Spopolamento del Sud e “re-migrazione” tra realtà e retorica
di Michele Marino
I due fenomeni geopolitici, sono tra loro speculari e ad unum espressione bizzarra del modus vivendi dell’homo sapiens da migliaia di anni ad oggi. Basti ricordare l’emigrazione di Israele, il popolo eletto da Dio che dovette trasferirsi verso l’Egitto; e lo stesso Gesù Cristo che fu costretto a spostarsi da una regione all’altra della Terra santa, già da neonato per sfuggire all’editto di Erode.
Ritornando ai tempi nostri, e ripensando – appunto – a siffatti aspetti di carattere antropologico come manifestazioni cicliche, spontanee o necessitate dai bisogni primari o dalle guerre in atto che imperversano nel pianeta, veniamo indotti ragionevolmente a ridimensionare la gravità del problema, che investe non solo l’Italia, ma l’Unione Europea, senza trovarne qualche soluzione fattibile. Si attende, invano, una metodologia che sappia dettare criteri e regole, socialmente organizzate e sostenibili per affrontarlo e gestirlo efficacemente (vedi Germania della Merkel).
Negli ultimi anni stiamo assistendo, anche – in questo caso con molto minor evidenza multimediale – alla cosiddetta fuga dei cervelli all’estero, specialmente di giovani che espatriano verso Paesi europei ove vengono meglio retribuiti, oppure perché la qualità della vita è più elevata, come in Inghilterra, Francia o Spagna. Il dato statistico, fino al 2025, parla di oltre 313 mila italiani, per lo più laureati, che non hanno alcuna intenzione di “re-migrare” in patria! Questo comporta, invero, un duplice impoverimento: a) in assoluto ci stiamo privando di una parte della giovane generazione, quindi della migliore forza lavoro; b) eticamente le nostre istituzioni pubbliche dimostrano poco/nessun interesse e/o inadeguata competenza a trattare tale, seria problematica.
D’altro canto, la classe dirigente che abbiamo nel nostro destino, sia di maggioranza che d’opposizione, non brilla in questo settore come negli altri, piuttosto barcamenandosi alla men peggio, quasi quotidianamente, dedicandosi in modo superficiale e sclerotico ad applicare l’ormai desueta legge Bossi Fini, senza avere una visione paradigmatica, né riuscire ad elaborare alcune modifiche legislative, volte a semplificare le procedure amministrative ed a disciplinare le modalità di accoglienza e di integrazione sociale con particolare riguardo ai minori stranieri non accompagnati (personalmente ho conseguito circa dieci anni fa il diploma di “tutore”, ma non ho avuto mai la possibilità di utilizzarlo!).
Le difficoltà politiche e soprattutto ideologiche nell’approccio culturale, eticamente e operativamente insoddisfacente, nonostante le reiterate raccomandazioni fatte dal Presidente Mattarella ed ora da Papa Leone, sono palesi, contraddittorie e complicate dal sopravvento “elettorale” del “neo-sovranista” Vannacci che si candida a salvatore della Patria, spavaldamente anch’egli come fecero Renzi, Salvini e Grillo, montando una campagna vacua, denigratoria, offensiva della dignità umana e mistificatrice del problema migratorio; specialmente dal continente africano, destinato a perdurare, secondo il parere degli esperti, per decenni.
E così, per ragioni strumentali e ipocrite ci ritroviamo imprigionati in una dialettica del tutto retorica o anacronistica, filo-trumpiana, che esclude praticamente e in modo irresponsabile il triste, inaccettabile fenomeno dello spopolamento urbano dei piccoli comuni, in particolare i borghi storici delle zone interne del Mezzogiorno d’Italia. A ciò si aggiunge il problema della denatalità che, ultimamente, riguarda anche le città meridionali, cui consegue l’attualissima necessità di mobilitare una percentuale di insegnanti scolastici verso altre regioni.
Che dire … la “questione meridionale”, più di quella migratoria, è viva e vegeta, irrisolta, sebbene alcune fonti ufficiali ci dicono che gli indici di crescita economica del Sud sarebbero superiori a quelli del Centro Nord.