Silloge di Sandra Guddo: “Ho sciolto al vento i miei capelli”
Prefazione a cura di Francesco Pintaldi
C’è un soffio di vento che attraversa tutta questa raccolta, un vento che libera e allo stesso tempo accompagna.
È il vento della consapevolezza, della ricerca interiore, dell’amore e del dolore, ma soprattutto della dignità umana. “Ho sciolto al vento i miei capelli” è un gesto simbolico, un atto di ribellione e di libertà. Sciogliere i capelli diventa, per Sandra Guddo, il segno tangibile di chi non vuole più diventare invisibile e farsi incatenare da consuetudini, violenze o silenzi.
Con questa raccolta si offrono ai lettori non solo poesie, ma un cammino di rinascita, un itinerario che attraversa dolore, memoria, femminilità e speranza. Le sue parole si levano come capelli sciolti al vento — forti, lucenti, indomiti — e ci ricordano che la poesia, quando nasce dal cuore, diventa la più alta forma di libertà.
“Ho sciolto al vento i miei capelli” non è soltanto il titolo di una poesia: è un gesto simbolico, un atto di ribellione e di libertà. Sciogliere i capelli diventa, per Sandra Guddo, il segno tangibile di chi non vuole più farsi incatenare da consuetudini, violenze o silenzi.
La poetessa affida alla parola il compito di restituire senso al vivere, di illuminare i frammenti di un mondo smarrito. In versi come Lacrime di Terra, Rosso magenta, Quel giorno sarà Natale, la voce lirica si fa civile, portando in sé il grido di chi soffre per la guerra, per la distruzione, per le disuguaglianze che lacerano il pianeta. È una poesia che sa farsi testimonianza e che trasforma l’indignazione in canto.
Eppure, accanto all’urlo, si percepisce un filo di speranza: la certezza che, nonostante tutto, la bellezza può ancora germogliare.
Nel percorso poetico di Guddo convivono il sacro e il profano, il dolore e la tenerezza, la voce del mare e quella del silenzio. L’“energia del silenzio” è infatti una delle immagini più potenti dell’opera: il silenzio non come vuoto, ma come forza creatrice, come luogo in cui la mente trova pace e la poesia trova suono. Così, anche nei versi più dolorosi, la parola diventa medicina dell’anima, capace di rialzare chi è caduto, come accade in Ostacoli o in Pensieroso navigante.
La poetessa guarda con stupore al mistero della vita e della conoscenza: “So di non sapere”, scrive, con un’eco socratica che rivela l’anima filosofica del suo pensiero. L’uomo contemporaneo è descritto come prigioniero di illusioni digitali (Nor-male, Algoritmi), ma la poesia gli offre un varco verso una verità più autentica, un “centro di gravità” possibile. In questi versi, Sandra Guddo sembra dialogare con la propria epoca, cercando un equilibrio tra razionalità e emozione, tra etica e sogno.
Non mancano momenti di intima dolcezza e di affetto familiare: le liriche dedicate al padre, alle sorelle, ai nipoti, ad amici e figure amate compongono una galleria di ritratti affettivi in cui la memoria si fa carezza e continuità. In A mio padre la nostalgia si mescola alla gratitudine; in Alla maggiore e A Maia la vita familiare diventa metafora del tempo che scorre e della forza che si tramanda.
Ogni gesto quotidiano è trasfigurato in un atto poetico: un raggio di luce, una tazza di tè, una cena tra amici, il suono di una musica che libera le emozioni.
La seconda parte del volume assume toni epici e civili: le poesie dedicate a figure simboliche come Padre Pino Puglisi (Vi aspettavo, Non sono un eroe) e Cosimo Cristina (Sei stato il primo) rinnovano la memoria e l’impegno etico della poetessa. Qui la parola si fa missione e la poesia diventa preghiera laica, memoria viva di chi ha creduto nella giustizia e nella verità.
Infine, un filo di luce attraversa ogni pagina, riconducendo tutto al gesto originario del titolo: sciogliere i capelli al vento significa liberarsi dal peso della paura, affidarsi alla vita, respirare la bellezza del mondo. È un invito che l’autrice rivolge a sé stessa e a noi lettori: coltivare la Bellezza come resistenza, “non colpire la donna nemmeno con una rosa”, credere ancora nella forza dell’amore e nella parola che salva.
Con questa raccolta, Sandra Vita Guddo offre ai lettori non solo poesie, ma un cammino di rinascita, un itinerario che attraversa dolore, memoria, femminilità e speranza. Le sue parole si levano come capelli sciolti al vento — forti, lucenti, indomiti — e ci ricordano che la poesia, quando nasce dal cuore, diventa la più alta forma di libertà.