IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Soprani non più in carriera. Capitolo 15: JOLANDA MENEGUZZER    

Jolanda Meneguzzer, a sinistra, Renata Tebaldi, Renato Cioni e il direttore Tullio Serafin, in una Bohème del 1962 a Firenze

di Emilio Spedicato

Jolanda Meneguzzer, uno dei soprani importanti degli anni 60 e 70, ha avuto un premio speciale con le colleghe Laura Londi e Nicoletta Panni (nipote del grande baritono Giuseppe De Luca; scomparsa poco prima della revisione di queste mie note). Ho contattato Jolanda su indicazione di Patrizia Cigna, già sua allieva. Jolanda vive a Firenze oltre Arno, vedova e con qualche problema di salute, signora squisitamente gentile. La incontro a inizio 2014.

Anche con Jolanda ho avuto problemi  per le correzioni, aggravati da un virus che ha cancellato il file originale. Quanto segue è una ripresa dalle note originali a mano,  integrata da una intervista nel sito di lirica americano, Warhorses, titolo A conversation with Lyric-Leggiero Soprano Jolanda Meneguzzer; l’autore aveva sentito Jolanda al Teatro d’Opera di San Francisco nel 1962, 1963 e 1965. 

A San Francisco Jolanda sostituì Graziella Sciutti, cui era stato negato il visto di ingresso in USA, per la sua situazione familiare; altri tempi… Jolanda debuttò nella Figlia del reggimento di Donizetti, opera di cui ricorda la cavalla che aveva cavalcato, superando un iniziale timore. Ricorda anche una visita a Disneyland. Di quella tournée, ricorda il Falstaff (già cantato a Siena con Mariano Stabile, Marcella Pobbe, Fedora Barbieri, Giuseppe Baratti, Giulio Fioravanti) e un Don Giovanni, il 20 ottobre 1962, con Giorgio Tozzi, Victoria de Los Angeles, Elizabeth Schwarzkopf e Sir Geraint Evans.  Nel 1963 cantò come Lisa nella Sonnambula, dove Amina era la Sutherland, il cui canto ha goduto nota per nota, in uno degli incontri più emozionanti della sua vita. 

Jolanda, pur sofferente nei movimenti, è lucida nei ricordi. Vive in Toscana dal 1940. Mamma era nata a Costantinopoli, ma non imparò il turco, lasciando la Turchia a sei anni. Il nonno materno Fausto Zonaro, originario di Padova,  era pittore alla corte dell’ultimo sultano turco Abdul Hamid; a casa loro stette Vittorio Emanuele III con la moglie, in viaggio di nozze a Istanbul. Dopo la rivoluzione di Kemal Atatürk, il nonno tornò in Italia, nel 1909, rifiutandosi di pagare l’affitto per il palazzo che gli era stato regalato dal sultano (senza una documentazione…). Jolanda non ha ricordi di lui, nonno morì quando lei nasceva.

Jolanda è nata a Cantù da padre medico tisiologo, il dr Meneguzzer,  e fra gli iniziatori dell’istituto milanese per il cancro. Papà muore nel 1939 a 43 anni, per una broncopolmonite presa in viaggio, la moglie Mafalda Zonaro di 36 anni allora incinta del fratello Augusto di Jolanda. Mafalda era pianista ed aveva sposato il medico che l’aveva curata.  Vivevano in Lombardia e la madre la portava spesso alla Scala. Fra i primi spettacoli che vide ricorda L’amore delle tre melarance, di Prokofiev, e il Campiello, di Wolf-Ferrari, che anni dopo lei cantò alla Fenice nel ruolo di Gasparina.

Rimasta vedova, la madre si trasferì a Firenze, nel 1940. Furono anni non facili a causa della guerra e della fame; la città, occupata dai tedeschi, era spesso bombardata. In un bombardamento morì il soprano Lina Cavalieri, detta la donna più bella del mondo; a tale morte sfuggì il baritono Titta Ruffo, che per una premonizione aveva rinunciato all’invito a pranzo della Cavalieri, dove tutti morirono sotto la bomba. Titta Ruffo era ben conosciuto dalla madre di Jolanda.

Jolanda iniziò lo studio del pianoforte a quattro anni e mezzo, con la madre come suo severo insegnante. Ora non suona più per artrosi alle dita; nel 2012 dopo un ictus ha perso il piacere di vivere… ma, cara Jolanda, gli anni migliori, stando ad Arthur Rubinstein, sono i novanta! Da bambina amava il canto, incoraggiata dalla madre; ma fu bocciata in canto a scuola, perché trovava poco interessanti le canzoni per bambini, preferiva gli inni, anche quelli fascisti di allora. Amava arrampicarsi sugli alberi, dove imitava il canto degli uccelli. Sui dodici anni scoprì la musica lirica, ascoltando opere alla Scala trasmesse dalla radio, affascinata dalle parti con voci scure. 

A quindici anni iniziò a studiare canto con una insegnante, due lezioni alla settimana di mezz’ora. Il grande baritono Titta Ruffo, che ammirava suo nonno come pittore e ne richiedeva quadri, la giudicò dotata di voce importante. Sui vent’anni cantava arie da virtuosa, fra cui, al Teatro dell’Opera di Roma, il Rossignol di Stravinsky. Conobbe Aureliano Pertile, divenendo amica di un suo figlio giudice, che aveva curato i contratti del padre. Debuttò nel 1957 al Maggio Musicale a Firenze, nel magico Giardino dei Boboli, come Euridice nell’Orfeo di Monteverdi. Si sentiva come in trance. Dice di aver sempre avuto timore a cantare con altri, specialmente se famosi e quando lei era agli inizi. Ha avuto tanti batticuore in vent’anni di carriera.

La voce di Jolanda, di lirico leggero,  aveva centri pieni di colore; era voce calda, facile ai virtuosismi, raggiungeva il Fa5. Ha cantato in 56 ruoli, anche in  opere difficili, come la Fantarca di Roman Vlad, libretto di Giuseppe Berto, detta opera di fantascienza, basata sull’evento di una variazione dell’asse di rotazione terrestre (tema trattato da chi scrive in uno studio di meccanica celeste).  Fra le altre opere poco eseguite da lei cantate, ricorda, di Prokofiev, Il naso corto, Il giocatore.

Ha cantato molto al Maggio Musicale, sia come protagonista che come coprotagonista, invitata da Siciliani, dal citato debutto nel 1957 in Orfeo di Monteverdi, al Giardino dei Boboli. Siciliani la volle l’anno dopo al Boboli come Liù. Ha cantato molto come Musetta, dice che la sua voce era simile a quella di Eugenia Ratti.

Ha avuto un’unica maestra importante, la signora Nerina Baldisseri, la cui madre aveva assistito alle lezioni della grande insegnante Mathilde Marchesi, spesso accompagnata da Gounod. Fra gli allievi della Marchesi si ricordano Fances Alda, Emma Calvé, Mary Garden, Nellie Melba. La Baldisseri ha lasciato una registrazione in cui canta con Gigli nel duetto dell’ Amico Fritz. Jolanda fu in ottimi rapporti con Zeffirelli, che ricorda in sue recite da ragazzino. Molto amica di Fedora Barbieri e di Laura Londi (che non sente da tempo); dichiara grande il marito di Laura, il baritono Carlo Meliciani. Amica di Nicoletta Panni, che aiutò in varie occasioni.

Dei direttori ricorda Serafin, Votto, e Francesco Molinari Pradelli, che a San Francisco le chiese di telefonare ad Annamaria Canali (mezzosoprano scomparso a 98 anni all’inizio del 2016). Speciale il ricordo di Piero Bellugi, grande amico, un po’ assente dalla realtà. Una volta nel residence di San Francisco, dove stavano in appartamenti vicini, le chiese di aiutarlo a ritrovare il telefono; lo ritrovò lei, chiuso in frigorifero, perché non disturbasse…

Jolanda ha sposato a 40 anni di età un bell’uomo, dagli occhi verdi,  Luciano Trevigne, attivo nel settore odontoiatrico, che la corteggiò in dialetto veneto, essendo figlio di un trevigiano. Luciano è morto nel 2001. Il figlio adottato, di 37 anni al momento dell’incontro, insegna lettere moderne ed ama il latino.

Dei cantanti della generazione precedente, ha sentito la Carosio e la Favero al Metropolitan, mai la Callas.  Ha cantato con la Tebaldi. Di Stefano era sempre un po’ nervoso, e la criticò per essergli passata davanti in scena, ma lei faceva quello che voleva il regista. Bel ricordo di Del Monaco, mai si dava arie, anzi ai concerti Martini Rossi le chiedeva come era andata; non era abituato al  microfono, lo confondeva e non gli piaceva. Con Bergonzi ha cantato in Ballo in Maschera, come Oskar, adorata da Leontyne Price, che la considerava suo portafortuna;  è stata amica di Giuseppe Campora, con cui ha cantato Rigoletto in Canada, in inglese, alla televisione. Con Gobbi, che le faceva una corte assidua, come a tutte le altre,  ha insegnato nella rinascimentale Villa Schifanoia a Fiesole. Ha frequentato la casa della Zeani e di Rossi Lemeni, con cui ha cantato in molte Così fan tutte. Ha cantato con Giulio Neri al Metropolitan in Bohème, dove Liù era la Kabaivanska al suo debutto.

Conclude questa intervista definendo meravigliosa Mirella Freni.


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