche, un carattere tipografico più chiaro, pause tra un paragrafo e l’altro, carta colo crema, perché il bianco…spara!”
Il citofono, sono Alice e amo una voce, rispetta tutti gli ingredienti.