“Stagioni sbagliate”, la nuova raccolta poetica di Girolamo La Marca

di Serena Milisenna
La poesia come rifugio provvisorio, come luogo di resistenza contro lo smarrimento esistenziale. È questa la chiave di lettura che attraversa Stagioni sbagliate, la nuova raccolta poetica di Girolamo La Marca, un’opera intensa e stratificata che indaga la fragilità dell’essere umano attraverso il linguaggio simbolico della natura e della memoria.
La raccolta è stata presentata il 1 Dicembre 2025 a Ravanusa, presso la Biblioteca Comunale, in un incontro carico di suggestioni. Relatore della serata il prof. Franco Di Natali, che ha offerto una lettura critica attenta e profonda dell’opera, mentre le letture poetiche sono state affidate alla dott.ssa Simona Costanza, capace di restituire voce e respiro ai versi dell’autore che poi ha concluso la serata.
L’evento ha goduto del patrocinio del Lions Club Ravanusa Campobello.
L’occasione non è stata soltanto un momento di divulgazione culturale, ma anche un gesto concreto di solidarietà: l’intero ricavato della vendita dei libri è stato devoluto in beneficenza, rafforzando il valore etico dell’iniziativa e sottolineando come la poesia possa farsi azione, cura e responsabilità verso la comunità.
Un viaggio poetico tra tensione e resistenza
Stagioni sbagliate è una meditazione sull’ambivalenza dell’esistenza. Nei componimenti si alternano immagini di slancio e di trattenimento: da un lato il desiderio di elevarsi — incarnato da falchi, aquiloni, sparvieri — dall’altro la resistenza al vivere, affidata a metafore potenti come la perla bianca rinchiusa nel guscio o l’onda che non arriva mai alla riva.
Il percorso poetico procede per antitesi costanti: fuoco e acqua, apertura e chiusura, volo e radicamento alla terra. In questo paesaggio simbolico, l’io lirico appare sospeso, fragile, prigioniero di una tenerezza quasi infantile. È un Icaro trattenuto, un aquilone legato al filo per paura di bruciarsi le ali.
Come nelle Metamorfosi di Ovidio, anche qui la trasformazione è continua. Ma in La Marca la natura non è solo scenario: è specchio dell’interiorità. Il soggetto lirico si trasfigura in cielo, mare, conchiglia, falco che diventa colomba, in un movimento incessante tra attrazione e ritrosia, nel tentativo di sfuggire all’immutabilità della tristezza, sentimento universale e condiviso.
La Tristezza come eredità comune
Il verso
“Sembriamo figli / della stessa madre, / la Tristezza”
racchiude uno dei nuclei più forti della raccolta. La tristezza è madre archetipica, origine comune che unisce e allo stesso tempo condanna. È fonte di legame, ma anche di un senso diffuso di inadeguatezza che permea le “nenie ancestrali”, altro simbolo femminile e acquatico, che prepara l’individuo all’impatto con la vita.
La raccolta non è un semplice compendio poetico, ma il tentativo consapevole di cristallizzare una voce contro il fluire del tempo, che tende a relegare i sentimenti in stagioni sbagliate. Il tempo, infatti, è “fuori asse”:
“Abbiam giorni diversi, / stagioni sbagliate”
scrive La Marca, introducendo il tema del disallineamento temporale e interiore, di un vivere costantemente fuori sincrono rispetto al mondo.
Cambiamenti dell’anima, non del clima
Stagioni sbagliate diventa così la condizione esistenziale di chi avverte uno scarto insanabile tra sé e la realtà. Non si tratta di cambiamenti climatici, ma di mutamenti profondi dell’anima, improvvisi e incontrollabili, che accomunano tutti coloro che sperimentano il dolore, la perdita, l’imprevisto.
La poesia, tuttavia, non rinuncia a cercare un varco. Come l’onda che sceglie di non arrivare alla riva per non morire, il soggetto lirico resta sospeso tra il desiderio di trasformazione e la necessità di preservare una fragile identità. Il contrasto è costante: libertà e attaccamento, contatto e paura, slancio e difesa.
Diaspora, deserto e memoria
Al centro della raccolta si impone il tema della diaspora interiore, dello sradicamento emotivo. È una fuga dal deserto dei sentimenti, evocato in uno dei componimenti più intensi, Farfalla impazzita. Qui il deserto è metafora duplice: assenza di riferimenti e solitudine, ma anche spazio in cui può apparire, improvvisa, una palma sempreverde, un’ombra lieve in cui sostare.
Nella desolazione resta dunque un punto di ristoro, seppur temporaneo. La speranza non è certezza, ma necessità vitale. Anche il “presagio sterile di una lunga e felice vita” contiene il paradosso di ciò che promette e può deludere. Eppure credere resta indispensabile per continuare a camminare.
Un’attesa aperta
Stagioni sbagliate si chiude in una sospensione che è insieme poetica ed esistenziale:
“… aspettiamo in silenzio / che qualcosa / ci accada”.
È un invito all’attesa, alla possibilità di una rinascita che passa attraverso la Natura e la Memoria, uniche alleate contro lo smarrimento.
A Girolamo La Marca va l’augurio che arrivi, ancora una volta, una “pioggia di nuove emozioni” capace di trasformare il deserto in paesaggio dell’anima e di far rifiorire, nell’oasi delle metamorfosi, la bellezza dell’inchiostro.
Perché, in fondo, la poesia resta questo:
un atto di resistenza.
E, come in questa occasione, anche un gesto di generosità concreta.