Si può fare seriamente politica?
di Paolo Protopapa
Dai tempi divisivi, ma vivacissimi del liceo alla concordia odierna. Come mai? Età e formazione ed esperienza e caratteri assai diversi, certo, che incidono sulle Welthanschauungeen (Visioni del mondo). Questo è il punto. Oggi, però, il socialismo democratico è in crisi e il comunismo solo residuale e nemmeno (cosiddetto) reale; ovvero figlio infelice di comunità e individui rozzi e avventuristi. Neanche le vecchie ‘terze vie’, facili da immaginare e ardue da realizzare, baluginano da qualche parte dei nostri desideri adolescenziali o massimalistici. Brancoliamo al buio e non rinunciamo se non ad un inutile sogno, almeno nella condizione del realismo riformistico della maturità. Allora ho rifuggito dal cinismo residuale degli ex blasonati (e ne cito un paio), coerentemente antisocialisti e lontani dalla democrazia procedurale delle garanzie liberali, e attento a non cadere dal cinismo partigiano nella brace del populismo.
Qui condivido Biagio De Giovanni che giudica i Cinque stelle “cancro della politica italiana”. E, dunque, con chi allearsi è e rimarrà a lungo il problema dei problemi. Chi proveniva dalle sezioni, cioè dai fortilizi politici e culturali del territorio, praticava e trasformava lo spirito civico in prassi. In osmosi con gli intellettuali e con il loro supporto conoscitivo, tesseva alleanze ed elaborava visioni, insomma non parlava di politica e le idee venivano dai fatti, si calibravano sui fatti, si concretizzavano in fatti. Si diventava, insomma, amministratori, quindi gente che operava sulla concretezza dei bisogni sociali e condividi della collettività. Oggi si decide in alto, si attingono risorse unilaterali sempre dall’alto e si eseguono progetti, piani, misure e scelte più o meno apicali, elitari, ispirati e mediati da caste economiche e oligarchie finanziarie. insomma fuori dall’intelligenza comunitaria dal basso.
Perciò la democrazia dal basso è una fola, una chimera retorica che darebbe ragione ai comunisti conservatori e nostalgici delle cose buone ormai remote e impossibili?
Certo è che per sopravvivere ideologicamente dobbiamo avere molto coraggio. E dotarci di una passione trasversale che raccolga poche idee, sia in grado di studiare molto e bene e, soprattutto, si accontenti di fare cose buone e di essenziale qualità partecipativa e sociale.
Il fatto è che abbiamo attraversato, da metà anni Sessanta ad oggi, sessant’anni di vita sociale, un periodo lunghissimo, specie per le accelerazioni avvenute nei campi delle trasformazioni materiali, tecniche e dell’ informazione. Si tratta di Ideologie secolari, dal socialismo al comunismo al liberalismo, che appaiono ormai obsolete. L’attivazione dei sogni di riscatto sociale e il nutrimento della loro tensione ideale sono scaduti spesso in nostalgie e in innocuo romanticismo sentimentalistico. E appare, altresì, scomparsa la condizione associativa che li produceva, ossia i partiti politici. Chi e dove oggi si decide? Come e quando si sceglie? E, allora, questo è un motivo in più – rarissimo e prezioso – per esercitare un fondamentale diritto referendario, quello del prossimo voto di marzo.
Di sentirci, dunque, “popolo di cittadini” che ragiona con la propria testa e non con la pancia; e di si sente dignitosamente libero nella propria personalità e dignità. Cittadino democratico, non suddito di tifoserie al guinzaglio di tanti supponenti lorsignori.