Storia dei Partiti Politici Italiani: Partito Monarchico Nazionale (PMN) – 1946

Simbolo del Partito Monarchico Nazionale (PMN) – 1946
di Z.i.G.
Origini, sviluppo e ruolo nella storia politica italiana
Il Partito Monarchico Nazionale (PMN) rappresenta uno dei fenomeni politici più significativi dell’immediato dopoguerra italiano. Nato nel 1946, all’indomani del referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica, il PMN raccolse e organizzò il vasto e composito mondo del monarchismo italiano, trasformando una sconfitta storica in un progetto politico strutturato. La sua parabola, durata fino al 1959, offre una lente privilegiata per comprendere le tensioni, le nostalgie, le identità e le fratture che attraversarono l’Italia nei primi anni della Repubblica.
1. Il contesto storico: il trauma del 2 giugno 1946
Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica. Il risultato – 54,3% per la Repubblica contro il 45,7% per la Monarchia – sancì la fine della dinastia sabauda e l’esilio di Umberto II.
La decisione fu accolta con sentimenti contrastanti: entusiasmo nelle aree più repubblicane, dolore e incredulità in quelle più legate alla tradizione monarchica, soprattutto nel Mezzogiorno.
Il 13 giugno 1946, giorno della partenza del Re per l’esilio in Portogallo, segnò simbolicamente la nascita del movimento monarchico organizzato. Proprio in quella data prese forma il Partito Monarchico Nazionale, guidato da Alfredo Covelli, figura centrale del monarchismo repubblicano Wikipedia.
Il PMN nacque dalla fusione di varie realtà monarchiche e conservatrici, tra cui la Concentrazione Nazionale Democratica Liberale, e si propose come erede politico della tradizione sabauda, con l’obiettivo dichiarato di mantenere viva l’idea monarchica e difendere i valori dell’Italia pre-repubblicana.
2. Identità ideologica e programma politico
Il PMN si collocava chiaramente nell’area della destra conservatrice, con una piattaforma che combinava:
- Monarchismo istituzionale: la difesa della legittimità della monarchia sabauda e la richiesta di un nuovo referendum.
- Conservatorismo sociale: centralità della famiglia, ordine pubblico, tradizione.
- Nazionalismo moderato: forte richiamo all’unità nazionale e ai valori risorgimentali.
- Liberal-conservatorismo: difesa della proprietà privata, dell’iniziativa economica e dell’autonomia locale.
- Cristiano-democrazia moderata: presenza di sensibilità cattoliche non pienamente rappresentate dalla Democrazia Cristiana.
Il partito si presentava come un contenitore ampio, capace di attrarre nostalgici della monarchia, conservatori, notabili locali, ex liberali, cattolici tradizionalisti e settori della borghesia meridionale.
3. La leadership di Alfredo Covelli
Alfredo Covelli, fondatore e segretario del PMN, fu il principale artefice della sua identità politica. Deputato dal 1948, Covelli seppe dare al partito una struttura moderna, con una rete di sezioni locali, una stampa di riferimento (Italia Monarchica) e un’organizzazione giovanile attiva.
Covelli incarnava un monarchismo pragmatico: pur difendendo la causa sabauda, comprese che il partito doveva operare all’interno delle istituzioni repubblicane, partecipando alla vita parlamentare e alle competizioni elettorali.
4. La geografia del voto monarchico
Il PMN trovò il suo bacino elettorale principale nel Mezzogiorno, dove la monarchia aveva ottenuto percentuali altissime nel referendum del 1946.
Le ragioni erano molteplici:
- radicamento storico della Casa Savoia in alcune élite locali;
- diffidenza verso i partiti di massa (DC e PCI);
- struttura sociale ancora legata a notabili e grandi famiglie;
- percezione della monarchia come garante di stabilità.
In regioni come Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, il PMN divenne una forza politica significativa, capace di eleggere deputati e influenzare gli equilibri locali.
5. Le prime elezioni politiche: 1948
Alle elezioni del 1948, le prime della Repubblica, il PMN ottenne:
- 2,78% alla Camera (14 seggi)
- 1,74% al Senato (3 seggi) Wikipedia
Un risultato modesto ma significativo, considerando la polarizzazione tra DC e Fronte Popolare. Il PMN si affermò come partito di nicchia ma radicato, soprattutto nel Sud.
6. La crescita e il successo del 1953
Il momento di massima espansione del PMN fu il 1953, quando raggiunse:
- 6,85% alla Camera (39 seggi)
- 6,51% al Senato (14 seggi) Wikipedia
Si trattò di un risultato straordinario, che fece del PMN il quarto partito italiano.
Il successo fu dovuto a:
- consolidamento nel Mezzogiorno;
- crisi dei partiti minori;
- capacità di attrarre voti conservatori delusi dalla DC;
- leadership carismatica di Covelli.
Il PMN divenne così un attore politico rilevante, corteggiato sia dalla DC sia dal MSI.
7. Le tensioni interne e la scissione del 1954
Il successo del 1953 portò però a una crescente conflittualità interna.
Due linee si contrapposero:
- Linea Covelli: alleanza con il MSI e collocazione nella destra nazionale.
- Linea Lauro: apertura alla DC e al centro moderato.
Il contrasto esplose nel 1954, quando Achille Lauro, potente sindaco di Napoli e figura popolarissima nel Sud, lasciò il PMN e fondò il Partito Monarchico Popolare (PMP) Wikipedia.
La scissione indebolì profondamente il PMN, dividendo il mondo monarchico in due tronconi:
- uno più ideologico e nazionale (Covelli);
- uno più pragmatico e clientelare (Lauro).
8. Le elezioni del 1958: il declino
Alle politiche del 1958, il PMN subì un forte arretramento:
- 2,23% alla Camera (11 seggi)
- 2,16% al Senato (2 seggi) Wikipedia
La divisione con il PMP aveva disperso il voto monarchico, mentre la DC continuava a rafforzarsi nel Sud.
Il PMN rimaneva una forza presente, ma ormai marginale rispetto ai grandi partiti.
9. Il ruolo nel sistema politico della Prima Repubblica
Il PMN svolse un ruolo peculiare nel panorama politico italiano:
- rappresentò la continuità con l’Italia monarchica;
- diede voce a un elettorato conservatore e tradizionalista;
- contribuì alla stabilità parlamentare con un’opposizione moderata;
- mantenne viva la memoria della monarchia sabauda;
- fu un laboratorio politico per future figure della destra italiana.
Pur non entrando mai nei governi, il PMN influenzò il dibattito su temi come:
- ordine pubblico;
- politica estera atlantista;
- autonomia locale;
- tutela della famiglia;
- revisione del giudizio storico sulla monarchia.
10. La fusione del 1959 e la nascita del PDIUM
Nel 1959, dopo anni di divisioni, PMN e PMP decisero di riunificarsi.
Il risultato fu la nascita del Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM), che nel 1961 assunse la denominazione definitiva Wikipedia.
La fusione rispondeva a tre esigenze:
- ricomporre il fronte monarchico;
- evitare l’estinzione politica;
- presentarsi come forza unitaria nelle elezioni locali e nazionali.
Il PDIUM avrebbe poi proseguito la battaglia monarchica negli anni Sessanta, fino alla confluenza nel MSI nel 1972.
11. Il caso Brescia: un esempio di radicamento locale
Un esempio emblematico della presenza territoriale del PMN è la provincia di Brescia, dove il partito si strutturò nel 1948 sotto la guida di Luigi Ciollaro e Carlo Pisoni Ercoli.
Qui il PMN:
- pubblicò periodici locali come Brescia Fedele e La Bandiera;
- ottenne buoni risultati nelle amministrative del 1951 e 1956;
- sfiorò l’elezione di un deputato nel 1953;
- mantenne una presenza attiva fino alla fusione del 1959 enciclopediabresciana.it.
Il caso bresciano dimostra come il PMN non fosse solo un fenomeno meridionale, ma avesse radici anche nel Nord, soprattutto nelle aree cattoliche e conservatrici.
12. Cultura politica e comunicazione
Il PMN sviluppò una propria cultura politica, basata su:
- culto della figura del Re;
- difesa della tradizione nazionale;
- critica al “partitismo” repubblicano;
- valorizzazione del Risorgimento;
- attenzione ai ceti medi e ai piccoli proprietari.
La comunicazione del partito era affidata a giornali come Italia Monarchica, che svolgevano un ruolo identitario fondamentale.
13. Il PMN nella memoria storica
Oggi il PMN è ricordato come:
- il principale erede politico della monarchia sabauda;
- un partito che seppe trasformare una sconfitta storica in un progetto politico;
- un attore significativo della destra italiana del dopoguerra;
- un fenomeno sociale radicato nel Mezzogiorno;
- un esempio di come la nostalgia istituzionale possa tradursi in azione politica.
La sua storia è anche la storia di un’Italia divisa, attraversata da memorie contrastanti e da identità plurali.
14. Valutazione storica complessiva
Il PMN non riuscì mai a realizzare il suo obiettivo principale – il ritorno della monarchia – ma ebbe un impatto rilevante:
- rappresentò milioni di italiani che non si riconoscevano nella Repubblica;
- contribuì alla pluralità del sistema politico;
- diede voce a un conservatorismo nazionale che avrebbe trovato nuove forme negli anni successivi;
- mantenne viva la questione monarchica per almeno due decenni.
La sua parabola, dalla nascita nel 1946 alla fusione del 1959, riflette l’evoluzione dell’Italia repubblicana: dal trauma della guerra alla stabilizzazione democratica, dal bipolarismo ideologico alla complessità dei partiti minori.
Conclusione
Il Partito Monarchico Nazionale fu molto più di un semplice partito nostalgico: fu un fenomeno politico, sociale e culturale che seppe interpretare un sentimento diffuso e trasformarlo in rappresentanza parlamentare.
La sua storia illumina un aspetto spesso trascurato della Prima Repubblica: la persistenza di identità e memorie che non scomparvero con la fine della monarchia, ma continuarono a vivere nella vita politica del Paese.