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“Scrusciu di vita e d’amuri” “Rumore di vita e d’amore” – romanzo di Rosella Lazzaroni

Scrusciu di vita e d'amuri

Di Serena Milisenna

È un fruscio sottile, continuo e indomito il suono della vita, anche quando smette di affermarsi secondo le consuete regole e ricomincia – pian piano – a sussurrare che può esistere una nuova speranza, oltre il dolore e la fatalità.

Scrusciu di vita e d’amuri” non è una galleria di sofferenze, ma piuttosto un attraversamento del dolore mai fine a se stesso perché sublimato in materia viva, in un nuovo terreno di trasformazione — a volte inattesa — ma sempre occasione per riscrivere il proprio posto nel mondo.

Due i protagonisti principali: un ragazzo vivace e brillante e una ragazza appassionata, verace come la terra in cui è cresciuta, innamorati e scoccati come frecce verso la vita.

Intorno a loro la cornice dell’amore autentico, vibrante, cresciuto alla luce del periodo più bello e spensierato – l’adolescenza, consumata gioiosamente in un paesino dell’entroterra siciliano pieno di riti e usanze, tessute intorno al senso forte di comunità e appartenenza.

E incastonate preziosamente in questa cornice, ci sono due famiglie, accoglienti e sempre solidali, custodi di una sicilianità che si dipana in abbracci e giornate condivise, ricette tipiche, modi di dire e di fare autentici. Ogni cosa nei primi capitoli di questo romanzo è proiettata verso il cambiamento: un trasferimento al Nord in cerca di miglior fortuna. E così una nuova città, i viaggi, gli arrivederci a presto, il nuovo lavoro, l’inserimento, la famiglia che cresce: tre figli bellissimi come grazia.

Un percorso scandito da gioie e semplici vicissitudini arrestate improvvisamente da una disgrazia che cambierà il corso dell’esistenza. Per sempre.

Ma sarà la forza femminile a smuovere il mondo che si è fermato e si è fatto antro di buio e sofferenza.

Da Chiara, la protagonista, fino alle amiche incontrate lungo il tortuoso percorso, le donne cadranno, ma si rialzeranno senza attendere di essere salvate, perché capiranno — spesso a caro prezzo — che la salvezza non arriva da fuori. Arriva quando si smette di considerare la ferita come definitiva, o peggio, come qualcosa da legare al senso di colpa e, invece, la si riconosce per ciò che è: una soglia.

Una soglia di densità emotiva che comporta sempre un movimento in avanti. Una spinta. Un nuovo modo di vedere la vita.

Ed è qui che questo libro compie il suo gesto più forte e simbolico: trasforma la tragedia in possibilità, senza mai negarne la violenza. Non c’è retorica del “tutto accade per una ragione”.

C’è piuttosto la consapevolezza, lucida e matura, che non tutto ha un senso — ma che qualcosa, comunque, si può fare dopo, anche quando sembra tardi…o impossibile.

Da lettrice ho avvertito una qualità: questo è un libro che non consola, ma accompagna. Non promette finali facili, ma restituisce dignità al percorso.

Ci sono vite che, ad un certo punto, smettono per alcune condizioni di fare rumore: le persone colpite da tragiche fatalità sono costrette a dismettere, purtroppo, la parola come legame sociale con il mondo: chi rimane vittima di un incidente o di una malattia diventa fragile, magari non ha più voce, rimane imbrigliato tra il silenzio e un’attesa che non passa, e ha bisogno di chi lo protegga e lo sostenga.

Le persone intorno dovranno prendere in carico le parole mancate e ridisegnarne di nuove, non solo per combattere, ma anche per accogliere nuovi percorsi. Ed è in questo momento che arrivano rumori nuovi che, se impari ad ascoltarli, diventano vita.

“Scrusciu di vita e d’amuri” è, dunque, un libro che parla a chi ha dovuto ricominciare senza manuale di istruzioni.

Scritto da una infermiera che ha raccolto la testimonianza di Angela Brancato, originaria di Ravanusa, che si è ritrovata a vivere una condizione inaspettata, questo romanzo sceglie di raccontare una prospettiva differente: in un tempo che pretende donne sempre performanti, sempre vincenti, Lazzaroni sceglie una forza diversa quella di chi cade, guarda la propria caduta, e decide di non rimanerci dentro. “Non ho voluto raccontare – dichiara l’autrice – le donne forti nel senso eroico del termine, ma donne vere. La forza per me nasce quando smetti di combattere contro il tuo passato e inizi a camminarci dentro, senza negarlo”.

E da giornalista sottolineo un’altra qualità: questo libro lancia un messaggio valoriale secondo cui la rinascita non è un evento, ma una pratica quotidiana che sprona a ritrovare se stessi, nonostante tutto.

Tra le pagine si parla della possibilità di ritrovare la forza vitale che conduce alla risalita.

E forse è proprio questo lo “scrusciu” più potente: il rumore lieve, ma ostinato, della vita che insiste, anche quando tutto sembra ormai perduto.

La parola “scrusciu” è, allora, metafora narrativa del rumore minimo, del non detto quando improvvisamente la vita scorre sotto traccia, ma impara a rimettere al centro ciò che conta: andare avanti, riabbracciare il possibile, i nuovi orizzonti di ripresa e di speranza all’interno di una nuova mappa di micro-resistenze quotidiane tracciate dalle donne che Chiara incontrerà, compresa la figlia Vita: destinata a sbocciare presto agli incanti dell’esistenza come piccola donna.

Questo è un libro che si muove in questa zona di confine: tra ciò che accade e ciò che resta addosso, tra l’urto degli eventi e la loro eco silenziosa, tra le ferite e le ali di farfalla che segnano la rinascita come ci insegna il Kintsugi(金継ぎ), o Kintsukuroi (“rammendare con l’oro”), antica arte giapponese del XV secolo che ripara oggetti in ceramica rotti unendone i frammenti con lacca urushi e polvere d’oro, argento o platino.

Invece di nascondere le rotture, questa tecnica le evidenzia, trasformando un oggetto danneggiato in un’opera d’arte unica e più preziosa.

Una filosofia di vita che rappresenta la bellezza dell’imperfezione, l’accettazione del danno, e che insegna che le cicatrici, materiali o emotive, non vanno nascoste ma valorizzate: “Trasformare il “piombo” delle ferite, dei traumi o dei fallimenti in “oro”, convertendo il dolore in una risorsa preziosa e una nuova forma di perfezione. Il dolore – dichiara ancora l’autrice Lazzaroni – non crea persone nuove, lascia cicatrici che lo raccontano. Il dolore ci accompagnerà nella vita e solo quando lo accettiamo e lo attraversiamo può essere trasformato in quella linea d’oro che ci rende unici, più resistenti di prima e ci fa brillare di una luce nuova”.

Nel suo libro di esordio tutta la volontà di dare strumenti alle persone: Rosella Lazzaroni è una infermiera che ha sempre aiutato gli altri per lavoro e per attitudine alla cura e che, incontrando nella vita reale la protagonista di questa storia Angela Brancato, ha trovato nella scrittura la forma del suo credo: “Credo molto nel potere della parola – aggiunge Lazzaroni – non si limita ad emozionare, ma può mettere in movimento il pensiero e, da lì, generare un cambiamento concreto nel modo di sentire e, quindi, di vivere. Il passato rimane, dunque, non te lo toglie nessuno, ma tu sei la forza del bruco che si libera, trasformandosi in farfalla. Il passato è quello che ti fa diventare quello che sei”.

È il passo lieve di chi ha imparato a stare nel mondo con una crepa visibile e non ha più paura di nasconderla. Perché quella sarà nuova forza, nuovo rumore di vita e d’amore.

Serena Milisenna

Il libro è disponibile su Amazon


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