IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Shoah, importante ritrovamento di opere d’arte, fra cui la “Testa di prigioniero ad Auschwitz” di Picasso

Tête de prisonnier d’Auschwitz di Pablo Picasso

Tête de prisonnier d’Auschwitz di Pablo Picasso

Pesaro, 25 agosto 2025“ L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. L’opposto dell’arte non è la bruttezza, è l’indifferenza. L’opposto della fede non è l’eresia, è l’indifferenza. E l’opposto della vita non è la morte, è l’indifferenza”. Lo disse Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah e scrittore, nel corso di un’intervista rilasciata nel 1986 all’U.S. News & World Report. Gli fa eco oggi Roberto Malini, poeta, artista e difensore dei diritti umani, conosciuto come “Monument man” e insignito del Premio Rotondi 2018 quale salvatore dell’arte dell’Olocausto: “L’indifferenza è sorella dell’oblio ed è per questo che diventa fondamentale recuperare testimonianze della persecuzione e dello sterminio di ebrei, rom, omosessuali, disabili e di tutte le minoranze perseguitata del nazionalsocialismo. Una pagina di diario, uno spartito musicale, una fotografia sono tessere che ci consentono di uscire dall’indifferenza e recuperare la Memoria. Da parte mia, mi occupo da tanti anni di cercare le opere perdute degli artisti dell’Olocausto”. 

È proprio di questi giorni la notizia di nuove scoperte effettuate da Malini, che ha già recuperato negli anni oltre quattrocento opere cercandole in tutto il mondo, sulle tracce dei testimoni, delle famiglie delle vittime e dei “Giusti”. Opere realizzate da pittori, scultori e incisori assassinati nei campi di sterminio o sopravvissuti alla deportazione. Opere sfuggite alla distruzione perpetrata dai seguaci di Hitler, che costituiscono un patrimonio unico, custodito oggi in collezioni pubbliche come il Museo Internazionale della Shoah di Roma e la Cittadella della Musica e dell’Arte Concentrazionaria di Barletta.

Tra le nuove acquisizioni spiccano il foglio Plus jamais d’Auschwitz di Édouard Pignon, amico di Picasso e protagonista della Resistenza francese, un’opera che testimonia con forza grafica l’impegno civile dell’artista; un’acquaforte da tempo dispersa di Corinna Modigliani, cugina di Amedeo, costretta a rifugiarsi in un convento per sfuggire alle leggi razziali; un’incisione di Bruno Canova, partigiano deportato a Mauthausen, che raffigura gli effetti sconvolgenti delle guerre; infine, la litografia originale di Pablo Picasso dedicata alla Shoah, la Tête de prisonnier d’Auschwitz. Realizzata per la commemorazione del decimo anniversario della liberazione del campo, la litografia di Picasso fu stampata in pochi esemplari su pregiata carta di cotone e distribuita nel 1955 e nel 1970 (XXV anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz) agli invitati alle solenni serate presso la Salle Pleyel di Parigi. Si tratta dell’unica opera d’arte che Picasso abbia dedicato al tema della Shoah.

“Questa scoperta dimostra che la memoria dell’Olocausto non passa soltanto attraverso i documenti storici, ma anche attraverso le immagini create da artisti che hanno saputo cogliere l’essenza dell’orrore e trasformarla in simbolo universale,” afferma Roberto Malini. “Picasso, con la sua Tête de prisonnier d’Auschwitz, non ha inteso celebrare l’enormità della tragedia avvenuta nel principale campo di sterminio in Polonia, ma ha scelto di raffigurare attraverso una ragnatela di segni un volto umano che, da solo, rappresentasse milioni di volti: l’individuo ridotto all’essenza scheletrica del corpo e della mente, sopravvissuto come icona oltre la cenere. L’artista spagnolo aveva visitato Auschwitz nel 1948 ed era rimasto profondamente colpito dall’orrida imponenza della ‘Fabbrica della morte’, dall’incontro con alcuni sopravvissuti e da decine di di fotografie di internati”.

Va sottolineata ancora una volta l’importanza dei ritrovamenti – ora legati ai ghetti e ai campi di morte, ora a chi raccolse dai sopravvissuti la missione di testimoniare – per la storia dell’arte del Novecento e per la didattica della Memoria, ricordando come queste opere siano nel contempo un’indispensabile eredità che ci ha consegnato il passato e un monito rivolto tanto a noi cittadini del presente quanto alle generazioni che verranno.

Comunicato stampa inviato da Holocaust Art Tribute
Contatti:

Roberto Malini Scrittore, ricercatore e difensore dei diritti umani 
Premio Rotondi 2018 quale “Salvatore dell’arte della Shoah” 
Consulente etico editoriale e curatore di collezioni d’arte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta 


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