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Soprani non più in carriera. Capitolo 12: RITA LANTIERI

RITA LANTIERI

Rita Lantieri è Albina ne "La falena" di Antonio Smareglia

di Emilio Spedicato

Bella la lirica, e bello è il soprano

Contatto il soprano Rita Lantieri, grazie a una ricerca su Internet.
Rita vive a Corlanzone, nel vicentino, vicino alla cittadina di Lonigo, nota anche per un teatro lirico di storica importanza. Abita in una elegante villa, con ampio parco, circondata da vigneti; il colle vicino è dominato da una suggestiva chiesetta del Quattrocento. Siamo sui pendii dei Monti Berici, dai crinali punteggiati di ville palladiane. Dalla villa di Rita si vede la bellissima Rocca Pisana costruita dallo Scamozzi, allievo di Andrea Palladio. Rita ha una biblioteca ricca di spartiti e libri musicali. Troneggia nel salone un pianoforte a coda Petrov, dal suono stupendo, uno dei migliori su cui ho suonato. Pianoforte che mi attira e dove suono: Chopin, Mussorgsky, canzoni napoletane e qualche aria lirica.

Rita è originaria di Trieste, nata casualmente a Gorizia, figlia di un perito elettrotecnico che durante la guerra guidava le littorine. Una mina esplose lungo la rotaia, uccidendolo a soli 32 anni, unica vittima nel treno. La madre fu sconvolta. Erano sposati da poco, Rita l’unica figlia. Mamma non si riprese mai emotivamente dalla tragedia vissuta, fatto che forse contribuì a un anticipato Alzheimer, di cui soffrì per molti anni, con conseguenze sulla vita sentimentale e sulla carriera della figlia.

Mio padre, racconta Rita, era un uomo eccezionale, dotato di grandissima intelligenza, assoluta onestà, gentilezza, coraggio e capacità in tutto ciò che faceva. Anche se ho vissuto accanto a lui solo quattro anni della mia esistenza, ho appreso da lui la forza di volontà e due massime che pure non esistono nel mio DNA:  non avere paura e che nulla è impossibile. Ho affrontato la mia vita senza di lui con coraggio e caparbia. Ho voluto affermarmi nel mondo e lasciare, attraverso delle incisioni rare, che il nome LANTIERI rimanesse nel ricordo il più a lungo possibile.

Rita viveva in una famiglia molto musicale. La mamma suonava il violino, lo zio era tenore dalla voce bellissima e possente, oltre che pittore e scultore. A otto anni Rita ebbe la prima esperienza con la lirica, al Castello San Giusto di Trieste. Fu un colpo di fulmine aver visto in quell’occasione l’Elisir d’amore, dove cantava Beniamino Gigli. Poi ascoltò Tito Gobbi nella Tosca, ultima recita del grande baritono.

A sei anni aveva cominciato a studiare il pianoforte. Iniziò a cantare da sola, stimolata dalle trasmissioni radiofoniche Martini e Rossi. Decise di diventare cantante lirica a 14 anni. Dopo un diploma in ragioneria, entrò ventenne nel Conservatorio Tartini di Trieste. Si diplomò a 25 anni con il massimo dei voti. La prima insegnante fu Conchita Mohovich Riveira, ex cantante di musica da camera. Da lei apprese l’arte dell’interpretazione e della parola come massima espressione. Si perfezionò con Del Monaco e infine a Milano con il maestro accompagnatore della Scala, Renato Pastorino (maestro pure di Palacio, Cecchele, Orlandi Malaspina, Vajna, Fabbri…) per la parte musicale e con la grande Gina Cigna per la parte vocale. Ricorda che Cigna abitava a Milano a Largo Quinto Alpini 5, vicino al Parco. Nelle vicinanze abita un mio compagno di liceo, Dario Marini, che ne fu medico personale, e ne ricorda gli acuti perfetti anche a tarda età (si legga nel mio libro la sezione dedicata a Gina Cigna).

Rita, soprano lirico spinto, riassume così la sua vita nel canto: ho fatto carriera da sola, senza alcun manager. Gli agenti e i direttori dei teatri la contattavano direttamente, era nota in tutta Europa per i salvataggi delle recite all’ultima ora. Memorabile quello del teatro Verdi di Trieste, dove all’inizio dello spettacolo la protagonista non si presentò in Teatro. Ricerca affannosa e disperata della sostituta, per un teatro gremito all’inverosimile, ed ecco il miracolo: Santa Rita (Lantieri) soccorre la Traviata, titolava a centro pagina Il Piccolo di Trieste. Ora impartisce lezioni di canto, privatamente, e in Corea all’Università di Seul. Alcuni dei suoi allievi sono già molto affermati sia in Europa che in Oriente.

Il suo primo debutto, in ruoli secondari, mentre era ancora al Conservatorio,  avvenne a Trieste al Teatro Verdi. Fu preparata dalla pianista Livia D’Andrea Romanelli, compositrice capace di suonare il pianoforte come un’orchestra.  Cantò nella Rondine, nel ruolo dell’amica di Magda, impersonata da Virginia Zeani, e in Suor Angelica,  come Suor Infermiera, poi nella Santa di Bleeker Street di Menotti.

Il suo debutto come primadonna avvenne all’estero, nel 1970, a Berna, dove, presentata da una lettera di Del Monaco, fece un’audizione presso un agente e fu scritturata per l’inaugurazione della stagione nel ruolo di Desdemona nell’Otello di Verdi. A Berna ritornò per altre sette opere, tra le quali Giovanna d’Arco, prima esecuzione svizzera. Fu l’inizio di una lunga carriera internazionale come primadonna con un vasto repertorio.

Ha cantato quasi tutto Puccini (Tosca, Bohème, Manon Lescaut, Tabarro, Fanciulla, Turandot, La Rondine, Suor AngelicaButterfly oltre cento volte) e le sue liriche da camera.

Dice: amo Puccini, ma canto di più Verdi.
Di Verdi ha cantato in Ballo in maschera (Amelia), Don Carlo (Elisabetta), Giovanna d’Arco (Giovanna), Luisa Miller (Luisa), Otello (Desdemona), Traviata (Violetta), Trovatore (Leonora), Messa da Requiem.  Ha cantato molto Mascagni, forse unico soprano ad averne interpretato sei opere in teatro: Cavalleria (Santuzza), L’amico Fritz (Suzel), Guglielmo Ratcliff (Maria), Il piccolo Marat (Mariella), I Rantzau (Luisa), Zanetto (Silvia); opere che, salvo le prime due, sono raramente eseguite in teatro.
Il repertorio di Rita è di quasi cinquanta opere. Alcune di prima dell’ Ottocento (Cherubini, Gluck, Monteverdi, Mozart), e altre di autori moderni (De Banfield,  Illesberg, Malipiero, Sardi, Smareglia).
Gli ultimi debutti sono nel 1992 con I Rantzau di Mascagni, prima esecuzione dopo un secolo, e nel 1997 con la Fanciulla del West.
Ha tenuto numerosi concerti e recital, cantando in cinque lingue.
Ha ricevuto moltissimi premi e l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica dal Presidente Pertini.

Ha cantato, lasciando da parte i teatri italiani, in molti teatri all’estero, fra cui quelli di Anversa, Augsburg, Berlino, Berna, Bruxelles, Buenos Aires, Dublino, Ginevra, Colonia, Francoforte, Madrid, Miami, Monaco di Baviera, New York, Oslo, Pretoria, Santa Cruz de Tenerife, Strasburgo, Tehran, Zurigo… ha un particolare ricordo di un Trovatore in un castello di Augusta con splendida scenografia e cavalli in scena, un’opera il cui allestimento costò più dei cachet dei cantanti.

RITA LANTIERI IN CONCERTO CON LEONE MAGIERA

Fra i direttori di orchestra, sotto la cui direzione ha cantato, ricorda in particolare Nello Santi, Daniel Oren, Gianandrea Gavazzeni e Molinari Pradelli. 
Fra i colleghi Cappuccilli, Cecchele, Bruson, Domingo, Montserrat Caballé, Giaiotti, la Cossotto e la Gencer.
Ricorda di avere sentito bellissime voci in Finlandia e Norvegia; non può dimenticare le recite di Don Carlo al Festival Opera di Savonlinna, con la voce tonante di Martti Talvela, voce unica assolutamente eccezionale (era un basso profondo, alto oltre due metri, morto a soli 54 anni). 
Ricorda il tenore Aldo Bottion, uomo bellissimo (marito della pur bellissima Gianna Galli, entrambi scomparsi a breve distanza), che cantava nella Rondine con Virginia Zeani.
Quando la Zeani era a Trieste per la Rondine, Rita la portò in giro per la città con la sua macchina, a visitare negozi e vederne le bellezze. La Zeani si comportava da donna semplice, non da diva, molto simpatica e gentile. La Galli aveva accettato un’intervista per il mio primo libro sulla lirica, ma non fu possibile per i suoi impegni. La Galli cantò nella prima presentazione alla Scala, nel 1962, dell’ Atlantida di Manuel De Falla, dove erano anche la Simionato, la Gencer e Marina Cucchi.

In Spagna Rita fu definita dalla critica la miglior Traviata degli anni 80, e dagli spagnoli la loro Caballé italiana. A Tehran, cantò in una Bohème diretta dal figlio dello Scià di Persia. 

Rita ricorda Casa Verdi a Milano, dove cantò, su richiesta di Michelangelo Abbado che molto la stimava, accompagnata dal maestro Pastorino e dal primo violino della Scala, Franco Fantini; cantò arie di Giulia Recli, morta nel 1970, la prima compositrice italiana di opere e di molte liriche eseguite alla Scala e al Metropolitan. 

Rita conclude con un riferimento al famoso “mi bemolle” che molti soprani mettono nell’aria del primo atto della Traviata. Lei cantò quest’aria per tredici anni consecutivi senza metterlo; non esiste in Verdi, lo ritiene inaccettabile e fuori luogo. Meglio usare suoni appoggiati sul fiato.  E rivedendoci in una successiva occasione, dopo la controversa edizione della Traviata alla Scala nella stagione 2013-2014, lei ne giudica negativamente la regia, come quasi tutte le persone con cui ho parlato, perché svilisce e travisa il significato delle parole e della musica.

RITA LANTIERI. FOTO CON AUTOGRAFO

Da internet scopro che, a gennaio 2016, alcuni ladri, che ormai girano indisturbati per l’Italia e mirano specialmente alle ville (sono io sfuggito miracolosamente ad un incontro notturno con loro nella mia casa…), sono entrati nella casa di Rita, disattivando il sistema antifurto… non cercavano gli spartiti delle opere da lei cantate, ma, fra il resto, hanno portato via premi in metallo prezioso ottenuti nella sua carriera.

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Abbiamo amato Puccini. 108 incontri tra un matematico e il mondo della lirica
Non solo Malibran. 108 incontri tra un matematico e il mondo della lirica vol. 2

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