IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Strada …

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di Paolo Protopapa

“Lecce nu’ bbèra nienti a ‘nànzi a Otràntu, asàta da li jundi de lu mare…”. Penso a questo celeberrimo incipit di Giuseppe De Dominicis, tratto da Li Martiri de Otràntu, mentre percorro una delle strade più dritte del Salento, diciotto chilometri da Martano alla città dei Martiri. Progettata dal Genio Stradale murattiano poco più di 180 anni fa, in affiancamento della Traiana Calabra, la Lecce-Martano-San Commà-Carpignano abbreviò e semplificò, modernizzandolo, uno degli assi strategici viari del Salento sud orientale, specialmente nel periodo dell’occupazione francese. Lecce e Otranto ne guadagnarono sia in funzionalità militare, sia nell’intensificazione dei traffici mercantili. Una strada – come usava dire – ‘de campanile a campanile’, che guardava, prima idealmente e in seguito materialmente, al triangolo tra Lecce, Otranto, Martano, Soleto, Galatina, Galatone, Gallipoli.

Per completezza aggiungiamo che Martano, anche per l’intervenuta opera di fortificazione delle Mura e delle sette Torri alfonsine del Castello De’ Monti da parte degli Aragonesi dopo la presa di Otranto di Akmet Pascià del 1480, assunse centralità di snodo viario, consolidando il collegamento che, tagliando la serra degli Apigliani-Foderà, già insisteva da secoli sul percorso da Roca Vecchia a Naùna, porto di Nardò, presso Santa Maria al Bagno sullo Jonio, dopo aver incrociato all’altezza della Sècla tù demonìu (Specchia del Diavolo) la nuova strada Lecce-Caprarica-Martano.

Si tratta, come si vede, di una vasta opera di ampliamento delle comunicazioni, prima senza locomozione meccanica e, a mano a mano, con una forte accelerazione avvenuta dopo l’Unificazione Nazionale del 1861, che interessò l’intero Salento e, per il tramite delle strade ferrate, configurò la trama sostanziale del Salento odierno. Il processo è naturalmente proseguito per oltre cento sessant’anni, durante i quali le strade statali e le arterie provinciali hanno arricchito e migliorato un assetto che, per la felice condizione della nostra morfologia pianeggiante (e solo inframmezzare dalle Serre), attende soprattutto di essere normalmente manutenuto e, in via eccezionale, ristrutturato o integrato.

Provincia, Comune, Regione costituiscono la rete delle Autonomie Locali che integrano la struttura amministrativa dello Stato. E, tra queste, correttamente e lucidamente, Cosimo De Giorgi, proprio esaltandolo ne ‘La Provincia Lecce’ con i suoi celebri Bozzetti del 1887, incise storicamente e culturalmente il concetto di Provincia, quale entità territoriale di centrale importanza amministrativa e giurisdizionale. Cinghia di intermediazione essenziale tra Comune e Regione e tra periferia e centro. In un Paese come l’Italia il cui problema principale era (e lo è a tutt’oggi!) l’avvicinamento tra Stato e cittadini, perciò l’universo centralistico del potere veniva mitigato tramite il decentramento gestionale delle risorse in senso pienamente democratico e partecipativo.

Che oggi le cose non stiano più nella cornice di quell’ottica collaborativa di ordine istituzionale e, in seguito, costituzionale; o che, addirittura, lo strapotere regionale (con il pedissequo declassamento comunale) abbia stravolto l’intuizione degiorgiana, non solo non inficia la lungimiranza, ma conferma la necessità di procedere ad una riforma di forte recupero di quell’idea ancora fondamentale e unitaria relativa alle competenze provinciali, come le strade, oggi considerate ‘res nullius’. Idea fondamentale, dicevamo, perché lo stato pietoso in molti casi e criticissimo in altri, indica sia la condizione deleteria in cui versano in generale quasi tutte le strade, sia la sperequazione di alcune rispetto ad altre.

Una di queste, per l’appunto – che assumiamo come paradigma di più largo impatto – è senz’altro la provinciale Martano-Otranto. Chiunque potrà verificarne il degrado e la pericolosità. Intanto per i dossi che vietano ogni sicurezza nella visibilità, poi per la ristrettezza del sedime stradale a causa delle banchine, inagibili per chiunque a causa delle sterpaglie e, ancora, per l’inesistente illuminazione nei punti cruciali e per le carenze segnaletiche a margine di una linea continua estesa per quasi tutti i 18 km. del percorso.

Perché di fronte a questo stato di cose, che interessa gran parte del Salento, restiamo sostanzialmente sfiduciati e passivi? Perché il rasoio di Renzi ha svuotato e annullato la Provincia, consegnandola come un guscio vuoto al gioco elitario dei sindaci, senza autentica legittimazione amministrativa e rappresentanza popolare primaria. Ormai, non esistono sistemi di riferimento efficaci e un potere acefalo e impersonale si è sostituito alla titolarità e rappresentatività istituzionale.
Una strada, piccola o grande, unisce. Per il loro tramite le comunità di conoscono, si frequentano, fanno alleanze progressive. Sulla Martano-Otranto insistono, tra le altre risorse, le eccellenze della Grecìa Salentina, un mercato settimanale tra i più antichi ed accorsati del Salento, la bellezza ecologica irripetibile di Torcito, gli Alimini e lo scrigno storico del tesoro religioso, artistico e naturale idruntino. Come abbandonarli alla lunga e triste agonia di una strada tanto precaria e negletta?


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